Pakistan, una cristiana sfida la legge e (incredibilmente) vince

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Una sentenza storica da parte della legge in Pakistan: l’Alta Corte di Lahore per la prima volta ha riconosciuto la conversione accettando di registrarla nei documenti.


 

Nel cuore del Pakistan, un Paese dove la maggioranza religiosa è unito in forma di Stato alla fede islamica, si è consumata in questi giorni una svolta di grande portata.

Il 1° luglio 2025 l’Alta Corte di Lahore ha emesso un pronunciamento che potrebbe diventare pietra miliare nella storia dei diritti religiosi nella nazione sud-asiatica.

Per la prima volta, un tribunale ha ordinato al NADRA, l’autorità nazionale per l’identità (cioè l’anagrafe), di registrare ufficialmente la fede cristiana di una convertita, Tabish Naz.

 

La battaglia per l’aggiornamento del documento d’identità

Tabish Naz, ex islamica, ha abbracciato il cristianesimo nel 2009 per sposare Khurram Shahzad, un cattolico, all’interno di una cerimonia religiosa.

Ma a più di 15 anni di distanza, ogni volta che ha provato a far aggiornare il suo documento d’identità, si è vista rispondere di no. Le autorità le hanno quasi imposto di pentirsi pubblicamente, rimproverandola di aver rinnegato l’Islam.

«Dovevo allontanarmi in silenzio per evitare guai», ha raccontato. Il rifiuto non era solo una questione burocratica ma una forma di pressione e potenziale minaccia.

 

I cristiani in Pakistan dopo Asia Bibi

In Pakistan la storia religiosa è stata riscritta nel 2018 quando la Corte Suprema decretò la cancellazione della condanna a morte ad Asia Bibi, accusata di blasfemia dal 2010 per essersi convertita.

Come osservavamo all’epoca, a risultare storica non fu solo la sentenza ma anche le parole usate dai supremi giudici islamici: «La blasfemia è un’offesa grave ma anche insultare la religione dell’imputata e mischiare la verità e la falsità come fatto dall’accusa nel nome del profeta Maometto non è meno blasfemo».

Oggi Asia Bibi vive sotto protezione in Canada assieme alla sua famiglia, mentre in Pakistan restano tanti cristiani che ancora subiscono discriminazioni per l’apostasia e l’ambito legale raramente si spinge a garantire una vera libertà di coscienza.

 

Una sentenza storica per i cristiani

Il recente pronunciamento dell’Alta Corte è perciò realmente significativo e storico, è il primo caso in un Paese islamico in cui il cambio di religione viene registrato nei registri governativi.

Come ha spiegato l’avvocato della donna, Lazar Allah Rakha, il pronunciamento riafferma la validità dell’Articolo 20 della Costituzione pakistana che garantisce a ogni individuo la libertà di professare e praticare il proprio culto. È una presa di posizione chiara sul fatto che, benché non codificata in Sharia, la conversione religiosa è tutelata dalla Costituzione.

Tabish è madre di cinque figli, per i quali la mancanza di registrazione religiosa sui suoi documenti ha determinato ostacoli nell’ottenere certificati di nascita e l’iscrizione a scuola. «Una benedizione di Dio dopo anni di sofferenza», dice, descrivendo la «lotta continua» che ha infranto muri sociali e istituzionali.

La sentenza potrebbe spianare la strada a centinaia, forse migliaia, di altri cittadini pakistani la cui ostinata fede cristiana all’interno di una società che vorrebbe trascinarli dalla parte opposta continua a sfidare la nostra ignavia e la nostra scontatezza spirituale.

Autore

La Redazione

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