L’informazione vince sul caso, la lezione di Giorgio Benedek
- Ultimissime
- 08 Lug 2025

Il fisico italiano Giorgio Benedek, emerito all’Università di Milano-Bicocca, ospite della diocesi di Grosseto sul tema scienza e fede. Il ruolo dell’informazione nelle origini: «Voluta da Chi ha creato questo mondo»
Un mese fa la Diocesi di Grosseto ha ospitato una conferenza dedicata al rapporto tra scienza e fede.
Uno degli ospiti è stato Giorgio Benedek, professore emerito di Fisica della Materia presso l’Università di Milano-Bicocca, direttore della Scuola Internazionale di Fisica dello Stato Solido presso il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana e vincitore nel 2022 del “Premio Fermi” da parte della Società Italiana di Fisica.
Siamo venuti a conoscenza del suo intervento dopo che lo stesso professore ci ha comunicato, da scienziato cattolico, una diversità di vedute rispetto al nostro dossier relativo all’origine della scienza nel Medioevo cristiano.
Con l’eminente fisico ne è nato un proficuo e serrato confronto, di cui ringraziamo.
La critica di Giorgio Benedek al nostro dossier
Al centro delle obiezioni del prof. Benedek c’è l’idea espressa nel dossier secondo cui il mondo ellenistico e islamico non abbiano fornito importanti contributi all’origine della scienza moderna.
Benedek ha replicato segnalandoci gli interessanti lavori di Lucio Russo e Pietro Greco, a nostra volta lo abbiamo portato a conoscere quelli di James Hannam e di altri importanti storici della scienza, espressamente citati nel nostro lungo approfondimento.
Mentre, ad esempio, Harold Dorn (Stevens Institute of Technology) riferisce che «il sapere greco esclusivamente ateorico fu una barriera per l’ascesa della vera scienza»1Dorn H., “The Geography of science”, Hopkins University Press 1998, Edward Grant (Indiana University) precisa che «nella società islamica la scienza non era istituzionalizzata e quella che oggi conosciamo si sviluppò soltanto nella civiltà occidentale»2E. Grant, “Le origini medievali della scienza moderna”, Einaudi 2001, p. 5-6, cioè medievale.
Naturalmente il dossier, come si legge al suo interno, non intende minimizzare il valore della cultura greca e il suo impatto sulla teologia cristiana e sulla vita intellettuale dell’Europa, ma contribuisce ad esporre alcune recenti riletture in ambito accademico sui reali contribuiti ellenistici e islamici all’origine della scienza moderna.
L’informazione, il caso e l’origine del mondo
L’intervento del prof. Benedek a Grosseto si è focalizzato inizialmente proprio sulla storia della scienza, esponendo la sua visione sui contributi pre-medievali. Pur non essendo del tutto d’accordo con lui è stato molto istruttivo ascoltare le sue parole.
Ancor più rilevante ci sono sembrati quei passaggi in cui il fisico italiano ha riflettuto sul rapporto tra informazione, caso e ordine nel mondo, offrendo una interessante chiave di lettura.
Dopo aver spiegato che il concetto di logos, tradizionalmente inteso come “parola” o “ragione”, può essere reinterpretato efficacemente come “informazione”, Benedek ha ripreso il pensiero del premio Nobel Ilya Prigogine sulla grande quantità di informazione che in un sistema produce l’auto-organizzazione.
«E’ così che nasce l’ordine dal caos, spontaneamente», ha spiegato il fisico italiano. Un pensiero ripreso anche più recentemente dal biologo Stuart Kauffman, come già sottolineato anche qui su UCCR.
«Da qui l’origine della vita, come un fatto spontaneo, obbligatorio», ha detto Benedek.
L’informazione, il caso e l’origine del mondo
Questo fatto supera la visione di Jacques Monod, il celebre biologo che aveva enfatizzato il ruolo del caso come elemento centrale nella genesi della vita e della realtà. Anche perché Monod trascurò la non linearità dei processi, «per cui ci sono delle biforcazioni e un processo può andare in una direzione oppure nell’altra in modo assolutamente imprevedibile».
Con la fisica moderna, ha proseguito Benedek, emerge quindi «un’intrinseca indecidibilità in natura, così intrinseca che possiamo immaginare che sia stata voluta da Chi ha creato questo mondo, salvando anche il libero arbitrio».
Pur riconoscendo la validità del ruolo del caso — come elemento che per l’appunto introduce biforcazioni e variabilità — il professore invita così a considerare che non è l’unico fattore: l’informazione è ciò che crea struttura, ordine e significato.
E’ per questo che «la scienza è sorella della teologia, almeno questo è il mio modo di vedere».
Un altro punto chiave dell’intervento del fisico è stato il richiamo al valore dello stupore e della meraviglia nel processo di conoscenza scientifica e umana.
Benedek ha infatti affermato che la meraviglia è «l’ingrediente fondamentale» per chi vuole capire il mondo e, di riflesso, anche per conoscere «Chi ci ha creato».
Il rapporto tra scienza, fede e conoscenza, dunque, lungi dall’essere in conflitto, si intreccia in un cammino di scoperta comune, animato proprio dalla meraviglia verso ciò che esiste.








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