Vietare i social non serve, bisogna accendere le anime

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Il presidente Emmanuel Macron vuole vietare i social media ai minori di 15 anni. La proposta ha generato un dibattito internazionale, tra tutti gli interventi apprezziamo quello di Davide Rondoni. Lo proponiamo qui.


 

di Davide Rondoni*
*poeta e scrittore

da “Avvenire”, 15/06/2025

 

Diteglielo a Macron: il problema è religioso. Dei ragazzini, e degli adulti.

E non è solo un suo problema, direi. Ma del mondo cosiddetto Occidentale.

Mi fanno ridere e piangere questi adulti “alla Macron”, che si muovono e agiscono come se il problema fosse l’uso del dispositivo e non un’anima malata di solitudine.

Come se non avessero mai sentito dire che venire al mondo senza sentirsi “benedetto” – così come i ragazzi e i loro genitori – spinge verso un’ansia che cerca sempre conferme di andare bene, di essere ok, di vincere. Che cerca negli specchi, nelle relazioni, nelle prestazioni la sensazione di “andare bene”. E nella violenza.

Come se il problema non fosse una generazione cresciuta senza fede e quindi abbindolata da tutti questi illusionisti che dicono continuamente “a me gli occhi” (social, società dello spettacolo, media) e rifilano banalità e stereotipi a go-go (aziende di adulti, non di ragazzini).

Prima avvelenano i pozzi, poi piangono sugli avvelenati.

Da più di vent’anni scrivo che l’emergenza educativa – dinanzi a cui gli adulti però non vogliono cambiare nulla, soprattutto nella impostazione della scuola – la pagheremo in violenza. Perché come un bimbo che non impara a parlare non tace ma diviene violento, anche un adolescente privato del linguaggio per stare al mondo non tace ma diviene violento o contro di sé o contro gli altri.

 

La colpa della Chiesa: non trasmettere la gioia della fede

Una responsabilità enorme l’hanno pure le istituzioni religiose che si sono preoccupate di cose secondarie invece di trasmettere la gioia della fede ai ragazzini. E che oggi si attaccano alle comode parole di moda, tipo “relazione” (ma con chi, per cosa e in vista di che?).

Trasformate in ONG o in moralizzatori hanno smesso di parlare di Dio in modo adeguato. E cioè in modo commovente.

A volte lo fanno in modo seduttivo tanto da risultar patetiche. Un adolescente che vada a Messa oggi va spesso verso una specie di martirio delle orecchie e della vista. Per fortuna Dio esiste, e non solo suscita santi come Carlo Acutis, e tanti ragazzi d’oro, argine alla deriva di rabbia e mancanza di benedizione alle spalle, cioè di ansia.

 

Genitori e figli presi dal banale nulla

Tale senso di abbandono nell’universo è causata anche da tanti genitori presi da se stessi in modo ridicolo. Ma Dio suscita anche educatori coraggiosi e liberi.

Che stanno facendo capire in vario modo come sono caduche e vacue le idee che sostengono le cosiddette istituzioni educative, e che un certo linguaggio violento o retorico e astratto non intercetta i cuori feriti e vivi dei ragazzi. Ma sembrano essere gli unici a disposizione.

Troppe volte ho assistito a conferenze in cui i ragazzi erano obbligati a sorbirsi banalità in pompa magna che beavano chi le faceva ma passavano a mille miglia dalla loro testa e dal loro cuore. Oppure ho assistito a show di star della musica e loro manager disposti a iniettare il niente in testa a ragazzini di 11/12 anni per far soldi.

 

Vietare i social non serve, proporre qualcosa di meglio

Ditelo a Macron, spegnere i social ai ragazzini non risolverà nulla. Bisogna accendere le anime.

Un grande francese, Charles Baudelaire, avvisava che le crisi di civiltà – che danno vita a scene come quelle dopo la finale di Champions a Parigi – vengono per avvilimento dei cuori.

Qualsiasi educatore sa che non è innanzitutto “vietando” che si educa una personalità ma offrendo qualcosa di meglio su cui concentrarsi.

E siamo sicuri che la maggior parte degli adulti, Macron e noi con lui, stiano offrendo ai ragazzini qualcosa di più interessante del buio svago sui social, del nihilismo gaio previsto da Del Noce?

Autore

Davide Rondoni

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