L’identità ostacola il dialogo? Il Papa corregge Vito Mancuso

Il teologo Vito Mancuso sostiene che qualificarsi come “cristiano” ostacoli la fratellanza e il dialogo, proponendo di dichiararsi semplicemente “uomini”. Un abbaglio relativistico corretto da Papa Francesco che, al contrario, ritiene l’identità cristiana la condizione indispensabile per incontrare il mondo.


 

Il tema dell’identità è all’ordine del giorno, la moda prevalente è la liquidità e Vito Mancuso, com’è noto da decenni, si accoda entusiasticamente al pensiero dominante di turno.

Mancuso è sempre al passo con i tempi e su La Stampa firma un editoriale invocando «una nuova identità di credente», cioè «planetario e postcristiano».

Riprendendo il pensiero del presbitero Ernesto Balducci, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, Mancuso inciampa nello storico abbaglio del pensare che l’identità e il dialogo siano ossimori in contrasto e che per favorire la fratellanza umana non si possa avere un’identità.

Non si limita solo a ricordare e valorizzare Balducci, l’intenzione politica di Vito Mancuso è come sempre politica, vuole colpire alcuni leader della odiata destra, come Trump, Bolsonaro, Orban, il polacco Morawiecki. Intende legarli a doppia mandata con Vladimir Putin (e, velatamente, nientemeno che con il nazismo).

E’ il noto modus operandi del progressismo mancusiano: sfruttare e strumentalizzare il pensiero religioso-teologico per denigrare gli avversari politici. E’ così che un teologo riesce a guadagnare gli editoriali dei quotidiani più laicisti d’Italia.

 

Mancuso: «L’identità cristiana impedisce dialogo»

Per Balducci, scrive Mancuso, «ogni qualifica identitaria portava alla divisione degli esseri umani». Per questo evitava la qualifica di cristiano, preferendo dire «non sono che un uomo: ecco un’espressione neotestamentaria in cui la mia fede meglio si esprime».

O, meglio, uomo planetario cioè «l’uomo postcristiano», volendo abbattere tutte le barriere che «impediscono all’uomo di essere fratello dell’uomo».

Confessiamo di non conoscere bene il pensiero di Ernesto Balducci e non sapremmo dire se Mancuso lo stia strumentalizzando, così come fece ad esempio con il suo padre spirituale, Carlo Maria Martini, quando scrisse che sarebbe morto chiedendo l’eutanasia. Una bugia utile però a puntellare una legge a proposito.

Conoscendo Vito Mancuso non ci stupirebbe se stesse volgarmente strumentalizzando anche il pensiero di Balducci.

 

Gesù e l’identità: “Io sono la via, la verità e la vita”.

Certamente risulta ben difficile reclutare in questa visione “liquida” Gesù e Papa Francesco, come Mancuso tenta di fare.

La famosa espressione «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,1-12) è una radicale manifestazione identitaria, impossibile da strumentalizzare.

Per non parlare dei versetti successivi: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto […]. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,1-8).

Quando Vito Mancuso sostiene che la visione postcristiana nemica dell’identità sarebbe «veramente fedele al messaggio» di Gesù, cosa intende esattamente? A quale Gesù si riferisce? Certamente non quello dei Vangeli, non a caso ha ammesso di riferirsi più a quelli apocrifi che ai sinottici (la cui lettura, dice, sarebbe «impedita» da parte del cattivissimo Vaticano!).

 

Dialogo e identità: il pensiero del teologo Candiard

Consigliamo a Mancuso di approfondire il pensiero di un (vero) teologo, Adrien Candiard, un autore apprezzato in Francia e i cui libri sono ormai costantemente in cima alle classifiche dei più venduti. La Libreria Editrice Vaticana ha appena tradotto il suo Tolleranza? Meglio il dialogo (LEV 2022).

Candiard sostiene infatti che sono proprio il sincretismo interreligioso, l’arrendevolezza identitaria e l’indebolimento della concezione religiosa della verità ad ostacolare la tolleranza ed il dialogo tra fedi diverse. Non il contrario.

 

Cancellare la propria identità cattolica definendosi soltanto “uomini” per trovare un denominatore comune e favorire così la fratellanza tra gli uomini è un errore relativistico drammatico.

Il dialogo vero inizia quando ognuno degli interlocutori parte dalla propria identità per meglio comprendere, rispettare e prendere sul serio quella altrui.

Annacquare l’identità significa semplicemente non saper dialogare con l’altro, prendendolo in giro.

Se Mancuso fosse coerente non dovrebbe nemmeno presentarsi come teologo, anche questa infatti risulta un’etichetta di identità (una superba superiorità intellettuale?) che, secondo il suo pensiero, creerebbe una barriera con chi teologo non è.

Inoltre, il pensiero femminista radicale potrebbe rimproverare a Mancuso anche di definirsi semplicemente “un uomo” (come consiglia Balducci), creerebbe infatti ostacoli nel dialogo con il mondo femminile. A ben vedere, una così chiara identità biologica potrebbe far arrabbiare anche i sostenitori dei gender studies.

Lasciamo a Mancuso trovare la soluzione più idonea e più politicamente corretta.

Ricordiamo solo che quando si gioca a “fare i progressisti” si rischia di trovare sempre qualcuno più progressista di te.

 

Identità cristiana, cosa dice Papa Francesco.

Altro che “uomo postcristiano”, Papa Francesco ha più volte chiesto la necessità di brandire la propria identità cristiana per incontrare realmente gli uomini del mondo.

Nella sua Evangelii Gaudium, ad esempio, Francesco smentisce clamorosamente il pensiero relativistico:

«Un sincretismo conciliante sarebbe in ultima analisi un totalitarismo di quanti pretendono di conciliare prescindendo da valori che li trascendono e di cui non sono padroni. La vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa, ma aperti a comprendere quelle dell’altro e sapendo che il dialogo può arricchire ognuno. Non ci serve un’apertura diplomatica, che dice sì a tutto per evitare i problemi, perché sarebbe un modo di ingannare l’altro e di negargli il bene che uno ha ricevuto come un dono da condividere generosamente. L’evangelizzazione e il dialogo interreligioso, lungi dall’opporsi tra loro, si sostengono e si alimentano reciprocamente»

 

Nel suo messaggio al Forum mondiale dell’ecumenismo 2018, il Papa ribadiva ancora che «un dialogo non significa rinunciare alla propria identità, bensì essere disposti ad andare incontro all’altro, a capire le sue ragioni, a saper intessere rapporti umani rispettosi, con la convinzione chiara e ferma che ascoltare chi la pensa in modo diverso è prima di tutto un’occasione di arricchimento reciproco e di crescita nella fraternità».

Nel 2014, il Santo Padre valorizzava l’identità come condizione per un fruttuoso dialogo con gli altri: «Proprio il dialogo è possibile solo a partire dalla propria identità», disse.

Nel 2013, infine, Francesco ricordava che «il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità, non nell’omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale».

La redazione

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