Papa Francesco, Richard Dawkins e il rispetto della vita

Papa francesco crociNell’agosto scorso due notizie hanno avuto molta diffusione sul web. Interessanti poiché, per chi ha occhi per vedere, mettono a confronto due visioni opposte della vita di due “rappresentanti” di un approccio alla realtà.

Il primo è Richard Dawkins, una nostra vecchia conoscenza: il cosiddetto “principe dell’ateismo”, un anziano signore con il pallino della scienza che crede che la religione sia un virus mentale e ha passato gli ultimi trent’anni a cercarne un antidoto. Oggi è un personaggio imbarazzante per gli attivisti laicisti a causa della sua volgarità e del sessismo che frequentemente crea infinite divisioni tra i suoi fans. «E’ segno di civilizzazione abortire i feti con Sindrome di Down», ha scritto su Twitter. Rispondendo ad una donna che parlava di “dilemma” il fatto di portare in grembo un bambino affetto dalla sindrome, Dawkins ha risposto: «Abortisci e ritenta. Sarebbe immorale metterlo al mondo, visto che hai la possibilità di evitarlo». Perfino il quotidiano “Repubblica” ha commentato parlando di “eugenetica”.

Dall’altra parte Papa Francesco, un altro “rappresentante” di un’altra modalità di concepire la nostra esistenza. Nel suo bellissimo viaggio apostolico in Corea del Sud ha voluto fermarsi in preghiera presso un cimitero di feti abortiti. Dopo essersi congedato dai disabili e dai loro assistenti incontrati nella vicina “House oh Hope” a Kkottongnae, ha visitato questo campo di croci bianche, salutando una rappresentanza degli attivisti “Pro-life” coreani. Nella sua Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, il Pontefice aveva ricordato che tra i «deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo».

Da una parte chi vuole togliere e negare la dignità umana, dall’altra invece chi vuole difenderla e valorizzarla. Da una parte il cosiddetto “principe dei senza Dio” e dall’altra il “principe dei grati a Dio”. Due esistenze differenti, due concezioni della vita diverse. Un cuore marcio e un cuore grato.

La redazione

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9 commenti a Papa Francesco, Richard Dawkins e il rispetto della vita

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  1. Francesco B. ha detto

    Spero sempre che un giorno Dawkins si redima e torni sulla retta via.

  2. Nippur ha detto

    Papa Francesco rappresenta i cristiani, Dawkins non rappresenta nessuno.
    E’ solo un ateo che espone le sue idee.
    Paragone fallace …
    Per essere chiari, Dawkins in questo caso ha detto una cretinata-

  3. Agostino M. ha detto

    Dawkins dice ciò che secondo lui sarebbe una scelta logica e compassionevole (soprattutto con la visione atea del cosmo):
    Siamo solo frutto della casualità, il nostro mondo non è “il migliore dei mondi possibili”, e la nostra esistenza è anch’essa ricolma di sofferenze. Dunque a che pro mettere al mondo un essere che soffrirà -più degli altri- per tutta la sua vita?
    Non sarebbe in tal caso migliore dargli la morte (l’annichilimento), annullando così ogni sofferenza?

    Non biasimatelo, in fondo anche Giobbe, “Il Giusto”, in preda alla disperazione,
    disse:”Perché non sono morto fin dal seno di mia madre
    e non spirai appena uscito dal grembo? Perché due ginocchia mi hanno accolto,
    e perché due mammelle per allattarmi?Sì, ora giacerei tranquillo,
    dormirei e avrei pace
    […] come aborto nascosto, più non sarei,
    o come i bimbi che non hanno visto la luce.
    Laggiù (nello Shèol, che corrispondeva nulla di più che alla tomba sottoterra)
    i malvagi cessano d’agitarsi,
    laggiù riposano gli sfiniti di forze.
    I prigionieri hanno pace insieme,
    non sentono più la voce dell’aguzzino.
    Laggiù è il piccolo e il grande,
    e lo schiavo è libero dal suo padrone.
    Perché dare la luce a un infelice
    e la vita a chi ha l’amarezza nel cuore? […]”

    • Eli Vance ha detto in risposta a Agostino M.

      Anche supponendo i dogmi atei, l’osservazione dirà che questo terreno non è il “migliore dei mondi possibili” ma riconosce che è l’unico. Dirà anche che non è vero che l’esistenza è ricolma solo di sofferenze. E dirà anche che non è possibile prevedere il livello delle sofferenze future di un individuo, che in molti casi hanno dimostrato di convivere con i proprio problemi e di risultare certamente molto piu felici di molti biologicamente sani. Qui è in questione il perchè di tanto odio per la vita da parte di questo signore e non tanto le sue visioni ideologiche, che avranno contribuito ma non causato una cosi infelice uscita.
      Nel racconto sapienzale vi è un campionario di tesi teologicamente ostili all’autentica fede ebraica e altre corrette che il testo mette in evidenza, fra le prime proprio le tesi dei tre amici di Giobbe e appunto quanto detto da Giobbe nei suoi momenti di disperazione , fra le ultime le tesi del giovane e la risposta finale di Giobbe, maturata anche grazie al periodo di sofferenza passato.

      • Agostino M. ha detto in risposta a Eli Vance

        Naturalmente io non sono d’accordo con Dawkins.
        Però, se ci si mette nei suoi panni, l’affermazione da lui detta ha un senso logico.
        Dal suo punto di vista (ateo e materialista) un soggetto affetto dalla Trisomia 21, non potrà mai, per es., sposarsi, non potrà avere figli, non potrà difendersi in caso di pericolo, etc. etc.
        Non potrà fare tutte le cose che può fare un soggetto sano.
        Insomma sarebbe una “vita-che-non-è-vita”.
        Perciò, ad una “vita” simile, non sarebbe preferibile (e più compassionevole consigliare) la morte?
        Il suo punto di vista rispecchia appieno quanto detto dal poeta:
        “Risplenderà la Morte come madre pietosa, nella di lor sciagura splenderà luminosa”

  4. Danilo ha detto

    Dawkins….infondo e’ consequenzialmente coerente con il darwinismo sociale tanto quanto assolutamente incoerente con il metodo scientifico.

  5. gandalf il grigio ha detto

    Caro Prof. Dawkins, non sarebbe più “immorale” dare alla luce una creatura affetta dalla sindrome di Down se ognuno di noi si impegnasse al massimo, mettendo in pratica la carità insegnataci dal Signore e operata da Lui su tutti noi, a rendere meravigliosa la vita di ciascun’ altro nostro fratello. Certamente è molto difficile, ma se riuscissimo (io in primis) solamente a “metterci” un pò di volontà, saremmo soccorsi ed aiutati immensamente da Dio.

  6. beppino ha detto

    Non vedo come non ci si possa stupire delle “uscite” di Dawkins. Il signor Dawkins impersonifica di fatto la tipica persona che nasce per vivere ma poi vive senza prospettiva; nel momento in cui una persona non cerca entro se stesso il significato del suo essere o nel momento stesso in cui inconsciamente giustifica la mancata ricerca solo perché la sua vita é giustificata dall’esistenza di altre persone contrarie alla sua visione, chiaramente si fa condizionare dall’egoismo che accomuna umani e animali. E’ l’istinto di sopravvivenza che porta a giustificare scelte tipiche dell’evoluzione animale, che porta alla prevaricazione dell’uno rispetto altro (condita magari da approfondimenti di natura giuridica ed economica, ma sempre di prevaricazione di tratta). In buona sostanza Dawkins é portatore soprattutto di istinti, magari ragionati e strutturati, ma sempre istinti, spesse volte istinti banalmente primordiali. Con poco rispetto della (vera) scienza a mio parere, ma questo é un altro discorso.

  7. Danilo ha detto

    Dawkins dice di fondo:un ammalato con la sindrome di Down non riesce a competere nella lotta per la vita,dunque e’ morale e giusto non farlo nascere.Dawkins non ha proprio capito niente della specie umana essa non si accontenta del mero ietinto di sopravvivenza,o avrebbe la stessa intelligenza di un cane rabbioso.

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