Cara Annalisa, da suora mi chiedo: perché alimentare stereotipi?

annalisa suora

Suor Chiara commenta per UCCR il nuovo singolo di Annalisa, un brano che banalizza la fede e alimenta gli stereotipi sulle suore.


suor chiara dal ri

 

di
Suor Chiara Dal Ri*
 
 
*della comunità delle Suore di Maria Bambina

 
 

Appena ho sentito la canzone di Annalisa la prima reazione è stata quella di sorridere, come fosse quasi una barzelletta.

Non ho percepito una volontà di dissacrazione, ma dispiacere, perché quando hai davanti un talento come il suo, vederlo sminuito in dinamiche che sembrano più di marketing che di espressione artistica lascia amarezza.

 

La banalità del testo

Anche la povertà del testo dà una sensazione di vuoto o di una grande confusione, la cui colpa ricade su un altro, non riconoscendo le proprie responsabilità.

Il commento alla canzone che Annalisa stessa offre sul suo profilo Instagram non aiuta a chiarire; rimane la conferma della sua confusione, direi “caos” e sembra più costruito che autentico. Il tono, a tratti rivendicativo, peggiora la cosa.

La superficialità emerge anche parlando d’amore:
“E per questo finisce un amore
Che non c’era, forse c’era
E per questo finisce”


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Annalisa e gli stereotipi sulle suore

In questo contesto ci stava ‘bene’ la banalizzazione della fede e della vita consacrata.

Mi sono chiesta comunque come mai scegliere di attirare l’attenzione proprio con l’immagine di una suora e perdipiù contrapposta alla pornodiva. Perché proprio in questo tempo che le vocazioni sono in calo e molti giovani non hanno mai incontrato una suora?

Non si accentuano così gli stereotipi?

Non vedo neppure una provocazione di valore, che nell’arte avrebbe il suo spazio. Vedo invece uno stile culturale centrato sulle polarizzazioni e non sulla bellezza e complessità della realtà nelle sue sfumature.

Ma essere suora è un estremismo o una sfumatura tra i colori delle varie vocazioni?

Nel contesto della canzone, poi, ciò che può emergere è lo stereotipo di una vita religiosa ridotta solo alla mancanza dell’atto sessuale, non riconoscendo e valorizzando la pienezza e bellezza di una vita donata a Dio e ai fratelli, vissuta in piena libertà.

Non è la prima canzone in cui Annalisa fa riferimento alla religione cattolica, quindi sa di toccare delle corde sensibili di qualcuno, facendo pure contento chi vuole sminuire la dimensione della spiritualità che caratterizza ogni essere umano. Allo stesso tempo dà addito a una polemica che, si sa, diventa pubblicità gratuita.

 

Libertà di ferire

Quello che vorrei sottolineare è che per una presunta libertà di espressione si possano ferire molte persone, non solo le donne consacrate, anche le persone che si riconoscono nella vita cristiana e si sentono offese dalla canzone e da un video di quel tipo.

Preoccupa questa mancanza di empatia: ogni forma di espressione — musicale, visiva, verbale — ha delle conseguenze sugli altri, e può far davvero male, soprattutto se ridicolizzano ciò che si ha più caro nel cuore.

Mi pare che molti di quelli che apprezzano Annalisa siano rimasti delusi da questa caduta di stile che non giova a nessuno. Forse ci ripenserà e metterà il suo grande talento a servizio di cose belle, che facciano bene a tutti.

Diventa occasione per farne preghiera per lei.

Grazie a chi mi ha chiesto questo contributo che mi ha aiutato a riflettere di più.

Autore

Suor Chiara Dal Ri

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8 commenti a Cara Annalisa, da suora mi chiedo: perché alimentare stereotipi?

  • Beppina ha detto:

    Di “Annalise” non sarà l’ultima ne e’ la prima. E continuerà così anche se la “rappresentazione artistica” di questo “livello” oramai non diverte e ottiene solo disagio, umilia e ripropone visioni stagionate e ripetitive. In un certo senso riporta il pensiero al famoso “meno suore” di Cotugno che al fine riconduceva la vita consacrata a perdita o ostacolo nei confronti di una finta modernità (oltre che sminuire la dignità di chi compie quella scelta di vita). Alla fine della fiera Annalisa ripropone una visione dove il progresso coincide ideologicamente con la secolarizzazione e una certa libertà estetica/sessuale, ignorando o umiliando chi trova senso nella fede. Per il resto Suor Chiara è troppo rispettosa e corretta nel prendere posizione (e metterti del suo tempo) sulle fesserie di questa musicante.

  • Giacomo Camilli ha detto:

    Ma cosa puoi aspettarti da chi deve vendere musica commerciale ossia destinata ad una massa di consumatori? Peraltro è una chiara scopiazzatura di Rosalia quella copertina. Nella provocazione non è nemmeno originale

  • Sebastiano ha detto:

    Ma di che vi meravigliate (Suor Chiara e tutti gli altri)?
    E’ da tempo ormai immemorabile che il giochino di sparare a zero sulla Chiesa Cattolica è di moda.
    Il giochino è semplice: puoi raccontare qualsiasi balla o buttar lì qualsiasi insulto che (sempre che non sia pure apprezzato da qualche prelato “accoglione dei fragili”) ci farai un figurone (e anche un botto di soldini, il che non guasta) su carta patinata, quale “coraggioso/a anticonformista”.
    Fra le regole del giochino: assolutamente vietato parlar male del modo in cui vengono trattate le donne di certe aree mediorientali. Anche perché, coraggio o non coraggio, quegli altri sparano. Nel senso materiale del termine.

  • Frederick ha detto:

    Ricordte la bestemmia non è un’offesa perchè non colpisce persone reali ma solo le idee

    • Sebastiano ha risposto a Frederick:

      Mah, vai a dirla in una moschea durante la preghiera del venerdì.
      Non a Teheran o a Riad. Va bene anche una moschea di Roma o Milano. E, pure senza moschea, anche a una riunione di quei simpaticoni.

      • Frederick ha risposto a Sebastiano:

        Per me possono pure venirmi ad ammazzare

        • Sebastiano ha risposto a Frederick:

          Spero vivamente di no, ma la mia era una risposta alla tua affermazione che la bestemmia non sia da considerare offesa perché non offenderebbe le persone reali ma solo le idee. Il che è ovviamente falso. Se affermo che credere in Gesù Cristo è da idioti, è evidente che classifico come idiota qualunque persona reale che invece ci crede (vedi l’analogia “cristiani=cretini”, di volterriana e odifreddiana memoria). E questo vale per qualunque fede o credo di qualsiasi natura. Poi c’è chi ritiene sacrosanto lavare quest’offesa con il sangue, chi fa spallucce e pensa ad altro, chi ribatte con offesa ad offesa, chi minimizza e cerca di arrampicarsi sugli specchi per mostrare che in fondo non voleva offendere, chi cerca a tutti i costi di trovare del buono anche in quella offesa e, infine, chi invece, oltre a mostrare l’irragionevolezza dell’offesa, prega perché chi offende si converta (quest’ultima opzione è sempre meno praticata, perché viene ritenuta “divisiva” e, talora, essa stessa “offensiva”, persino dagli stessi offesi).

          • Frederick ha risposto a Sebastiano:

            Complimenti per la tua risposta sei partito da cose che io non ho mai detto: per bestemmia io intendo accostare il nome di una divintà di qualunque religione essa sià con nomiglioli degradanti e difatto non sono offese perchè colpiscono un pensiero e come tale esso non posso godere di tutele.

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