Atheist Day: ecco com’è gloriosamente fallito il ‘nuovo ateismo’
- Ultimissime
- 23 Mar 2026

Nel giorno dell'”Atheist Day” i cinque motivi per cui il movimento del “nuovo ateismo” è morto fragorosamente di morte naturale.
Oggi, 23 marzo, si celebra l’“Atheist Day”, per rivendicare la libertà di non credere.
Per l’occasione ci poniamo una domanda: cos’è andato storto ai cavalieri del “nuovo ateismo”?
Ci riferiamo ai titanici intellettuali che per un decennio perseguirono il più grande obbiettivo, dopo quello sovietico, di instaurare una cultura sociale radicalmente priva di Dio, trasformando l’irreligiosità in un fondamentalismo aggressivo e dogmatico.
I principali protagonisti furono Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett, Christopher Hitchens, Jerry Coyne, Michael Onfray, Michael Shermer e PZ Myerz.
E contemporaneamente, in Italia: Odifreddi, Corbellini, Hack, Flores D’Arcais, Veronesi e Boncinelli.
Perché è fallito il nuovo ateismo?
Numerosi osservatori hanno provato a spiegare l’incredibile fallimento del new-atheism nonostante una società intellettualmente pigra, opulenta e consumista che era d’accordo con loro su tutto: sull’anacronismo del pensiero religioso, sul bigottismo dei giudizi etico-morali, sulla violenza generata dalle religioni e sull’insana commistione tra politica e religione.
Eppure, ha constatato il razionalista Scott Alexander, «nella bolla in cui nessuno crede più a Dio e tutti si preoccupano a tempo pieno delle minoranze sessuali e di Trump, è meno doloroso essere un cattolico che un fan di Dawkins».
Infatti, prosegue Alexander, solo nel caso del “Nuovo Ateismo”, «la cultura moderna progressista si è voltata verso i “nuovi atei” e, vedendo se stessa, ha detto: “Questo è veramente stupido e fastidioso“».
UCCR nacque proprio negli anni di celebrità dei “nuovi atei” come esigenza di offrire uno strumento ai credenti “accerchiati” da opinion-maker, intellettuali e giornalisti. Abbiamo seguito l’evolversi del fenomeno e il suo sgonfiamento, nonostante fosse destinato a conquistare la scena.
Avendo dimestichezza con il tema suggeriamo cinque fattori decisivi per spiegare la disastrosa fine del “nuovo ateismo”.
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1) L’elezione di Obama
Sembra incredibile ma l’ex presidente americano Barack Obama diede una prima grande spallata ai “nuovi atei”.
Innanzitutto perché con la sua elezione fece mancare il “nemico comune” che garantiva l’unità nella comunità.
Prima del 2008, infatti, il collante degli attivisti era l’odiato conservatore George W. Bush. Il biologo PZ Myers e Richard Dawkins (oggi acerrimi nemici) si incontravano pubblicamente per contrastare Bush e divennero idoli celebrati dall’establishment progressista.
In secondo luogo, l’amministrazione Obama -sostenuta dai grandi media e dai circoli culturali-, tolse loro direttamente la terra dai piedi: rimodellò infatti la cultura americana (e quindi quella occidentale) facendo sì che la critica all’Islam divenisse politicamente scorretta.
Il “nuovo ateismo”, infatti, nacque proprio a seguito dell’11 settembre e l’Islam per anni fu lo strumento preferito per generalizzare sulla violenza delle religioni.
Con Obama però divenne un terreno minato e i primi a saltare furono due esponenti di spicco del movimento, Sam Harris e Michael Onfray, i quali iniziarono a essere malvisti e ritratti come razzisti anche dai media progressisti.
2) Rifiuto del mondo accademico
Dopo la pubblicazione del suo best-seller, “The God Delusion” (2006), Dawkins, assieme agli altri “cavalieri”, iniziò a denigrare anche gli agnostici e gli “atei moderati”, accusandoli di tollerare le opinioni religiose e di non schierarsi dalla loro parte.
Con il passare degli anni, tutto il mondo accademico fu accusato di vigliaccheria per non volersi unire nell’attacco alla religione. Un esempio fu la persecuzione mediatica di Coyne nei confronti dello storico agnostico Bart D. Ehrman, autore di testi in cui difese la storicità di Cristo.
Un altro caso emblematico fu il pressing mediatico di Sam Harris sul New York Times e nei confronti della comunità scientifica per impedire che il genetista cristiano Francis Collins rimanesse alla guida del National Institutes of Health (NIH).
Il tentativo del “new atheism” di agganciare ed entrare nel raggio d’azione del mondo accademico fu un obiettivo dichiarato nella conferenza Beyond Belief del 2006.
Ma il glorioso fallimento fu sancito dal profondo imbarazzo manifestato proprio dagli accademici non credenti, ricordiamo per esempio le parole del Nobel Peter Higgs: «Il problema di Dawkins è che concentra i suoi attacchi contro i fondamentalisti, ma chiaramente non tutti i credenti sono tali. In questo senso, credo che l’atteggiamento di Dawkins sia fondamentalista, dalla parte opposta».
Perso il mondo accademico, tutta la loro visibilità dipese integralmente dal supporto mediatico. Che iniziò gradualmente a sgretolarsi, come visto nel punto precedente.
3) La risposta degli intellettuali credenti
Un altro motivo del declino del “nuovo ateismo” è da ricercarsi nella discesa in campo di diversi scienziati, filosofi e pensatori cristiani.
Una nuova generazione di intellettuali credenti ha avuto il merito di replicare e mostrare l’esistenza di argomenti ragionevoli a sostegno della fede, rivelando che i “New Atheists” passavano gran parte del tempo a creare argomenti fantocci sulla religione, per poi divertirsi a combatterli.
Nei suoi libri, ad esempio, Richard Dawkins si è strenuamente opposto ad un dio a cui nessuno ha mai creduto, quel famoso “dio-tappabuchi” (o “delle lacune”) che verrebbe invocato per spiegare ciò che la scienza non ha ancora spiegato.
Alcuni di questi intellettuali cristiani sono scesi sul terreno del “nuovo ateismo” producendo libri direttamente contrari e spiazzando gli attivisti irreligiosi. Eccone alcuni:
- John Lennox, docente emerito di Matematica all’Università di Oxford e autore di “Fede e scienza” (Armenia 2009);
- Amir D. Aczel, docente di Matematica all’Università del Massachusetts e autore di “Perché la scienza non nega Dio” (Raffaello Cortina Editore 2015);
- Francis Collins, genetista di fama internazionale e autore de “Il linguaggio di Dio” (Sperling & Kupfer 2007);
- Kenneth R. Miller, professore emerito di biologia alla Brown University e autore di “Finding Darwin’s God” (Cliff Street Books 2000);
- Owen Gingerich, professore emerito di Astronomia e Storia della scienza all’Università di Harvard e autore di “Cercando Dio nell’universo” (Lindau 2007);
- Arthur Peacocke, teologo e professore di Biochimica all’Università di Oxford e autore di “Paths From Science Towards God” (Oneworld Publications 2001);
Più sinteticamente citiamo anche i contributi dei filosofi Alvin Plantinga, William Lane Craig, Robert Spaemann, Roger Trigg, Richard Swinburne e Richard Schroder, dei fisici Gerald Schroeder, John Polkinghorne e Russel Stannard, e del sociologo Rodney Stark.
Nel panorama italiano ricordiamo invece i preziosi interventi di Fiorenzo Facchini, Ludovico Galleni, Giorgio Israel, Antonio Ambrosetti, Elio Sindoni, Antonino Zichichi, Marco Bersanelli ed Angelo Tartaglia.
Un certo peso lo ha avuto, infine, la sconcertante conversione al deismo nel 2005 dell'”ateo più famoso al mondo”, il filosofo della scienza e maestro di Dawkins, Antony Flew.
4) Lo scandalo dell'”elevatorgate”
Nel 2011 una piccola disputa sul comportamento di alcuni partecipanti ad una convention ateista prese il nome di “elevatorgate” ed accese la prima ed enorme faida tra gli attivisti irreligiosi del web.
La femminista Emma Watson fu molestata sessualmente in un ascensore e denunciò pubblicamente l’accaduto, ma venne redarguita dai leader del “new atheism” poiché rischiava di attirare pubblicità negativa verso la loro attività.
Ne parlammo anche noi, sottolineando che l’episodio segnò l’inizio della rottura della comunità americana con il femminismo.
A peggiorare la situazione fu l’intervento sessista di Richard Dawkins contro la donna molestata, ospitato sul blog del biologo PZ Myers (all’epoca il ritrovo web dei militanti più accaniti). La comunità si schierò a metà con le femministe e l’altra con Dawkins.
Fu allora che PZ Myers iniziò a tradire Dawkins, etichettandolo come razzista ed islamofobico alla stregua di Sam Harris, un peccato mortale durante gli anni obamiani.
I media pubblicarono tutto ed elessero Dawkins tra i peggiori misogeni dell’anno, un contraccolpo fatale per il movimento che fino ad allora poteva ancora contare sui riflettori dei quotidiani liberal.
Poco alla volta, sempre più editorialisti iniziarono a divorare i sacerdoti dell’ateismo: il biologo Jerry Coyne per un periodo cercò di abbattere ogni articolo anti-Dawkins e anti-Harris, fino a logorarsi e gettare la spugna. Oggi gran parte dei suoi post sul suo storico blog sono dedicati all’amore per i gatti.
Infine, la morte prematura di Christopher Hitchens nel 2011 rese ancora più deboli i “cavalieri dell’ateismo”.
Lo scandalo dell’elevatorgate fu una crepa fatale che portò all’implosione del movimento, scisma che è stato amplificato con la recente scoperta che i leader del “nuovo ateismo” rimasero legati al finanziare pedofilo Jeffrey Epstein anche dopo la sua condanna.
Oggi la comunità è ridotta ad un tutti contro tutti anche a causa del tema gender, divisi tra sostenitori del binarismo sessuale in nome della scienza (Richard Dawkins, Jerry Coyne e Michael Shermer) e adulatori del mondo LGBTQ+ (Sam Harris, l’American Atheists e la Secular Student Alliance).
5) Richard Dawkins
Il creatore di tutto si è rivelato la peggiore causa della morte della sua creatura.
Richard Dawkins era l’autore più noto, la celebrità di YouTube e l’instancabile predicatore. Dopo “l’elevator-gate”, però, catalizzò lo scisma e divenne -per la prima volta- un bersaglio del fuoco amico.
La sua rovina, tuttavia, è stato imparare ad utilizzare i social network, Twitter in particolare: senza un editore a ripulire e filtrare i suoi pensieri, il noto zoologo ha lasciato trasparire qualcosa di sé che non si era visto.
Con quasi un milione di follower non potevano passare inosservate le sue scivolate sessiste e razziste, la sua difesa della “pedofilia lieve”, gli inviti all’infedeltà coniugale e l’accusa di immoralità alle madri che partoriscono un bambino Down.
Da anni è diventato per molti ex militanti lo zimbello del web e l’odio nei suoi confronti, come già detto, si è amplificato da quando si oppone fermamente alla causa transgender.
Su “Vice” si legge che «ha disonorato l’ateismo», i suoi libri sono un flop e anche la sua tesi scientifica più importante, il gene egoista, è stata confutata dal suo acerrimo nemico, il fisiologo di Oxford Denis Noble.
Negli ultimi tempi, Dawkins ha cercato di riconquistare terreno definendosi prima semplicemente “agnostico”, poi addirittura “cristiano culturale”. Nel 2015 ha perfino difeso la presenza del “Padre Nostro” nei cinema inglesi.
La morte naturale del nuovo ateismo
Il primatologo Frans De Waal, scomparso due anni fa, accusò i “new atheists” di essere «ossessionati dalla non esistenza di Dio, tanto da andare furiosamente sui media, indossare le loro T-shirt proclamando la loro mancanza di fede e invocando l’ateismo militante».
Ma, si chiese anche, «che cosa ha l’ateismo da offrire perché valga la pena lottare in questo modo?».
E’ questa la domanda che rimane dopo tutto lo sforzo degli ultimi decenni. Concepirsi come “anti-” permette una limitata sopravvivenza, ma se non si offrono valide risposte al significato della vita, il fallimento è certo.
Il filosofo Philippe Nemo ha scritto un epitaffio eccezionale al “nuovo ateismo”, lo riportiamo integralmente:
«Nonostante il tentativo di estirpare il cristianesimo, l’ateismo è morto di morte naturale, non è stato ucciso, dato che il mondo attuale gli ha dato, e continua a dargli, tutte le opportunità di difendere la sua causa e di offrire all’umanità nuove ragioni di vita. Opportunità vane, perché non ha saputo mantenere le sue promesse, ha mancato di realizzare quei programmi intellettuali che costituivano la loro unica attrattiva e non è riuscito a dimostrare che l’uomo è meno miserabile senza Dio che con Dio»1P. Nemo, La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettino 2016, pp. 5,6.


















5 commenti a Atheist Day: ecco com’è gloriosamente fallito il ‘nuovo ateismo’
l fallimento del Nuovo Ateismo conferma una legge fisiologica conosciuta da chiunque abbia un minimo di infarinatura scientifica: il male è un parassita o un cancro dalle cellule molto più “vivaci” di quelle normali, ma che non può sussistere senza un organismo da sfruttare. Una volta venuti meno i bersagli politici (Obama), rigettato dagli anticorpi della ragione (Accademia) e imploso per mancanza di una propria linfa morale (Elevatorgate), il movimento si è spento. Il bene supera il male proprio perché possiede quella vita autonoma che all’ateismo aggressivo è sempre mancata.
Vi ricordo che è morto solo il “New Atheism” non l’ateismo quello rimane vivo e vegeto e continua ad avanzare nel mondo occidentale!
La vivi come una gara, quindi? Lo capisci che parli come i fondamentalisti religiosi?
Ma guarda siete proprio voi che fate la gara a chi si converte al Cristianesimo
Confondi l’essere contenti perché tante persone decidono di scegliere la luce rispetto che il nulla. Questo non è fare una gara di numeri, quella la fanno i fondamentalisti religiosi e irreligiosi.