Perché San Charbel è raffigurato con gli occhi chiusi?

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La storia di San Charbel, il monaco maronita visitato oggi da Leone XIV. Definito il “Padre Pio” del Libano, è simbolo di autenticità e lontananza dal rumore del mondo.


 

Perché San Charbel Makhlouf è raffigurato con gli occhi chiusi?

La sua immagine sta facendo letteralmente il giro del mondo in queste ore in cui Papa Leone XIV sta visitando il monastero di Annaya in Libano, durante il suo primo viaggio apostolico fuori dall’Italia.

Il Papa si è recato in preghiera proprio sulla tomba di San Charbel, depositando una lampada votiva, definendo quel luogo “fiume di misericordia” e affidando al santo le speranze del Libano, del Medio Oriente e del mondo.

 

San Charbel, il “Padre Pio” del Libano

San Charbel viene definito il “Padre Pio” libanese, venerato dalla Chiesa maronita, l’unica Chiesa d’Oriente rimasta sempre in comunione con la Santa Sede.

Nato il 8 maggio 1828 in Libano da una famiglia contadina, a 23 anni entrò nell’Ordine dei Maroniti, diventando monaco nel monastero di Annaya, dove prese il nome di Charbel in onore di un antico martire cristiano.

Dopo alcuni anni di vita comunitaria, decise di ritirarsi in una vita eremitica, vivendo in completa solitudine in una piccola cella vicino al monastero. Qui condusse un’esistenza in completa austerità, preghiera, digiuno e meditazione, cercando un rapporto intimo e profondo con Dio.

San Charbel morì il 24 dicembre 1898, alla vigilia di Natale, lasciando una fama di santità e di dedizione totale alla vita spirituale.

Dopo la sua morte, iniziarono a verificarsi numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione: guarigioni e testimonianze di consolazione spirituale. Questi fenomeni contribuirono alla sua fama di taumaturgo, e nel 1977 Papa Paolo VI lo canonizzò, riconoscendolo come santo della Chiesa cattolica.

 

Il Papa: perché San Charbel è un simbolo

Da allora è simbolo della contemplazione silenziosa, venerato anche al di fuori del Libano tanto che la sua tomba è meta di pellegrinaggi e la sua figura è fonte di ispirazione per chi cerca una spiritualità intensa, lontana dal frastuono del mondo.

Leone XIV ha sottolineato il paradosso di «un uomo che non scrisse nulla, che visse nascosto e taciturno, ma la cui fama si è diffusa nel mondo intero».

E qual è la sua eredità? «Lo Spirito Santo lo ha plasmato», ha spiegato il Papa, «perché a chi vive senza Dio insegnasse la preghiera, a chi vive nel rumore insegnasse il silenzio, a chi vive per apparire insegnasse la modestia, a chi cerca le ricchezze insegnasse la povertà. Sono tutti comportamenti contro-corrente, ma proprio per questo ne siamo attratti, come l’acqua fresca e pura per chi cammina in un deserto».

 

Perché gli occhi chiusi

San Charbel, dicevamo, è spesso rappresentato con gli occhi chiusi. Un dettaglio che ci ha colpito e abbiamo perciò voluto approfondire.

Ne ha parlato Samer Nassif, vescovo maronita della diocesi di Sidone, in Libano, spiegando che «San Charbel è nel mondo, nella misura in cui soffre con il suo popolo e prega per esso, ma non gli appartiene. I suoi occhi sono chiusi perché è rivolto a Dio, non al mondo.

Un’immagine suggestiva e coerente di una spiritualità che non cerca visibilità, ma intimità con Dio. Tanto più urgente in un’epoca assetata di visibilità, distrazioni e rumori.

Autore

La Redazione

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