Il Messico perseguitò i cattolici, questa foto li rese più forti
- Ultimissime
- 25 Nov 2025

Chi furono i Cristeros in Messico e la foto del martirio di padre Miguel Agustín Pro che animò la rivolta verso il regime anticlericale che li perseguitava.
Immagini drammatiche della sanguinosa Guerra Cristera in Messico, negli anni ’20 del Novecento.
La “Cristiada” durò dal 1926 al 1929 e fu una guerra civile voluta dal presidente ateo e anticlericale Plutarco Elías Calles nei confronti della Chiesa, quando decise di applicare parti della Costituzione messicana che limitavano i diritti della Chiesa e del clero.
Il Messico e la ribellione dei “cristeros”
Massoni, laicisti e anticlericali chiusero monasteri, seminari e parrocchie, vietarono l’attività religiosa pubblica e multarono, esiliarono e arrestarono i sacerdoti.
I “Cristeros”, formati da contadini, giovani laici, ma anche sacerdoti e religiosi, iniziarono a ribellarsi e decisero di imbracciare le armi per difendere la libertà religiosa e il diritto di vivere la fede pubblicamente. Il loro nome deriva dal grido di battaglia: “¡Viva Cristo Rey!” (“Viva Cristo Re!”)
Pur armati in modo improvvisato, riuscirono ad ottenere un ampio sostegno popolare e a controllare alcune zone del Paese,
La guerra terminò con un accordo negoziato (gli “Arreglos” del 1929) che permise la riapertura delle chiese e una parziale normalizzazione, ma il trauma rimase profondo.
Il martirio di padre Pro
Il 23 novembre scorso si è ricordato il martirio di padre Miguel Agustín Pro, gesuita giustiziato per la sola colpa della sua fede.
Il governo messicano aveva orchestrato la sua esecuzione non solo per eliminare un sacerdote, ma anche per una sorta di show mediatico: il plotone di esecuzione sparò davanti a cineoperatori e fotografi allo scopo di intimidire, dissuadere, scoraggiare e spaventare i cattolici.
Il governo voleva mostrare a tutti l’imbarazzante spettacolo di un sacerdote che implorava pietà ma non si immaginava cosa sarebbe accaduto. La storia è raccontata da Robert Royal nel suo “The Catholic Martyrs of the Twentieth Century: A Comprehensive World History” (Crossroad Publishing 2006).
Padre Pro, imprigionato senza processo e vestito in abiti civili a causa della legge che proibiva ai sacerdoti di indossare la tonaca, chiese solamente di poter pregare prima di morire.
Baciò un crocifisso, si inginocchiò e pregò per i suoi carnefici: «Mio Dio, abbi misericordia di loro. Benedicili. Signore, tu sai che sono innocente». Poi, alzatosi, spalancò le braccia come su una croce e pronunciò con voce ferma il grido che da allora è rimasto nella memoria collettiva: “Viva Cristo Re!”.

La foto del martirio animò la rivolta
Contrariamente alle aspettative del governo messicano, quegli scatti non suscitarono alcun terrore, ma divennero simboli di devozione e di resistenza.
Le foto cominciarono a circolare clandestinamente tra i fedeli, tanto che possederle divenne un atto di dissidenza: alcuni funzionari tentarono di dichiarare tradimento la semplice detenzione di quelle immagini, ma non riuscirono a fermarne la diffusione.
Il volto sereno di padre Miguel, l’accettazione della morte senza odio, manifestarono una diversità umana eccezionale che trasformò quell’esecuzione da propaganda di potere a strumento di testimonianza cristiana.
Il suo “Viva Cristo Re!” ispirò molti Cristeros tanto che nelle successive fucilazioni il grido fu messo a tacere tagliando la lingua ai condannati.

Ancora oggi limitazioni ai preti in Messico
Strascichi della persecuzione laica al cattolicesimo messicano sono arrivati fino ai giorni nostri.
In Messico, dopo decenni di politiche anticlericali, nel 1992 è stata promulgata una legge che vieta ai ministri di culto di utilizzare i mezzi di comunicazione di massa, come la radio, la televisione o la stampa, per diffondere messaggi religiosi.
Nel mese scorso la Camera dei deputati ha incredibilmente presentato un disegno di legge per aggiornare questa norma, includendo il divieto anche per i media digitali, i social network e le piattaforme online.
Fortunatamente è stata ritirata.








0 commenti a Il Messico perseguitò i cattolici, questa foto li rese più forti