Quando Ernest Renan isolò Gesù e forgiò le armi dell’antisemitismo

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Il filosofo Ernest Renan nel suo “Vita di Gesù” tentò di sradicare Gesù dalle sue radici, arianizzando il Cristo ed esercitando grande influenza nell’antisemitismo.


 

Il problema di Ernest Renan non fu tanto dipingere Gesù come semplice uomo, ma come ariano.

Ciò non viene adeguatamente specificato nel libro appena pubblicato da Roberto Pertici, intitolato “Il caso Renan” (Il Mulino 2025), dove lo storico ricostruisce la forte reazione suscitata dalla pubblicazione de la Vita di Gesù” (1863).

 

Ernest Renan e la “Vita di Gesù”

Filologo e storico, Renan fu ingannato dagli studi illuministi su Gesù, abbandonò il seminario e la fede cristiana e si adoperò più di altri nel “correggere” la figura del Nazareno.

Approfittando dell’aurea di studioso e biblista, raccontò infatti la storia romanzata del Gesù ribelle, anticonformista, per nulla divino, che offrì la sua vita in cambio di amore, depurandolo totalmente di ogni aspetto scomodo. Da un simbolo metafisico a una figurina romantica.

Il suo libro, pubblicato in francese il 24 giugno 1863, scatenò accese polemiche e fu accusato di blasfemia, della riproposizione dell’eresia monofisita di Ario, con mobilitazioni editoriali, pastorali e pubbliche per condannarlo. I più attivi furono i gesuiti del “La Civiltà cattolica”.

Una battaglia che dalla Francia giunse anche in Italia e in tutta Europa.

Paul Claudel, dopo la conversione, definì l’Ottocento anticristiano come «un secolo gonfio fino alla saturazione, un secolo obeso guidato da una folla di ideologi estetizzanti e biancastri, alla testa dei quali si trova Renan».

A sostegno di Renan si schierarono invece massoni, ateisti, anticlericali e neogiacobini vicini a Giosuè Carducci.

 

Gesù isolato: obbiettivi antiebraici

Quello di Renan fu un tentativo che evidentemente colpì nel segno.

Riuscì a sminuire la figura del Gesù evangelico dissociandolo «tanto dalla fede veterotestamentaria che lo precede quanto da quella neotestamentaria che lo segue», ha scritto il filosofo Massimo Borghesi1M. Borghesi, “L’età dello spirito in Hegel. Dal vangelo “storico” al Vangelo “eterno”, 1995, p. 168.

Con Renan, Gesù si trasforma sì in un grande rivoluzionario d’eccezionalità qualità, ma anche in un meteorite, «solo contro la credenza del suo popolo, solo contro il “fraintendimento” dei suoi discepoli»2M. Borghesi, “L’età dello spirito in Hegel. Dal vangelo “storico” al Vangelo “eterno”, 1995, p. 168.

Non è affatto una coincidenza che queste teorie filosofiche che tentarono di separare Gesù dalle sue radici storiche, furono connotate spesso da un accesso antiebraismo ottocentesco.

Contemporaneo di Renan e suo alleato nel riduzionismo verso Gesù, era ad esempio il filologo tedesco Bruno Bauer, che Riccardo Calimani, principale storico dell’ebraismo italiano, descrive come «un violento antisemita»3R. Calimani, “Gesù ebreo”, Mondadori 2001, p. 190 dell’epoca.

 

L’antisemitismo di Ernest Renan

E lo stesso Renan, oltre all’acceso anticattolicesimo, non fu immune dal razzismo antisemita.

La Jewish Encyclopedia riferisce che nella sua opera intitolata “Histoire Generale Et Systeme Compare Des Langues Semitiques” (1878), Renan «rivendicava per gli ariani tutti i grandi movimenti militari, politici ed intellettuali nella storia del mondo, mentre per lui i semiti mai avevano avuto alcuna comprensione della civiltà e la loro intolleranza derivava naturalmente dal loro monoteismo».

Addirittura, fu proprio Renan «a forgiare le armi che gli antisemiti usavano nei loro attacchi contro ebrei e giudaismo», prosegue l’enciclopedia. «Potevano così riferirsi alla testimonianza di uno studioso e di un libero pensatore quando ripetevano agli ebrei ciò che aveva detto verso i semiti. Esercitò una grande influenza nella crescita del movimento antisemita».

 

Il Cristo ariano di Ernest Renan

Non solo, il filosofo francese tentò anche di arianizzare Cristo.

Lo sottolinea, ad esempio, lo storico Maurice Olender dell’École des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi, scrivendo che «Renan si schiera a fianco di coloro che dopo aver liberato Gesù dal giudaismo, arianizzano il Cristo»4M. Olender, Le lingue del Paradiso. Ariani e Semiti: una coppia provvidenziale”, Il Mulino 1991, p. 105.

Lo stesso storico dell’ebraismo, Riccardo Calimani, sottolinea il tentativo di Ernest Renan di riconoscere che ormai «la razza semitica decade rapidamente e lascia la razza ariana a marciare da sola alla testa dell’umanità»5R. Calimani, “Storia dell’ebreo errante”, Mondadori 2003, pp. 416-417.

Alla luce di ciò fa piuttosto riflettere che Corrado Augias, giustificando i suoi indebiti tentativi di far sopravvivere la separazione del Gesù storico dal Cristo, abbia affermato con nonchalance che «in questa visione di Gesù uomo ho risentito molto di Ernest Renan». Chissà se conosce davvero l’autore di cui parla.

 

L’antisemitismo fu quindi lo sfondo ideologico su cui venne costruita anche da Ernest Renan la falsa immagine del Gesù semplicemente uomo, un pazzo isolato dalla storia, un sognatore ingenuo e incompreso.

Una narrazione che faceva comodo alle ideologie anticristiane dell’800 e che aprì le porte alla costruzione dei vari Gesù confezionati su misura: quello socialista, quello rivoluzionario comunista («La rossa tunica del Cristo fiammeggia oggi più rossa e bolscevica», scrisse Antonio Gramsci6A. Gramsci, “La questione romana”, Ordine Nuovo 2/10/1920 e quello ariano adatto per l’uso e consumo del regime nazista.

Autore

La Redazione

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