L’evangelista Giovanni non copiò dagli altri Vangeli
- Ultimissime
- 06 Nov 2025

Confronto tra studiosi sul fatto che Giovanni copiò o meno i Vangeli sinottici, in particolare Luca. E sull’essere una fonte indipendente che cita materiale più antico e autorevole.
L’evangelista Giovanni conosceva o addirittura copiò gli altri Vangeli?
Nel mondo degli studi biblici se ne discute da decenni, in particolare si dice che Giovanni conoscesse il Vangelo di Luca.
Se n’è parlato per l’ennesima volta in un recente confronto tra il biblista britannico Mark Goodacre (Duke University) e l’americano Bart D. Ehrman (Università del North Carolina). Pur conoscendosi da vent’anni, hanno dibattuto molto animatamente proprio su questo punto.
Giovanni copiò Luca? La sfida tra studiosi
Goodacre ha infatti sostenuto che Giovanni abbia avuto accesso al testo di Luca e ne abbia ripreso alcune formulazioni.
A suo giudizio, ci sono troppe coincidenze linguistiche e stilistiche per spiegare tutto con il riferimento alla sola “tradizione orale” precedente ai vangeli scritti.
Un esempio utilizzato è la frase «Satana entrò in Giuda Iscariota», che compare sia in Luca che in Giovanni: mentre è un tema tipico del primo evangelista, si tratta invece dell’unica volta in cui Giovanni cita Satana.
Il biblista inglese cita anche termini rari come krabatōn (“lettuccio”) o espressioni specifiche come “200 denari” e “nardo pistico” che ricorrono in entrambi i vangeli, pur essendo pressoché assenti nel resto della letteratura greca antica.
Secondo Goodacre, questi dettagli rendono più plausibile una dipendenza letteraria diretta: Giovanni avrebbe conosciuto Luca, così come Luca aveva già fatto con Marco.
Fortunatamente l’accusa di “aver copiato” è una conclusione rozza che viene esclusa da qualunque studioso serio.
Ehrman, invece, rifiuta la conoscenza di Giovanni del testo di Luca.
A suo avviso, l’esistenza di somiglianze non dimostra l’uso di una fonte scritta: già nel I secolo le comunità cristiane si radunavano ogni settimana (c’erano forse diecimila cristiani nel mondo) e i leader narravano i racconti di Gesù con frasi sostanzialmente simili.
«Non esistevano solo quattro vangeli e una tradizione orale», spiega lo studioso, «ma migliaia di voci che narravano gli stessi episodi, ognuno con le proprie sfumature».
Goodacre ribatte però che certi parallelismi lessicali e giuridici mostrano una chiara impronta stilistica lucana, mentre Ehrman insiste nel ribadire il rischio di limitare eccessivamente il quadro delle fonti disponibili, riducendolo solo ai testi che possediamo.
L’indipendenza di Giovani dagli evangelisti
Per chi è appassionato delle fonti cristiane si tratta di un dibattito interessante anche se, da conoscitori del pensiero di B.D. Ehrman sospettiamo il motivo per cui tenda a separarlo radicalmente dagli altri vangeli.
E’ l’unico modo per lo studioso americano di poter sostenere che la cristologia di Giovanni avrebbe inalato i fumi della filosofia ellenistica che ha sopraffatto la sua sensibilità storica su Gesù. Ma questo è un altro discorso, che peraltro abbiamo già affrontato in passato.
Ciò invece che né Goodacre, né Ehrman hanno ricordato in questo confronto serrato è che, sia che conoscesse o meno l’opera di Luca, l’evangelista Giovanni è una fonte indipendente dai precedenti vangeli sinottici, verificata nei molti detti e racconti in cui, pur con somiglianza con le forme sinottiche, manifesta caratteristiche esclusive e proprie lasciando gli studiosi convinti di una vera e propria tradizione giovannea.
Questo è stato riconosciuto in precedenza anche dallo stesso B.D. Ehrman: «Se pure Giovanni conosceva i vangeli precedenti, non se ne servì per la maggior parte delle storie che narrò su Gesù»1B.D. Ehrman, “Did Jesus Exist?, HarperCollins 2012, p. 265.
Giovanni riporta tradizioni più antiche e storiche
E non è tutto, addirittura gli studiosi hanno ormai accertato che Giovanni riporta spesso materiali più antichi e attendibili storicamente dei sinottici a lui precedenti.
L’eminente biblista americano J.P. Meier sottolinea che «la data di composizione di un vangelo non garantisce in alcun modo l’antichità o lo stato delle varie tradizioni che esso contiene»2J.P. Meier, Un ebreo marginale. Mentore, messaggi e miracoli, vol. II, Queriniana 2003, pp. 1108-1109.
E’ questo il caso, ad esempio, del racconto giovanneo del miracolo in cui Gesù cammina sulle acque, quello sul Giovanni Battista e sulla Passione, nonché la datazione dell’Ultima cena o della morte di Gesù.
Su di essi James Charlesworth (Princeton Theological Seminary) scrive che sono più coerenti con le condizioni storiche note e quasi tutti gli studiosi giovannei concludono che Giovanni «contiene le tradizioni più antiche dei Vangeli»3J.H. Charlesworth, “Scrolls & Gospel” in Exploring the Gospel of John: In Honor of D. Moody Smith, R. Alan Culpepper and C. Clifton Black”, Westminster John Know 1996, p. 66.
Ancora una volta B.D. Ehrman attesta:
«Devo anche far notare che alcune delle fonti precedenti al Vangelo di Giovanni provengono dai primi anni del movimento cristiano», come emerge «dal fatto che tradiscono le loro radici negli ambienti palestinesi di lingua aramaica nei primi giorni, alcuni decenni prima della stesura del Vangelo di Marco»4B.D. Ehrman, “Did Jesus Exist?, HarperCollins 2012, p. 265.








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