Karl Marx e il fascino dell’oscurità: un lato poco conosciuto
- Ultimissime
- 21 Ott 2025

Un profilo del padre del comunismo non molto popolare. Karl Marx, soprattutto da giovane, scriveva di Satana e dell’oscurità con una certa frequenza e un certo fascino. Il libro di Paul G. Kengor.
Un tratto inedito di Karl Marx.
Una delle figure più influenti del XIX secolo, padre del comunismo e personaggio controverso dal punto di vista umano e simbolico.
Dell’ossessione o, quanto meno, del profondo fascino di Marx addirittura per Satana ne ha parlato Paul G. Kengor, docente di Scienze politiche al Grove City College e visiting fellow presso l’Hoover Institution on War, Revolution, and Peace della Stanford University.
Il suo libro “The Devil and Karl Marx” (TAN Books 2020) è stato pubblicato 5 anni fa e ha avuto un discreto successo, anche se in Italia è totalmente sconosciuto.
I poemi di Marx: tra l’oscurità e Satana
Analizzando le poesie e soprattutto le opere giovanili di Marx, Kengor ha rintracciato diversi e stupefacenti riferimenti al diavolo, all’inferno e al concetto simbolico di “male”. Un approccio simile a quello dello storico britannico Paul Johnson in “Intellectuals: From Marx and Tolstoy to Sartre and Chomsky” (Harper Perennial 1988).
In “The Pale Maiden”, scritta nel 1837 con prosa da drammaturgo, Marx confessa ad esempio: «Così ho rinunciato al paradiso. Lo so bene. La mia anima, un tempo fedele a Dio, è destinata all’inferno».
Qualche anno dopo, in “The Fiddler or The Player”, nello stesso decennio in cui Marx compose il “Manifesto del Partito Comunista”, si legge: «Con Satana ho stretto il mio patto. Egli traccia i segni, batte il tempo per me, io suono la marcia funebre, veloce e libera».
In “Collected Works of Karl Marx and Friedrich Engels” (International Publishers 1975) sono raccolti sonetti “luciferini” in cui Marx dice di essere «intrappolato in una lotta senza fine, in un fermento senza fine, in un sogno senza fine; non riesco ad adattarmi alla vita, non voglio seguire la corrente».
E aggiunge: «Mondi che vorrei distruggere per sempre, poiché non posso creare alcun mondo, poiché la mia chiamata non viene mai percepita. Così gli spiriti vanno per la loro strada, finché non vengono completamente consumati, finché i loro signori e padroni non li annientano completamente»1p. 525, 526.
Questi versi irradiano la forza nichilista di chi vorrebbe distruggerebbe se non potesse creare ex nihilo.
Lo stesso Marx racconta anche più volte che era sua abitudine raccontare ai figli -ne ebbe 7 ma solo 3 raggiunsero l’età adulta- storie su un giocattolaio che aveva venduto l’anima al diavolo.
Un tema, questo, che fu introiettato probabilmente dalle parole di suo padre Heinrich, il quale diceva spesso che Karl era «governato da un demone».
Marx tra difficoltà economiche e incoerenze
Paul G. Kengor è certamente un autore anti-marxista e si focalizza solo su alcuni aspetti di Karl Marx, tuttavia cita adeguatamente le fonti e svela aspetti meno noti del profilo del celebre filosofo ed economista di Treviri.
Ad esempio racconta che «era una persona molto pigra, si rifiutava di lavorare e raramente si prendeva cura della famiglia, della sua casa e persino di se stesso. Era restio a lavarsi e questo comportava cattivi odori, foruncoli e piaghe su ampie aree del corpo».
Questa però è una sorte che toccò a tanti in quel periodo, Marx e la moglie Jenny von Westphalen vivevano in povertà e dipendevano molto dal sostegno finanziario di Friedrich Engels.
Sia Kengor che Paul Johnson vi leggono però una forte incoerenza nel fatto che Marx non mise mai in pratica le proprie convinzioni sul denaro e la sua redistribuzione nell’atteggiamento sprezzante verso coloro che erano affidati alle sue cure.
Per fare un esempio, il padre del comunismo esaurì totalmente le risorse dei suoi genitori e, anziché provare rimorso o dispiacere, li rinnegò con aria di sfida quando non ebbero più alcun valore per lui.
In generale, tutta la vita di Marx fu costellata da debiti e dalla mancanza di rimpianto di fronte alle sue perdite più gravi, ad eccezione per la morte dell’amata moglie Jenny. Consorte che però tradì ripetutamente come hanno ricostruito i biografi Franco Venturi e Uwe Wittstock, mostrando un comportamento contraddittorio rispetto ai suoi ideali morali e familiari.
L’avversione religiosa del comunismo
Allo stesso modo, Marx fin da giovane fu autore di testi molto cupi e permeati da sentimenti profondamente antireligiosi. Lo stesso Manifesto comunista invocò d’altra parte «l’abolizione della religione».
Nella parte centrale del libro, Kengor ripercorre l’ascesa e la caduta di Marx e del suo più stretto collaboratore, Friedrich Engels, proseguendo quindi con i loro discepoli, da Vladimir Lenin in Russia a Saul Alinsky negli Stati Uniti.
Tutti accomunati dall’avversione alla fede cattolica come più volte sottolineato da San Giovanni Paolo II, conoscitore delle idee marxiste avendo vissuto gran parte della sua vita in un regime comunista.
Marx credeva che la religione fosse una droga (l’oppio dei popoli), sia dal punto di vista consolatorio che uno strumento usato dai ricchi borghesi per imporre il loro potere.
La storia ha però dimostrato che ogni qualvolta si sia instaurato un regime comunista sia stato proprio il marxismo ad essere spacciato come oppio velenoso dei popoli, dalla Cina di Mao alla Cuba di Fidel Castro, dalla Romania di Hoxa all’Unione Sovietica di Joseph Stalin.
Il bilancio delle vittime del comunismo in tutto il mondo supera i 100 milioni e Kengor lo definisce «a dir poco diabolico: un vero flagello satanico, una macchina per uccidere».
Pensando a ciò che è stato il comunismo, colpisce leggere questo poema giovanile di Karl Marx:
«Così un dio mi ha strappato tutto,
condannandomi alla maledizione e alla sofferenza del destino.
Tutti i suoi mondi sono perduti per sempre!
Non mi resta altro che la vendetta! […]
Ed erigerò il mio trono in alto nel cielo,
freddo e imponente sarà il suo vertice.
A difenderlo—la paura superstiziosa,
a guidarlo—l’agonia più oscura. […]
E i fulmini dell’Onnipotente rimbalzeranno
contro quel colossale gigante di ferro.
Se egli distruggerà le mie mura e le mie torri,
l’eternità le ricostruirà, sfidandolo»2K. Marx, in “Collected Works of Karl Marx and Friedrich Engels”, International Publishers 1975, p. 563, 564.








0 commenti a Karl Marx e il fascino dell’oscurità: un lato poco conosciuto