María Corina Machado, il Nobel per la Pace con il rosario al collo

maria corina Machado nobel rosario

Chi è Maria Corina Machado, la leader cattolica premiata con il Nobel per la pace. Con il rosario è a capo di un movimento di preghiera per la liberazione spirituale del Venezuela.


 

Promuovere la transizione democratica con il rosario.

E’ questa l’estrema sintesi della personalità di María Corina Machado, vincitrice ieri del Premio Nobel per la Pace 2025.

 

Chi è María Corina Machado

Anticomunista, è la leader venezuelana dell’opposizione al regime di Nicolas Maduro. E Il Manifesto rosica accusandola di essere espressione della «destra reazionaria».

Il suo percorso politico coniuga infatti una lunga militanza contro i governi socialisti, a partire da quello di Hugo Chávez, con una tensione personale che le è costata l’isolamento, la censura e la costante restrizione alle sue azioni pubbliche.

Dopo essere stata esclusa dalle elezioni presidenziali del 2024 per provvedimenti giudiziari, Machado ha agito in clandestinità, incarnando simbolicamente la resistenza civile nel cuore del sistema venezuelano. A differenza di milioni di altri dissidenti, non ha lasciato il Venezuela e guida con tenacia la resistenza democratica.

Ieri il Comitato per il Nobel l’ha onorata come «una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo alla crescente oscurità», rendendola «uno degli esempi più straordinari di coraggio civico in America Latina».

 

Machado, un Nobel con il rosario

58 anni, cattolica dichiarata, si è laureata all’università gesuita di Caracas e ama indossare vari rosari al collo, alcuni con i colori nazionali del Venezuela.

Nel 2024 si è posta a capo del movimento “Difesa Spirituale del Venezuela” che aspira alla liberazione integrale della nazione, sia fisica che spirituale.

Ha quindi promosso un movimento di preghiera nazionale affiancato alla protesta pacifica perché, disse, «i venezuelani hanno bisogno di sicurezza e forza più che mai, perché stiamo camminando mano nella mano con Dio su questo cammino e perché il nostro destino sarà un Venezuela buono, sano e gioioso, unito ai nostri figli».

Machado ha dedicato il premio Nobel al popolo venezuelano, definendolo compartecipe e motore del cambiamento, e ha esplicitamente menzionato il sostegno degli Stati Uniti e di Donald Trump come alleato fondamentale nella battaglia per la libertà.

 

maria corina Machado rosario nobel

 

La (poca) coerenza dottrinale

Non si può tuttavia non ricordare alcune posizioni di María Corina Machado poco coerenti con la dottrina sociale della Chiesa.

Nel 2023, infatti, si è dichiarata favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso e riguardo all’adozione per queste coppie ha detto di essere «a favore del benessere dei bambini».

Conosciamo purtroppo molto bene il fatto che una profonda fede personale non sempre si traduce in coerenza dottrinale.

Riguardo all’interruzione di gravidanza, in Venezuela è consentita solo quando la vita della madre è a rischio. Machado ha risposto di avere “convinzioni religiose” ma di sostenere la depenalizzazione nei casi di stupro, aggiungendo che «non imporrei mai le mie opinioni, in questo caso quelle religiose, alla società».

 

Resta comunque l’immagine di una donna che ha scelto di restare, di pregare e di resistere nel cuore di una nazione oppressa.

In un contesto così, i rosari al collo e la sua devozione mariana rappresentano per milioni di persone una dichiarazione di fede nel futuro del Venezuela.

 

maria corina Machado nobel rosario

Autore

La Redazione

Notizie Correlate

11 commenti a María Corina Machado, il Nobel per la Pace con il rosario al collo

  • Valem Tucci ha detto:

    L’ideologizzazione della fede è quanto di più pervertito si possa promuovere. Il cristiano cattolico politicamente impegnato deve stare nel mondo ma non può essere di questo mondo. Il che significa che la sua battaglia deve essere rivolta contro le tenebre del male, per rimanere personalmente nella fedelta’ alla Parola di Gesù Cristo, suscitando il consenso umano creativo del bene comune, ovvero di ri-creare sensibilità di coscienza perché la cattiva volontà dell’egoismo che è alla base del calcolo della nuova mentalità liberal materialista, ceda il posto alla buona volontà della cultura della vita nuova, la coscienza del dovere di operare affinché la giustizia della verità del lavoro di ogni uomo prevalga sull’uniformita’ corruttrice del primato del business.

    • Laura ha risposto a Valem Tucci:

      Condivido quanto dici, ma non capisco se sia una critica verso Machado.

      Mi pare che stia proprio suscitando il bene comune.

      • Lorenzo ha risposto a Laura:

        “Matrimoni” gay ed aborto sono contrari alla retta dottrina cattolica otre ad essere una regressione civile e culturale.

  • Biagio ha detto:

    l’ennesimo burattino da usare per le prossime campagne di odio dei media contro il cattivone antidemocratico, o qualche cellula terroristica.
    l’uso della fede poi è forse ancor peggio che blasfemo, satanico.

    • Paolo Giosuè ha risposto a Biagio:

      Il cristianesimo trascende le categorie politiche: non è né “di destra” né “di sinistra”, ma è radicalmente cristocentrico. Il coraggio della Machado contro la tirannia e la sua aperta testimonianza di fede sono ammirevoli, segno di virtù naturali elevate dalla grazia. Tuttavia, la inviterei, come è stato sottolineato bene nell’articolo, con delicatezza ma anche fermezza – e con lei inviterei tutti i cristiani politicamente attivi – alla coerenza intellettuale e morale con l’insegnamento della Chiesa, soprattutto sulla vita e sul matrimonio. La verità morale non è negoziabile; la compassione slegata dalla verità diventa sentimentalismo.
      Il coraggio senza fedeltà alla tradizione diventa ideologia; la fedeltà senza coraggio diventa codardia.

      La Machado rappresenta inoltre un dramma di coscienza tipico del cristiano moderno in un mondo secolarizzato: un cristiano che desidera difendere la dignità umana, ma spesso secondo categorie plasmate dal liberalismo illuminista piuttosto che dal Vangelo. Le sue contraddizioni non sono interpretabili come ipocrisia, mancanza di serietà, ma come il sintomo di una cultura che ha perso l’unità tra ragione e fede.
      Quando la fede si ritira nella sfera privata, perde la sua intima pretesa di verità. Il credente si sente allora costretto a esprimere l’amore per l’uomo indipendentemente dalla verità di Dio, ma questo amore diventa fragile e cieco, direbbe Papa Benedetto

      E’ necessaria un’evangelizzazione della ragione, come ha fatto bene UCCR nell’articolo su Papa Leone, tra la fede e ragione, in cui pietà personale e coerenza pubblica coincidano. La vera vocazione del politico cristiano non è semplicemente quella di essere efficace o solidale, ma di testimoniare – attraverso l’azione e l’integrità – la verità sull’uomo rivelata in Cristo.

      • Biagio ha risposto a Paolo Giosuè:

        Fermi tutti, prima, molto prima di scomodare cristianesimo Chiesa, papi, missionari e compagnia bella impariamo a usare il cervello. senza fare facili e insopportabili catechesi, ottuse e non richieste. Potrei ricordare molti passi dei Vangeli che si scontrano apertamente con la signora, ma non lo faccio perchè non voglio cadere nella trappola in cui cadete quasi tutti. E quindi faccio notare che la signora HA VINTO UN PREMIO NON E’ STATA ASSUNTA IN CIELO. Chiaro? Stiamo parlando di vicenducole umane e quindi politiche, attenzione bene, altrimenti si finisce per assegnare al nobel un potere che nessuno in terra ha. mente locale signori, mente locale

        • Paolo Giosuè ha risposto a Biagio:

          Certo che no, Biagio, nessuna assunzione in paradiso, nessuna aureola! Solo un Premio Nobel, che rimane un interessante segnale culturale su ciò che il mondo sceglie di celebrare. Osservarlo criticamente non rende ottusi, ma può stimolare solo l’attenzione. Un po’ di catechesi di tanto in tanto potrebbe persino acuire la mente, costituire una modesta forma di carità intellettuale, direbbe il beato Antonio Rosmini.

          • Biagio ha risposto a Paolo Giosuè:

            Eh no amico mio, io l’ho criticato, tu no. Non giriamo la frittata quando ci accorgiamo di aver fatto un buco nell’acqua.
            Incollo un articolo interessante per quanto breve:

            Pino Cabras
            *María Corina Machado* non ha vinto un premio per la pace: ha vinto il Nobel per la fedeltà alla CIA.

            Educata negli USA, formata a Yale nel vivaio dei futuri leader filo-occidentali, finanziata dal NED e ricevuta da Bush alla Casa Bianca, la “Iron Lady” venezuelana è da vent’anni il più servile maggiordomo di Washington in Sudamerica.

            Ha invocato sanzioni, golpe e “coalizioni internazionali di forza” contro il suo stesso paese, stretto un patto col Likud e chiesto apertamente che gli USA “liberassero” il Venezuela (come i cloni in Georgia, Ucraina, Moldavia e altri luoghi, la guerra civile è un’opzione che abbraccia in totale sintonia con i danti causa forestieri.

            La sua idea di pace coincide con la “Pax Americana”: privatizzazioni, sottomissione e obbedienza agli interessi stranieri. Premiarla significa consacrare il Nobel come un marchio di guerra umanitaria, assegnato a chi serve l’impero.

            Del resto, quel premio non è mai stato universale: è la reliquia di un’Europa atlantista, di un comitato norvegese che rispecchia la politica della NATO. Un fossile lucido di un’epoca tramontata.

        • Laura ha risposto a Biagio:

          Biagio è giusta la tua premura a non santificare Machado, ma non mi risulta che qualcuno lo stia facendo

          • Biagio ha risposto a Laura:

            Ciao Laura, a me pare di si invece, rileggiti i commenti che dicono “Il coraggio della Machado contro la tirannia”…”La Machado rappresenta inoltre un dramma di coscienza tipico del cristiano moderno”… ecc ecc… signori questa è un burattino per giunta goffo e volgare. Ma dove siamo arrivati, gente che sventola crocifissi, che si fa quasi beatificare sul palco… Sono attori per il popolino ignorante, altroché. Informatevi bene sulla signora e distinguete bene quello che dimostra platealmente proprio per sviare i più impreparati e un po’ troppo sentimentali, da quello che fa in realtà. Una pappa e ciccia con USA, pappa e ciccia con Israele, pappa e ciccia con uno che a ben guardare, senza bisogno che lo avesse detto l’ONU, è chiaramente un criminale di guerra! Il cristiano medio, ingenuo, debole, sentimentale e fanfarone viene usato e spesso poi invece di arrabbiarsi con chi lo usa e chi lo inganna, si arrabbia con chi cerca di aprirgli gli occhi. Insomma la signora è cristiana come Salvini, Meloni ecc ecc, quindi non lo è, o forse peggio, perchè usare la fede come mascheramento non è proprio una robetta da poco.
            Faccio presente che io qui non attacco con nessuno, cerco di spiegare quel poco che so dai quotidiano un po’ più liberi. è pericoloso aggrapparsi a personaggi del genere solo perchè sono bravi attori, hanno una bella faccina specie rispetto ai soliti “mostri”, o sorridono bene in camera… Il Nobel, per quello che vale, se fosse assegnato con giudizio lo avrebbero dovuto assegnare ai giornalisti palestinesi tutti, quelli morti e quelli vivi. Ciao

  • Giorgio ha detto:

    Visti i precedenti, un Nobel assegnato a qualcuno non di sinistra è una interessante novità, ma non basta certo a ridare valore a un premio che negli anni si è coperto di ridicolo.
    Il premio per la pace e quello per la letteratura sono una barzelletta, neanche molto divertente