Anche l’arte contemporanea può aprire alla trascendenza
- Ultimissime
- 07 Ott 2025

L’arte contemporanea goda di cattiva fama ma ha la capacità di aprire a domande sul senso e sulla verità. Ci guida il prof. Pablo López Raso con la sua opera, qui presentata in esclusiva.
Il 30 settembre scorso la Fondazione Ratzinger ha premiato i vincitori della VII edizione di “Ragione Aperta”.
Un riconoscimento nato grazie alla collaborazione tra l’Università Francisco de Vitoria di Madrid e la Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI per opere che affrontano in modo approfondito questioni antropologiche, etiche, epistemologiche e di significato con un approccio integrato tra scienza, filosofia e teologia.
Una Menzione d’onore è stata ricevuta da Pablo López Raso per la sua recente opera (solo in lingua spagnola) “Insolente belleza. Una propuesta de apreciación del arte contemporáneo“ (Editorial Sindéresis 2024).
Una difesa del percorso estetico come via verso il trascendente, recuperando la capacità dell’arte contemporanea di aprire domande su significato, identità e verità.
L’autore ha inviato in esclusiva a UCCR un testo che unisce la presentazione del libro al discorso pronunciato durante la premiazione in Vaticano.

di
Pablo López Raso
*docente di Arte Contemporanea presso l’Università Francisco de Vitoria
Ogni persona desidera sperimentare la bellezza, sia quella della natura, opera divina della creazione, sia quella generata dall’ingegno degli artisti.
Purtroppo l’arte contemporanea non gode oggi di grande popolarità, ritenuta spesso eccentrica e indecifrabile. Eppure, in ogni epoca storica, l’arte ha sempre invitato l’uomo a un’esperienza tanto indimenticabile quanto trasformativa.
Insolente bellezza è l’arte contemporanea, certo. Ma vale la pena soffermarsi su un paradosso: l’arte di ogni tempo ha commosso in modo nuovo e “insolente” proprio le persone che vivevano in quell’epoca e non in un’altra.
Giotto, El Greco, Caravaggio… tutti, nella loro epoca, mostrarono l’insolente bellezza dello scandalo di Dio percosso e crocifisso.
Quella scena insopportabile di un corpo spogliato, che è insieme mistero, amore e — sorprendentemente — salvezza, è una visione alla quale non dovremmo mai abituarci come semplici visitatori in un museo.
Rispetto alla volontà di potenza con cui Nietzsche interpreta la natura umana, gli artisti, attraverso le loro opere, rivendicano piuttosto la volontà di senso di Viktor Frankl, che storicamente esprime la condizione umana nella sua costante ricerca dei trascendentali.
La bellezza insolente dell’arte contemporanea
Uno dei doni più misteriosi concessi all’uomo è il pensiero simbolico: la capacità di rappresentare idee attraverso immagini o linguaggio, evocando l’astratto e l’assente.
L’origine della scrittura è l’immagine, poiché in essa risiede il simbolo: la potente metafora della parabola di cui si serviva Gesù entrando nella storia.
Il linguaggio serve a rappresentare immagini che abbracciano tutte le dimensioni che ci rendono umani: è narrazione e conoscenza; è commozione estetica; è memoria e identità, custodita nei nostri affetti più cari; ed è rivelazione del sacro, poiché ci aiuta a uscire dalla logica limitata per intuire l’infinito.
Il poeta crea immagini — non illusioni — ma bagliori di verità attraverso la bellezza, che toccano l’anima di chi è disposto a contemplare, a meditare sulla chiamata che ogni persona percepisce quando raggiunge la maturità per porsi domande esistenziali. Così riconosce la nostalgia di Dio e l’homo religiosus che pulsa nel cuore umano.
In tempi di postmodernità, la spiritualità riemerge per sostituire le ideologie sofistiche, e la bellezza insolente e provocatoria dell’opera d’arte contemporanea può ricordarci che siamo chiamati alla pienezza in Cristo.
Come affermava Benedetto XVI nel 2009 agli artisti nella Cappella Sistina:
«L’arte, in tutte le sue espressioni, quando si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, può assumere una validità religiosa e trasformarsi in un cammino di profonda riflessione interiore e di spiritualità»
Un’arte nuova richiede un nuovo sguardo
Insolente Bellezza non è soltanto un invito ad apprezzare l’arte contemporanea: intende dimostrare che l’esperienza estetica agisce come un’ermeneutica dell’essere nella persona.
Si afferma così la capacità trasfiguratrice dell’arte di risvegliare nello spettatore la sua dimensione di homo quaerens, di cercatore che, attraverso le immagini, entra in contatto profondo con questioni trascendentali: la propria identità e quella dell’altro, il bene e la felicità, la possibilità di conoscere la verità e, in ultima analisi, il senso stesso della vita.
L’opera invita lo spettatore a una riflessione sul cambiamento di sguardo che richiede un’arte nuova, capace di stupire proprio attraverso una bellezza insolente, sfacciata e impertinente nell’apparenza, ma profonda e significativa nel contenuto.
Di fronte alla visione tradizionale dell’arte moderna, che considera l’esperienza estetica un fine in sé, Insolente Bellezza propone che le immagini in cui si manifesta l’essenza della bellezza risveglino e sviluppino nell’uomo le dimensioni che lo costituiscono: intelligenza, volontà e affettività.
La bellezza, attraverso l’arte, può trasformare la vita di chiunque sia disposto a praticare una contemplazione coraggiosa, attiva e critica, capace di andare oltre il fugace piacere dell’artistico, per vivere un’esperienza estetica ampliata che conduca alla verità.
La bellezza è una rivelazione, un’epifania che ci rende improvvisamente consapevoli che tutto si tiene, che nulla della realtà è superfluo, un momento in cui impariamo a temere meno e a sperare di più.








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