C.S. Lewis e il figlio ebreo: perché è così amato dai rabbini
- Ultimissime
- 29 Set 2025

Notizie poco note sui figli adottivi di C.S. Lewis. David rivendicò l’essere ebreo e Lewis lo sostenne nella sua ricerca religiosa, uno dei motivi per cui è popolare tra i rabbini.
«L’unico ebraismo vivente è il cristianesimo».
Lo scrisse C.S. Lewis nel 1959 in una lettera all’amico Dom Bede Griffiths. Parliamo di uno dei più celebri autori cristiani della storia, celebre convertito grazie all’amico di J.R.R. Tolkien e autore de “Le Cronache di Narnia”.
Amato non soltanto dai cristiani ma «è probabilmente l’autore cristiano preferito da ogni ebreo ortodosso».
A scriverlo è il rabbino Mark Gottlieb, raccontando del suo amore per Lewis da 40 anni, «un compagno e una guida per tutta la vita, una stella polare religiosa e intellettuale per me e per tanti altri ebrei fedeli».
C.S. Lewis, il più amato dagli ebrei
Gottlieb lo conobbe dal suo mentore rabbinico, R. Aharon Lichtenstein, il quale rifletteva sul perché «non esistesse un equivalente letterario di Lewis nel mondo della cultura ebraica tradizionale».
Ma perché C.S. Lewis è così popolare tra gli ebrei colti?
Secondo il rabbino il motivo sta innanzitutto per la profonda spiritualità che emerge nella sua letteratura e l’ostinata difesa di credenze tradizionali come la creazione, la realtà del bene e del male, la ricompensa e la punizione, la teodicea, l’aldilà e lo scopo della preghiera. Lo definisce «un abile modello di razionalità e immaginazione al servizio di una visione del mondo biblica».
C.S. Lewis e i figli, di cui un ebreo
C’è però un altro motivo e riguarda più un dettaglio biografico di C.S. Lewis che pochi conoscono, qualcosa che -scrive Gottlieb- «fa accrescere la mia già profonda ammirazione per lui».
Si tratta del figlio adottivo di Lewis. Quando si sposò in tarda età con la poetessa americana Helen Joy Davidman Gresham, vedova cristiana ed ex ebrea, il celebre autore cristiano accolse come propri anche i suoi figli Douglas e David Gresham.
Per loro, scrive il rabbino, «fece il possibile per prendersi cura di ogni loro bisogno». Mentre Douglas, il minore, era a sua volta cristiano, David rivendicava la «sua ancestrale identità ebraica».
Lewis rispettò profondamente questa decisione e fece anche di più. Sostenne infatti il percorso di studi di David in ebraico ortodosso presso la Yeshiva Chaim Berlin di Brooklyn, uno dei luoghi più importanti per lo studio avanzato della Torah nel XX secolo.
Acquistò inoltre pentole, padelle e prodotti kosher al mercato coperto di Oxford e accettò che David celebrasse lo Shabbat, giorno sacro del riposo nella tradizione ebraica, nella sua casa.
Il percorso del figlio in età adulta fu tumultuoso e si concluse nel 2016 con la morte in un istituto psichiatrico in Svizzera. Visse tra Gerusalemme e Dublino e, racconta Gottlieb, morì lontano dalla fede ebraica. Su di lui si sa pochissimo.
Tuttavia, aggiunge, «il fatto che Lewis, da anziano padre adottivo e da una delle figure cristiane più in vista del XX secolo, si spinse così oltre per sostenere il figlio nella sua ricerca religiosa la dice lunga sul carattere e sulla moralità di Lewis tanto, se non di più, di qualsiasi cosa abbia mai scritto sulla religione, o sugli ebrei e l’ebraismo».
L’altro figlio di Lewis, cristiano grazie a lui
La stessa gratitudine sembra provarla anche l’altro figlioccio, Douglas.
Intervistato da “Avvenire“ nel 2013, raccontò che Lewis sposò la madre quando alla donna venne diagnosticato un tumore inguaribile e vissero uniti per quattro anni, «i più felici della loro vita».
Nel “Diario di un dolore” Lewis racconta, con parole strazianti, la perdita della moglie, cronaca di un lutto diventata un capolavoro letto da milioni di persone in tutto il mondo.
Oggi Douglas non appartiene a nessuna chiesa ma è tornato al cristianesimo dopo anni di allontanamento, lo ha fatto grazie a C.S. Lewis. Ecco cosa racconta:
«Mi ha insegnato con l’esempio che cosa significhi amare Cristo. Se avesse cercato di convertirmi mi sarei ribellato. Invece rispondeva a tutte le domande che gli facevo e viveva la sua fede, dal momento in cui si svegliava al mattino al momento in cui andava a letto alla sera. Pensava in continuazione a che cosa poteva fare per servire meglio Gesù. Cerco di imitarlo ed essere come lui. Non sono altrettanto bravo, ma imparo, piano piano. Guardandolo ho capito che la vita cristiana era la migliore possibile».
Rispetto al suo percorso, Douglas spiega di aver avuto una vita altrettanto difficile quanto il fratello David. Aveva dieci anni quando alla madre fu diagnosticato il cancro terminale, un anno e mezzo dopo il padre si suicidò in America e due anni dopo morì anche C.S. Lewis. «Ero prigioniero di questi dolori e arrabbiato con Dio, ma non arrivavo da nessuna parte».
Poi il “ritorno” sulla strada, grazie all’incontro con un arcidiacono della Chiesa anglicana in Tasmania, dove abitava allora. Da allora è direttore artistico e creativo della “C.S.Lewis Company”, si occupa della ripubblicazione dei libri del patrigno nel modo più fedele possibile.
Un anno fa la famiglia di Douglas ha annunciato che è afflitto da una malattia, vive a Malta ed è accudito dai suoi cari.
Un padre coerente e rispettoso della libertà
La vicenda dei due figli adottivi di C.S. Lewis restituisce un ritratto vivido dell’uomo dietro lo scrittore.
Non solo l’intellettuale che seppe parlare al cuore di milioni di lettori, convertendone parecchi (a partire dal genetista Francis Collins), ma anche un padre discreto che accompagnò con rispetto e dedizione le scelte dei figli acquisiti, anche quando non coincidevano con le sue.
È in questi gesti, oltre che nei saggi e nei romanzi, che si rivela la profondità della sua fede e la sua umanità.








2 commenti a C.S. Lewis e il figlio ebreo: perché è così amato dai rabbini
Un ritratto meraviglioso, grazie per averlo condiviso. Forse altri due dettagli, meno noti, potrebbero arricchirlo.
Uno è il ruolo decisivo di Lewis nella conversione dal Calvinismo di uno dei più prolifici filosofi americani contemporanei, Peter Kreeft, la cui opera continua a ispirare molti.
L’altro è la commovente storia della sua fedeltà a una promessa fatta in tempo di guerra: si prese cura della signora Moore, madre di un compagno caduto, con dedizione incondizionata, al limite del parossismo, fin quando fosse vissuta, avendo promesso che, se fosse sopravvissuto, si sarebbe preso cura di lei.
Vorrei sottolineare il suo trattato ” il battesimo dell’immaginazione”
In epoca new age dove legge d’atrazione e visualizzazioni la fanno da padroni, non tutti sanno che l uso della facoltà Dell anima “immaginazione” è un modo di pregare negli esercizi di Ignazio
Mi si passi un riassunto ” chiudo li occhi immagino la grotta della nascita la stella cometa.. Ecc ecc”
È un modo di pregare che andrebbe approfondito