Ebrei leggono l’Antico Testamento e scoprono Gesù!
- Ultimissime
- 21 Set 2025

Un esperimento sociale sorprendente: ebrei e rabbini riconoscono Gesù senza sapere di stare leggendo testi dell’Antico Testamento. La sorpresa è grande quando viene svelata la fonte.
YouTube è pieno di esperimenti sociali di ogni tipo, ma questo non ha precedenti.
Nel video che vi mostriamo (tradotto da noi in italiano), alcuni ebrei e rabbini sono stati invitati a leggere una serie di passi dell’Antico Testamento in cui si parla di un Messia, di un bambino che nascerà e la passione che dovrà subire.
Ciò che rende l’esperimento particolarmente intrigante è che ai partecipanti non è stata rivelata la provenienza dei testi ed è stato chiesto loro di indovinare da quale fonte fossero presi.
Gli ebrei vedono Gesù nell’Antico Testamento
Ebrei e rabbini intervistati, hanno reagito spontaneamente e onestamente individuando con sicurezza i passaggi come provenienti dai Vangeli e riferiti a Gesù.
Peccato fossero brani presi dall’Antico Testamento, scritti 700 anni prima di Cristo e che molti cristiani ritengono essere profezie del Nazareno.
Guarda il video pubblicato sul nostro canale YouTube
Per fare un esempio, è stato letto loro il brano di Isaia 53, in cui il profeta parla di un Messia morto per «l’iniquità di noi tutti», che «maltrattato, si lasciò umiliare, come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca».
Ancora più specifico, il brano biblico parla dell’arresto e della condanna di questo individuo, dopo i quali «fu tolto di mezzo» e «gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi». Ma egli, scrive Isaia, «vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del Signore prospererà nelle sue mani».
Un’impressionate parallelismo profetico con quanto accadrà a Gesù di Nazareth secoli dopo.
Per amor di verità va detto che parte del mondo accademico ritiene che il profeta in questo caso si riferisca non al Messia ma ad Israele stesso.
Mentre altri studiosi propendono per una profezia cristiana sottolineando che l’idea della sofferenza di un uomo come espiazione non per i suoi peccati, ma per quelli di altri, è una novità assoluta nell’Antico Testamento. Tant’è che fu ripresa da San Paolo per interpretare la morte di Gesù (Rm 4,25 e 2Cor 5,21).
In ogni caso, gli ebrei intervistati nel video hanno immediatamente pensato che il testo parlasse di Gesù e della sua sofferenza per l’umanità.
Profezie di Gesù nel Libro di Isaia?
Lo stesso è accaduto leggendo Isaia 9,6, in cui si parla di un bambino che nascerà e sarà chiamato «Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace». Anche in questo caso molti partecipanti hanno subito associato il passo al Nuovo Testamento e alla figura di Gesù.
L’amara sorpresa arriva però quando viene rivelata la vera fonte dei testi: tutti i brani letti appartengono all’Antico Testamento, secoli prima della nascita di Cristo.
L’imbarazzo dei partecipanti è evidente, i volti perplessi dicono molto e il fatto che alcuni non abbiano firmato la liberatoria per mostrare il volto è significativo di quanto se la siano presa.
Alcuni intervistati, oltretutto, ammettono di non aver mai letto il Nuovo Testamento e di concentrarsi esclusivamente sul Tanakh, la bibbia ebraica. Nonostante ciò, la lettura di alcuni passaggi biblici li ha portati, inconsapevolmente, a individuare Gesù di Nazareth, rivelando come alcune descrizioni messianiche siano riconoscibili anche senza alcuna formazione cristiana.
Un esperimento sociale molto interessante che mostra come anche per gli stessi ebrei, i testi biblici contengano brani che loro stessi collegano a profezie cristiane, dimostrando una continuità sorprendente tra Antico e Nuovo Testamento.
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12 commenti a Ebrei leggono l’Antico Testamento e scoprono Gesù!
Ora guardo il video…ma è un esperimento geniale!!!
Feuerbach potè affermare che: ” I cristiani sono bravissimi nel trasformare il nulla ordinario in fatti eccezionali.”
Come si applica questa frase all’articolo in questione?
L’ignoranza dei cosiddetti credenti alle loro sacre scritture è fatto ormai acclamato.
Poi: Isaia è del 750 a.C. forse ha lavorato di fantasia e non mi pare che si possa individuare Gesù in ciò che ha scritto.
I credenti appartengono sempre ad una delle seguenti categorie: Profonda ignoranza, grullaggine pesante, ipocrisia schifosa quando hanno studiato.
Asdrubale, gli insulti non sono argomenti. Liquidare i credenti come “ignoranti, stupidi o ipocriti” è facile retorica, ma non getta luce. Ciò che conta è se il testo di Isaia possa essere ragionevolmente letto come se puntasse oltre se stesso.
Anche a prescindere dalla fede, molti studiosi ebrei e non cristiani riconoscono che Isaia 53, con la sua descrizione del Servo Sofferente, si distingue per i suoi dettagli: “Disprezzato e reietto… trafitto per le nostre trasgressioni… dalle sue ferite noi siamo stati guariti”. Il fatto che i cristiani vedessero in queste parole la figura di Cristo non è mera “immaginazione”, ma il frutto naturale del confronto. Il fatto che Isaia sia vissuto secoli prima di Cristo rende questa convergenza ancora più sorprendente.
Si può anche non essere d’accordo con l’interpretazione cristiana. Ma liquidarla come stupidità o ipocrisia non la rende meno influente storicamente o intellettualmente difendibile. Un dibattito serio merita ragioni, non etichette.
Per essere illuminati dalla Parola del Vangelo di oggi, inoltre, ti dico che se hai Gesù nel cuore, hai la luce che illumina anche gli altri, tutti quelli che incontri. Se non hai Gesù, sei senza luce.
Quella luce che pensi d’ avere con i tuoi ragionamenti non illumina molto, anzi riesce addirittura ad ingannare.
Quindi non nascondere la luce che porti nel tuo cuore. Non nascondere Gesù. Nessuno accende una lampada e la copre.
Nessuno porta Gesù nel cuore e lo nasconde.
Siamo figli di un Dio che trasformato un patibolo di morte in uno strumento di salvezza, quindi :)…
L’aforisma di Feuerbach non è un argomento, ma uno slogan. E gli slogan, proprio perché evitano il lavoro del ragionamento, sono utili a coloro che temono la verità ma desiderano mettere a tacere gli altri. La storia del cristianesimo non è la trasformazione del “nulla” in meraviglie, ma il riconoscimento che ciò che sembrava nulla agli occhi del mondo – il servo sofferente, la croce, i pescatori di Galilea – era in realtà l’evento decisivo della salvezza. La ripetizione può persuadere per un certo tempo (tutta la nostra cultura è fondata su questa grande propaganda, grande bugia, una torturante monotonia di frasi fatte), ma solo la verità convince per sempre.
Se da una parte la considero una trovata geniale, dall’altra sono un po’ perplesso: possibile che degli ebrei, incluso addirittura un rabbino, non sappiano riconoscere un testo della Bibbia ebraica? Sarebbe come trovarsi di fronte, prendendo in considerazione soprattutto il rabbino (che dall’abbigliamento si direbbe di corrente ortodossa), un prete che non sappia riconoscere un testo di san Paolo o del Vangelo. Lo trovo un po’ strano ecco. Possibile che si tratti di una traduzione diversa rispetto a quella che conoscono loro (anche se a quanto ne so la nostra traduzione di Isaia si basa comunque sul testo masoretico – confrontato anche con i ritrovamenti di Qumran – così come la loro)? Possibile che siano abituati a leggerlo solo in ebraico e che quindi non abbiano colto che era lo stesso testo che già conoscevano, ma in un’altra lingua?
Marco, non credo che la reazione dei rabbini sia così strana come sembra a prima vista. Diversi fattori possono spiegarla: molti rabbini sono abituati a leggere Isaia solo in ebraico, quindi una traduzione con cadenze cristiane può suonare insolita; secoli di polemiche hanno inoltre educato l’interpretazione rabbinica a evitare di riconoscere nel Servo qualcosa che potesse supportare una lettura cristiana. Ciò che mi ha colpito di più in queste interviste, però, non è stata tanto la questione linguistica quanto il contrasto tra i giovani, che ascoltano con sorpresa e attenzione, e gli anziani, che rivelano – forse senza rendersene conto – come sia stato possibile rifiutare e uccidere l’Agnello di Dio. In fondo, questi incontri sono eloquenti di per sé, e non possiamo fare altro che pregare affinché anche i nostri fratelli maggiori si aprano alla Verità, al Figlio di Dio.
Senza pretendere assolutamente di essere un esperto in materia, un’altra spiegazione potrebbe essere che, da quanto ho capito, gli Ebrei ortodossi tradizionalmente più che la Bibbia leggono e studiano il Talmud e (sempre se ho capito bene), almeno in alcuni casi, considerano tipo un infantilismo degno di compassione occuparsi della Bibbia invece che del Talmud (nel Talmud mi sembra ci sia una massima che dice una cosa tipo: “La Bibbia è acqua; la “Mishna” [tradizione orale] è vino; la “Ghemara” [commento dei rabbini, che insieme alla “Mishna” costituisce il Talmud] è vino aromatizzato”). Nelle liturgie sinagogali del sabato comunque leggono qualche brano come minimo della Torah.
Ribadisco: questo è quello che mi pare di aver capito, ma non sono un esperto della materia.
Giusto due considerazioni:
1) Casomai fosse utile: il video originale è disponibile in più versioni sul canale YouTube “SO BE IT!”.
2) Riguardo all’interpretazione di Isaia 53 che riferisce la profezia al popolo d’Israele e non alla singola persona del Messia, si potrebbe rilevare che nell’ambiente ebraico precristiano queste interpretazioni “collettiviste” pare contenessero comunque riferimenti messianici (cfr. ad es. ciò che si dice qui: https://www.latheotokos.it/modules.php?name=Encyclopedia&op=content&tid=5591).
Gli Ebrei non sono i nostri fratelli maggiori, ma sono solo dei fratelli che hanno deviato dalla retta via: Gesù non ha “insegnato” nessuna nuova religione, ma ha semplicemente ribadito che talune interpretazioni religiose dell’ebraismo del suo tempo erano conformi alla Verità ed altre no.