I non religiosi, non sono lontani da Dio: la nuova indagine

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Il Pew Research Center e l’analisi sui “nones“. Molti non religiosi non sono non credenti in Dio, pregano e seguono le funzioni ma restano distanti per esperienze negative.


 

L’assenza di appartenenza religiosa viene spesso interpretata come sinonimo di ateismo o indifferenza spirituale.

Ma l’indagine appena pubblicata dal Pew Research Center attesta la falsità di questa convinzione.

Lo scorso 5 settembre è apparsa infatti una dettagliata analisi su coloro che si definiscono “non religiosi” (chiamati “nones” in campo sociologico), rilevando una importante quota di persone che mantengono significative convinzioni spirituali, pur senza un’appartenenza religiosa.

Il sondaggio ha coinvolto adulti in 22 paesi in cui i “nones” costituiscono una quota statistica rilevante e si dichiarano atei, agnostici o “niente in particolare”.

 

I non religiosi (“nones”) e la fede in Dio

I risultati emersi sono molti, ma quello più interessante è che in tutti questi Paesi una quota significativa di non religiosi crede in Dio.

Entrando nel dettaglio dei vari Paesi analizzati, emerge che tra i nones, a credere in Dio è il 92% in Brasile, il 76% in Messico, il 62% in Argentina, il 45% negli Stati Uniti, il 27% in Germania, il 24% nel Regno Unito, il 21% in Spagna e il 16% in Italia.

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Tra i non religiosi pochissimi atei

Verrebbe automatico pensare che la restante quota di nones sia quindi “atea” nel vero senso della parola. E invece no.

All’interno dei nones, gli atei “veri” sono una minoranza in tutti i 22 Paesi, ad eccezione di Svezia, Olanda e Australia. Per esempio, in Italia solo l’11% dei non religiosi respinge la fede in Dio, la vita dopo la morte e forme di spiritualità, con percentuali più o meno simili negli USA (8%), Argentina (5%), Canada (14%), Francia (16%), Spagna (18%), Germania (18%) e Inghilterra (20%).

Nel dettaglio, gli atei veri e propri sono una risicata minoranza in tutti i 22 Paesi analizzati, lo Stato che ne ha di più è la Francia con il 21%. Mentre in Germania (9%), Spagna (11%), Canada (10%), Stati Uniti (5%), Italia (11%), Regno Unito (14%), gli atei di fatto sono meno di 1 su 5 tra coloro che si dichiarano non religiosi.

La stragrande maggioranza si definisce “nulla in particolare”.

 

La frequenza di preghiera nei non religiosi

Dati coerenti con la percentuale dei non religiosi che pregano.

In Germania, ad esempio, lo fa il 23% dei nones, di cui il 33% almeno una volta alla settimana. Il 30% di loro si reca a Messa almeno qualche volta.

Il caso più strano è quello della Svezia, dove quasi la metà dei non religiosi (48%) partecipa saltuariamente alle celebrazioni liturgiche. Cifre leggermente inferiore (attorno al 30%) per gli altri Paesi europei e americani.

Proprio poche settimane fa segnalavamo un’altra indagine sulla frequenza di preghiera nei giovani atei, che individuò una quota significativa del 60%! Ne abbiamo parlato in un articolo particolarmente letto soprattutto nella versione inglese di UCCR.

Questi dati sono in coerenza anche con la percentuale di coloro che credono in una forma di vita dopo la morte: in tutti e 22 i Paesi, più di 1 su 5 dei non religiosi crede nell’aldilà, mentre in 7 dei 22 paesi vi aderisce il 50% o più di tutti i nones.

 

Perché i “nones” hanno lasciato la religione

Come abbiamo visto, non sempre l’assenza di fede è la ragione per cui le persone smettono o non hanno un’affiliazione religiosa.

Sempre il Pew Research Center, infatti, nel 2023 rilevava che negli Stati Uniti il 30% di “nones” diceva di non aderire più a una religione per aver avuto “brutte esperienze con persone religiose”, la stessa percentuale degli atei che indicavano questa come ragione principale (32%).

In questa recente indagine, invece, un numero ancora maggiore di “nones” (47%) afferma invece che la disaffezione religiosa è dovuta al fatto che “non apprezza le organizzazioni religiose”.

 

Il quadro che emerge è dunque quello di individui che si distanziano dalle strutture religiose, ma non necessariamente dal sentimento del trascendente o della spiritualità.

Si tratta di persone con desideri profondi e convinzioni esistenziali, che evidentemente non hanno trovato validi testimoni della fede e perciò scelgono una distanza critica. Rimanendo però aperti a interrogativi ultimi e a forme di ricerca che testimoniano un bisogno autentico di senso e di verità.

Autore

La Redazione

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