Il killer di Minneapolis: «Il gender e l’erba mi hanno rovinato la testa»
- Ultimissime
- 02 Set 2025

Il manifesto del killer di Minneapolis, autore della sparatoria nella scuola cattolica. Emerge una lucida follia di un giovane distrutto dall’ideologia gender e dalla dipendenza da droghe.
Era inevitabile che negli USA la sparatoria contro la scuola cattolica di Minneapolis diventasse un caso nazionale.
Gli americani sono noti per le forti polarizzazioni politiche e in queste ore si sta disputando una dura sfida tra media e politici conservatori e controparti progressisti.
L’oggetto del contendere è l’autore dell’attacco alla Annunciation Catholic School lo scorso 27 agosto, il giovane Robin Westman che, dopo aver registrato un delirante video colmo di odio anti-cristiano, ha scaricato 116 colpi di fucile contro i bambini riuniti a Messa.
Le vittime sono tre, Fletcher Merkel (8 anni), Harper Moysk (10 anni) e lo stesso killer che si è suicidato. 18 sono i feriti (di cui due ancora in condizioni critiche).

“Per essere trans ho fatto il lavaggio del cervello”
Si è subito saputo che Westman, oltre che profondamente anti-cristiano, si identificava anche come transgender.
L’area progressista americana si è quindi sforzata di riportare la notizia censurando quasi totalmente questo dettaglio, temendo di risultare politicamente scorretta, mentre l’area conservatrice sta enfatizzato enormemente lo stesso dettaglio (con nomignoli come “transassassino”) anche come moto di reazione al nascondimento.
Come se non bastasse, le indagini della polizia hanno portato alla luce uno scenario estremamente più complesso.
Nelle ore precedenti alla sparatoria, Westman ha infatti mostrato un diario-manifesto in una sorta di cirillico in cui ha incolpato la madre per la sua decisione di uccidere «così tante persone» in una scuola cattolica, dopo che lei lo aveva avvertito che si sarebbe pentito della transizione dal maschile al femminile.
Nella riga successiva, però, il giovane ha dato ragione alla madre, scoraggiando le persone dal lasciare che i propri figli cambiassero genere. Si è anche rammaricato: «Vorrei non essermi mai fatto il lavaggio del cervello» per diventare transgender.
La donna, Mary Grace, aveva infatti accettato di firmare il cambio di nome legale di Westman nel 2020 – da Robert a Robin –, quindi sostenendo almeno apparentemente l’iniziativa del figlio all’epoca minorenne.
Ecco le parole del killer: «Le tue parole, mamma, mi hanno fatto rimanere nel mio disagio, incapace di chiedere aiuto e di ammettere la sconfitta. Avevi ragione, mamma, ma il modo in cui hai gestito la situazione mi ha portato a voler uccidere così tante persone».
In una serie di inquietanti video su YouTube, il giovane ha confermato di essersi pentito di essere stato indotto a «essere trans» e di aver pianificato di tagliarsi i capelli «il giorno dell’attacco» alla chiesa, ma di non averlo ancora fatto perché «sarebbe una sconfitta imbarazzante».
Aggiunge, infatti: «Conservo i capelli lunghi solo perché sono l’ultimo brandello del mio essere trans. Ma sono stanco di essere trans».
Il killer trans e la dipendenza da marijuana
Nel suo delirante scritto, Westman ha anche attribuito la sua violenza all’intenso consumo di Marijuana.
Ha infatti riconosciuto che «il gender e l’erba mi hanno fottuto la testa. Vorrei non aver mai provato a sperimentare con nessuno dei due. Non lasciate che i vostri figli fumino erba o cambino genere finché non avranno diciassette anni». E ancora: «Vorrei poter smettere di fumare, ma non ci riesco!».
In altre parti del testo, fantastica sull’«essere quel mostro spaventoso e orribile che incombe su quei bambini impotenti», confessando ammirazione per il massacro di Sandy Hook del 2012.
Il quadro però, come dicevamo, è ancora più complesso perché in un altro scritto Westman si rivolge alla sua famiglia e ai suoi amici dicendo loro quanto li amasse e che i suoi genitori non avrebbero dovuto incolparsi per come era diventato.
«Non mi avete deluso, mi avete dato tanto», scrive infatti in una lettera rivolta ai genitori. «Apprezzo davvero l’amore che mi avete dato. Sento di essere stato cresciuto per essere una brava persona. Per favore, non pensate di aver fallito come genitori». Ha però comunque aggiunto di «voler» massacrare quei bambini innocenti.
La responsabilità politica e la terapia affermativa
Jason Evert, fondatore cattolico del Chastity Project ed esperto di disforia di genere, ha affermato di credere che Westman «non stesse ricevendo l’assistenza sanitaria mentale di cui aveva bisogno».
Pur senza affermare che i disturbi di genere siano stati il movente dell’attacco, l’esperto ha fatto riferimento a una moltitudine di studi in cui si rileva che le persone che lottano con la disforia di genere spesso soffrono di altri problemi di salute mentale, come il disturbo depressivo maggiore o il disturbo borderline di personalità.
Piuttosto che curare questi pazienti, ha aggiunto, il protocollo olandese applicato negli Stati Uniti prevede l’affermazione dell’identità transgender tramite blocco della pubertà e interventi chirurgici.
«Stiamo così contribuendo a diffondere una malattia invece di curarla», afferma Evert. «Stiamo privando questi giovani di opportunità e strategie per imparare a vivere nel loro corpo. E stiamo somministrando loro ormoni, dicendo loro che possono danneggiare il loro corpo per essere se stessi».
Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che la maggior parte dei bambini risolverà spontaneamente le inclinazioni transgender e che gli interventi chirurgici non risolvono i loro problemi di salute mentale.
Secondo un recente rapporto, 2,8 milioni di persone statunitensi dai 13 anni in su (l’1% della popolazione) in quella fascia d’età, si identifica come transgender.
Ben venga quindi la notizia di queste ore che il Dipartimento di Salute e dei Servizi Umani (HHS) ha avvertito gli Stati americani di rimuovere entro 60 giorni i riferimenti all'”ideologia di genere” dai materiali didattici, pena l’esclusione dai finanziamenti federali.








2 commenti a Il killer di Minneapolis: «Il gender e l’erba mi hanno rovinato la testa»
Ora ho capito perché già non se ne parla più di questo caso
Già,non se ne parla più perché l’omicida è un transessuale e le vittime dei bambini cattolici.Se fosse stato l’opposto,ne avrebbero parlato di continuo affermando che la religione è brutta e cattiva e genera odio.Mi rallegro che al di là di quello che dicono(o non dicono) i media,l’ideologia woke/transgender è al tramonto,finalmente presto si smetterà di confondere e scandalizzare i bambini per meri interessi economici ed ideologici.