Welfare, il “Corriere” scopre che le parrocchie sono insostituibili
- Ultimissime
- 01 Set 2025

L’inchiesta sul welfare delle parrocchie, sempre più insostituibili sul territori italiano. Ma attenzione: non è il cuore della missione della Chiesa, che non va ridotta a ONG assistenziale.
Il welfare italiano poggia sempre più sulle parrocchie, un presidio sociale insostituibile.
È quanto emerge da un approfondimento del Corriere della Sera, curato da Giulio Sensi, sul contributo offerto da Secondo Welfare in un recente convegno della Fondazione culturale San Fedele e dal Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano.
Il “Corriere” scopre il welfare delle parrocchie
Nonostante anche in Italia le reti familiari tradizionali si stiano indebolendo e lo Stato fatichi a rispondere a bisogni crescenti, le comunità parrocchiali restano infatti un punto di riferimento concreto, anche grazie alla capillarità sul territorio.
Dalla grande città al piccolo borgo, ogni area italiana si avvale infatti di un oratorio, un centro d’ascolto, una Caritas parrocchiale. Questa rete permette di intercettare tempestivamente le fragilità, in molti casi ancor prima dello Stato: famiglie senza reddito sufficiente, anziani soli, immigrati in cerca di integrazione, giovani in difficoltà educativa.
A differenza delle istituzioni pubbliche, spesso percepite come distanti e burocratiche, la parrocchia conosce i volti e le storie e sa garantire risposte rapide e personalizzate.
Del welfare delle parrocchie si era parlato già in un libro uscito nel 2024, intitolato Per carità e per giustizia. Il welfare delle parrocchie (EGA 2024), mentre nel 2015 è stato oggetto di un’indagine da parte del Redattore sociale.
L’importanza dell’8 per mille per la carità
Ma da dover arriva il sostegno economico che rende possibile questa carità?
Il Corriere non lo nasconde: dal tanto vituperato 8 per mille, scelto nel 2024 da oltre 17 milioni di italiani, ma anche da donazioni spontanee e contributi locali.
Nell’ultimo anno la CEI ha destinato circa 275 milioni alle attività caritative, distribuiti in mense, doposcuola, ambulatori, sportelli di ascolto, servizi di beni essenziali.
È il volto quotidiano del welfare cattolico di cui tutti usufruiscono, credenti e non credenti, ma di cui poco si parla. Bene quindi che lo si sia fatto nella recente indagine.
Welfare, il contributo delle altre religioni
Il sociologo Maurizio Ambrosini (Università degli Studi di Milano), interpellato dal Corriere, amplia giustamente lo sguardo al ruolo delle religioni in generale, citando le attività dei valdesi e delle comunità musulmane.
Anche il loro supporto è importante ed è un bene ricordarlo. Ma, naturalmente, «il ruolo della Chiesa cattolica è storicamente egemone» nel sostegno al sistema del welfare italiano, precisa Ambrosini.
Al centro quindi tornano le parrocchie, capaci di «compensare» la contrazione di servizi pubblici soprattutto nelle grandi città: «Le religioni sono risorse fondamentali in questo senso», aggiunge l’esperto. E Giulio Sensi chiude: «La religione continua a umanizzare i territori in cui viviamo, anche se con modi forse un po’ diversi rispetto al passato».
Una buona dose di realismo dunque anche sul principale quotidiano italiano anche se, va detto, non è la prima volta che Il Corriere riconosce il capitale sociale della religione e delle parrocchie: una ricchezza silenziosa.
Ma il welfare non è la missione della Chiesa!
Il prossimo passo dei grandi quotidiani dovrebbe però essere quello di non ridurre la presenza della Chiesa a una Ong di solidarietà. Perché se il contributo al welfare è fondamentale, non esaurisce l’essenza della missione parrocchiale!
Nelle stesse strutture dove si distribuiscono viveri o si offre un consulto medico, la gran parte dei cittadini trova infatti un luogo che sa offrire risposta al senso della vita. Ed è questo il tratto distintivo della Chiesa da qualsiasi altra agenzia sociale.
Chi si avvicina alla parrocchia incontra spesso un’umanità toccata dall’incontro cristiano, che a sua volta genera una sovversiva visione antropologica, non riducibile a parametri economici.
Insomma, il welfare non è il cuore della missione della Chiesa: molti che arrivano cercando pane, vestiti e sostegno economico, escono con la percezione di non essere esistenzialmente soli, di essere attesi da sempre e riconosciuti.
Ecco, forse bisognerebbe abituarsi a guardare così le parrocchie, al tesoro più grande che possono offrire: l’incontro con Dio nel volto di coloro che Lo seguono, la certezza che la vita ha un significato, che la sofferenza può essere abitata e trasfigurata, che nessuno è destinato alla solitudine definitiva.
Senza questa dimensione, anche il più efficiente dei welfare resterebbe incompleto.








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