Diane Foley, l’esempio del perdono cristiano che supera l’odio
- Ultimissime
- 01 Set 2025

Il figlio fu decapitato dall’Isis in diretta mondiale. Ma Diane Foley ha respinto l’odio e ha scelto di incontrare l’assassino guardandolo con misericordia. La testimonianza di un altro mondo, di un’altra misura.
Diane Foley, madre di un giornalista rapito e ucciso dall’ISIS, ha recentemente incontrato Leone XIV.
Il suo cammino di sofferenza è testimoniato nel libro “American Mother”, scritto con lo scrittore Colum McCann, dove racconta la sua esperienza di dolore, fede e perdono.
Il figlio, James W. Foley, era un giornalista americano rapito in Siria nel 2012 e poi decapitato il 19 agosto 2014 in una diretta video diffusa in tutto il mondo.
Diane Foley e la misericordia per l’assassino
La donna ha voluto incontrare l’assassino del figlio, Alexanda Kotey, e da questo incontro è nato il libro che ha recentemente presentato al Meeting di Rimini.
E’ stata probabilmente proprio la capacità di superare l’odio che ha colpito Leone XIV, perché la storia di Diane Foley è quella di una madre che ha scelto di rispondere con la misericordia cristiana a colui che ha decapitato il figlio in diretta televisiva.
Nell’intervista a Vatican News ci colpisce molto, innanzitutto, che Diane parli di Kotey chiamandolo per nome.
Racconta di averlo incontrato nel 2021 perché «volevo che Alexanda capisse che le persone scelte come bersaglio cercavano di dare speranza al popolo della Siria: giornalisti, operatori umanitari. Non erano combattenti. Non portavano armi. Volevo conoscesse Jim, che sapesse che tipo di persona e che in un’altra vita sarebbero potuti persino essere amici».
Parlando dell’assassino del figlio, Diane afferma: «Il povero Alexanda aveva perso suo padre da ragazzo, penso che fosse una persona in ricerca, ma ha guardato nei posti sbagliati».
Lei stessa definisce l’incontro un «miracolo», perché «lui mi ha davvero ascoltata, e io ho pregato per la grazia di ascoltare lui. Ed è stata una grazia. Lo Spirito Santo era presente in modo molto profondo. È stata una benedizione. Molto triste, ma è stata una benedizione».
“Credo in un Dio misericordioso”
In un’altra intervista, Diane spiega ulteriormente: «Io credo in un Dio misericordioso, e pregavo per avere una grazia, perché riuscissi anche io a essere misericordiosa e a vedere Alexanda come una persona», non come un assassino.
Gli incontri tra Diane Foley e Alexanda Kotey saranno ben tre e, in uno di questi, la donna percepì il pentimento dell’uomo, «specialmente durante la nostra seconda visita, dopo la quale mi scrisse ben tre lettere ribadendo molte volte il suo rimorso e dicendo quanto fosse dispiaciuto di quello che aveva fatto».
La donna, pur con tristezza, ritiene giusto che sia condannato a vita in prigione ma respinge la pena di morte perché, dice, «finché siamo vivi possiamo imparare, possiamo crescere e cambiare. E spero molto che anche Alexanda alla fine trovi la pace».
La donna ricorda infine con commozione la telefonata ricevuta due giorni dopo la morte del figlio da parte di Papa Francesco, «prima che chiunque dal nostro governo chiamasse».
O è pazza o Qualcuno le ha cambiato la vita
Non c’è molto da dire.
O questa donna è completamente impazzita e andrebbe ricoverata all’istante, oppure è testimone di un metro di giudizio e di misura che non esiste nel mondo e non viene insegnato in nessuna scuola o università.
E’ possibile solo nell’adesione ad una realtà trascendente che trasforma radicalmente la vita, l’incontro con Colui che è capace di cambiare l’odio in misericordia. E’ se cambia: questa è la più grande e convincente prova dell’esistenza di Dio.








2 commenti a Diane Foley, l’esempio del perdono cristiano che supera l’odio
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Grazie di questo articolo! Mi viene in mente che san Silvano del monte Athos affermava categoricamente che il solo criterio della vera unione con Dio è l’amore dei nemici, il perdono.