Siamo davvero liberi? La sfida tra De Caro e Vallortigara
- Ultimissime
- 28 Ago 2025

Al Meeting di Rimini un confronto tra il filosofo De Caro e il neuroscienziato Vallortigara sul libero arbitrio e sul progresso delle neuroscienze. Più che scontro, si può dire accordo.
Siamo davvero liberi?
E’ questo il titolo di uno degli incontri più interessanti del Meeting di Rimini, il tema è quel che David Hume definì il problema più grave, più difficile della filosofia e della scienza. Il libero arbitrio.
Il filosofo Costantino Esposito ha chiamato a confrontarsi due “pesi massimi” italiani sul libero arbitrio, ovvero Mario De Caro, professore di Filosofia morale all’Università di Roma Tre, e Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento.
De Caro: siamo determinati, ma c’è libero arbitrio
Il primo a parlare e a spiegare lo stato attuale della discussione internazionale sul libero arbitrio è stato De Caro, un autore di riferimento e già protagonista di un video esplicativo a difesa della libertà che abbiamo pubblicato sul nostro canale YouTube.
Il filosofo ha sottolineato l’esistenza di un gruppo di filosofi e neuroscienziati che negano la realtà del libero arbitrio, condannandolo all’illusione e alla totale determinazione dell’essere umano.
De Caro ha giustamente citato l’attuale riferimento che è Robert Sapolsky, già oggetto di alcuni articoli su UCCR in cui abbiamo criticamente recensito il suo imponente best-seller “negazionista” intitolato “Determined”.
Il punto, per De Caro, è che, seppur «siamo molto più condizionati nelle nostre scelte di quanto ci piacerebbe credere», basta «un po’ di calma e di raziocinio» per accorgersi che si può «continuare a parlare di libero arbitrio».
Vi sono effettivamente esperimenti che mostrano quanto i fattori esterni e inconsci determinino alcune scelte, ma essi indicano solo che il libero arbitrio è limitato e sottoposto a pressioni costanti e in nessun caso scalfiscono «le scelte consapevoli e riflettute» sulle quali basiamo le nostre vite.
Nell’esercizio del libero arbitrio, conclude De Caro, «è la coscienza di esercitare il libero arbitrio, la coscienza di fare scelte che sono legate al nostro io più profondo, al nostro desiderio di diventare una certa persona».
Il premere un tasto, destro o sinistro, per 50 volte non è affatto il prototipo di una libera decisione. Chi se ne importa? Non è coinvolto l’individuo. «E’ come quando vai a suonare il citofono di un amico con la destra, con la sinistra», spiega il filosofo.
Vallortigara: Libet non smentì il libero arbitrio
L’altro ospite dell’incontro è stato il neuroscienziato Giorgio Vallortigara.
E’ curioso che Vallortigara sia presente per la seconda volta all’evento organizzato da Comunione e Liberazione, in precedenza aveva partecipato all’edizione del 2017 confrontandosi con il suo amico linguista Andrea Moro (cattolico) sull’unicità del linguaggio umano.
Sorprende perché nel 2015 Vallortigara bazzicava invece gli ambienti dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti sostenendo che sia tutti nati creduloni, mentre nel 2013 presentava al Darwin Day di Verona il suo libro “La mente che scodinzola”, in cui un capitolo è intitolato: “E’ l’evoluzione ha creato dio (e non viceversa)”.
Di lui abbiamo parlato anche su UCCR, rispondendo alla sua idea riduzionista che saremmo “nati per credere”.
Frequentare il Meeting di CL non significa aver cambiato idea, sarebbe però curioso domandargli se ancora ritiene che la credenza religiosa sia «un residuo senza una funzione reale» emersa dai meccanismi della selezione naturale, e l’unico motivo per cui non si stata scartata è perché abbia qualche ricaduta positiva.
Nel suo breve intervento, Vallortigara si dimostra in accordo con De Caro.
Il neuroscienziato respinge infatti l’idea che il famoso esperimento di Libet (e altri più recenti) dimostri che il libero arbitrio non esiste, perché «il fatto che in questi esperimenti si chieda al soggetto di giudicare su se stesso l’impulso ad eseguire un particolare movimento non è una condizione né necessaria né sufficiente per il libero arbitrio».
Compatibilità tra libero arbitrio e determinismo
Nella seconda parte si parla di compatibilità tra libero arbitrio e determinismo, un grande classico.
Mentre alcuni negano che il libero arbitrio possa convivere con l’idea che tutte le nostre scelte, le nostre decisioni e le nostre azioni, siano determinate da eventi passati, i filosofi compatibilisti pensano invece che non ci sia alcun problema.
L’esempio di Mario De Caro è la scelta di un piatto specifico al ristorante determinata da eventi precedenti: come l’aver già mangiato la stessa pietanza a pranzo o l’aver già cenato nel medesimo luogo e aver apprezzato quello specifico piatto.
Pur condizionata da questi eventi precedenti, però, la scelta del soggetto resta tuttavia libera «in base alla volontà che ho in quel momento». Quindi, aggiunge De Caro, «se anche noi fossimo determinati – che, diciamolo, poi è altamente probabile- non vuol dire che non esista il libero arbitrio». Scelgo liberamente perché «la mia volontà cosciente è causalmente efficace, io ho le mie ragioni per fare le scelte che sono concausa di ciò che accade».
Ma, direbbe un compatibilista, le ragioni del soggetto non sono l’unica causa in gioco, e tuttavia, conclude il filosofo, «quello è l’esercizio del libero arbitrio che vale anche se sono determinato».
Molto interessante, a conclusione il commento del moderatore Costantino Esposito: «Ma siamo determinati perché siamo nati. Basterebbe questo. Non abbiamo scelto di nascere e questo imprinting iniziale ce lo portiamo sempre addosso, no?».








1 commenti a Siamo davvero liberi? La sfida tra De Caro e Vallortigara
Alcuni sistemi filosofici all’interno della metafisica rendono impossibile l’assolutismo morale, i principi non negoziabili, la legge naturale.
Nominalismo: Se non ci sono universali reali, allora non ci sono nemmeno universali morali. Se non possiamo conoscere verità universali, non possiamo conoscere verità morali universali.
Materialismo: Se tutto è materia, allora non c’è anima che faccia scelte morali.
Determinismo: La negazione del libero arbitrio, spesso conseguenza del materialismo. Se tutto è determinato, allora non c’è responsabilità morale – “que sera, sera”. Non lodiamo né biasimiamo macchine o animali; li prendiamo a calci o li addestriamo. Questa è la logica del comportamentismo: rinforzo positivo e negativo invece di responsabilità morale. Può sembrare efficiente – Machiavelli e Hitler scoprirono entrambi che la paura e il condizionamento possono controllare le società – ma riduce le persone ad animali o macchine.
Panteismo: L’estremo opposto dell’ateismo. L’ateismo nega un Creatore; il panteismo nega la creatura. Se tutto è Dio, allora il peccato scompare, perché non esiste un agente morale distinto per peccare.
Il “compatibilismo” tra libero arbitrio e determinismo può gettare una luce positiva sul “sentimento” che accompagna la scelta, ma senza un principio spirituale rischia di interpretare in modo riduttivo la realtà stessa che pretende di difendere. La risonanza affettiva delle scelte buone (e di quelle cattive) è un segno che le azioni umane trascendono la mera fenomenologia empirica e puntano verso il trascendente.