Contraddizioni nei vangeli, lo studioso cambia idea: irrilevanti!

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Dopo 16 anni, B.D. Ehrman cambia idea: le contraddizioni nei vangeli sono poche e non così importanti. Eppure, da sempre figurano come il suo cavallo di battaglia contro i Vangeli.


 

Quindi, alla fine, le contraddizioni nei vangeli non sono così importanti.

Ci sono voluti 16 anni per ammetterlo ma finalmente anche Bart D. Ehrman, celebre studioso (scettico) del Nuovo Testamento e autore di bestseller, è arrivato laddove i suoi numerosi critici lo stavano aspettando da tempo.

 

B.D. Ehrman e le contraddizioni nei vangeli

Era il 2009 quando B.D. Ehrman (University of North Carolina) pubblicava “Jesus, Interrupted” (HarperCollins 2009), nel quale svelava le divergenze tra gli evangelisti, presentandole come elementi centrali contro l’attendibilità delle narrazioni evangeliche e suscitando grande dibattito nel mondo accademico e religioso.

Come già commentava allora lo studioso Michael Kruger (Reformed Theological Seminary), la preoccupazione piuttosto «cospirazionista» di Ehrman era che i sacerdoti tenessero nascosti i risultati della moderna critica storica sulla Bibbia al popolo, così «Ehrman può presentarsi come un liberatore».

Ovviamente delle contraddizioni nei vangeli si parla da secoli, ben prima di Ehrman ma, commentava ironico Kruger, «sottotitoli come “Svelare i problemi della Bibbia che tutti già conoscono” avrebbe venduto molti meno libri».

La recensione dissacrante di Michael Kruger ebbe il merito di svelare la tendenza clickbait di B.D. Ehrman, cioè creare libri e contenuti multimediali con enorme capacità di attrarre l’attenzione tramite titoli, sottotitoli e immagini accattivanti e costruite ad hoc (quindi esattamente ciò che il 99% degli studiosi seri non sa fare), ma “fallire” poi nei contenuti presentando tesi già note, discusse e poco compromettenti.

 

Le discrepanze si possono armonizzare

E’ quindi significativo che oggi, a distanza di così tanto tempo, lo stesso studioso scettico in un episodio del suo podcast, ammetta che le contraddizioni esistono, ma ne ridimensiona fortemente la portata.

L’intervento inizia secondo lo schema standard di Ehrman: prima era cristiano evangelico e un po’ boccalone, poi studiando i testi sacri ha “scoperto la verità” ed è diventato agnostico (in altri interventi compaiono altre varianti, cioè che avrebbe lasciato la fede non per gli studi ma in quanto scandalizzato dal problema del male).

Poi finalmente inizia la parte sorprendente.

«Non è che ogni versetto sia in contraddizione — spiega —, ce ne sono, ma non si può dire che i Vangeli siano “pieni fino all’orlo” di incongruenze». Ehrman distingue infatti tra “differenze” e “contraddizioni” vere e proprie, sottolineando che molte discrepanze possono essere spiegate o armonizzate senza difficoltà.

Strano, perché proprio lui all’epoca aborriva ogni armonizzazione tra gli evangelisti in quanto ciò avrebbe portato a «creare una propria versione del Vangelo, diversa da entrambe quelle che si stanno leggendo»1B.D. Ehrman, “Jesus, Interrupted”, HarperCollins 2009, p. 22.

Eppure la storiografia antica ha notoriamente dei limiti intrinseci in ciò che può registrare e uno scrittore non poteva dire tutto su un particolare evento. Quindi, quando si considerano più fonti ovviamente si cerca di combinarle assieme. E’ inevitabile per ogni resoconto storico.

Il compito dello storico è proprio quello di ricostruire “ciò che è realmente accaduto” a partire dai documenti a disposizione e B.D. Ehrman si rifiutava di farlo solo con i racconti evangelici.

Ben venga il cambio di prospettiva.

 

«Le contraddizioni nei vangeli sono poche»

Un altro passaggio interessante è sui soliti esempi di contraddizioni nei vangeli che cita da decenni.

Ad esempio, il numero di donne presenti al sepolcro, il luogo dell’apparizione del Risorto (Galilea in Matteo, Gerusalemme in Luca) o la data della crocifissione (vigilia di Pasqua in Giovanni, giorno successivo al pasto pasquale in Marco).

Pur restando, per lui, casi reali di contraddizione, non vengono più considerati il cuore della questione, né un ostacolo alla lettura e comprensione del testo evangelico.

«Queste differenze non sono un problema per la fede, solo per il fondamentalismo», afferma nel video, riferendosi a chi rifiuta categoricamente l’idea che la Bibbia possa contenere errori.

E comunque, aggiunge colui che ha fatto delle contraddizioni tra i vangeli il perno della loro inaffidabilità, «direi che non ci sono troppe contraddizioni in ciò che Gesù dice, nel senso che non è che in un Vangelo dica “amate i vostri nemici” e in un altro dica “no, non amate i vostri nemici”. Non è così, non ci realmente contraddizioni del genere».

Semmai, conclude lo studioso americano, «certamente i testi riportano grandi differenze e a volte queste differenze, anche quando non sono contraddittorie, sono davvero marcate e importanti».

E’ passato dal chiamarle contraddizioni, poi discrepanze e infine differenze.

 

Le contraddizioni evangeliche, un argomento pericoloso

Ma qual è il problema delle differenze tra evangelisti?

E’ proprio la prova che si tratta di fonti indipendenti le une dalle altre, elementi normalmente presenti in tutti i testi dell’antichità, che non furono scritti come moderne trascrizione legali.

Anche oggi, quotidianamente, lo stesso evento viene raccontato molto diversamente dalle varie testate giornalistiche. Ma nessuno mette in dubbio la realtà dell’evento stesso.

E’ noto l’esempio dello studioso Michael R. Licona (Houston Christian University) sull’affondamento del Titanic e sulle contraddizioni dei sopravvissuti2M.R. Licona, in Ehrman–Licona Dialogue on the Historical Reliability of the New Testament, The Best Schools 2016.

C’è chi riferì di aver visto la nave rompersi in due e chi disse che fosse affondata intatta: fu la notte più terribile della loro vita, come poterono sbagliarsi su questo “dettaglio”?

Tra l’altro, B.D. Ehrman non si è mai accorto di quanto sia controproducente incaponirsi sulle contraddizioni nei vangeli come segno di non autenticità. Perché semplicemente, allora, vale anche il contrario.

Come spiegato dal biblista J.P. Meier (Università di Notre Dame), Matteo e Luca non conobbero l’uno il vangelo dell’altro ma per la gran parte del testo il racconto corrisponde e se si seguisse lo schema di Ehrman, bisognerebbe di conseguenza ammettere che ogni coincidenza tra i due diventa storicamente significativa3J.P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Vol. 1, Queriniana 2001,p. 207.

E, infine, la presenza di manomissioni nel testo evangelico (tutta da provare, sia ben chiaro), risulta comunque infinitamente minore di quelle commesse dagli storici ritenuti più affidabili dell’epoca, come Plutarco e Svetonio.

 

Nel finale del video, B.D. Ehrman si smarca dall’accusa di cercare di voler «distruggere la Bibbia».

E’ falso, dice, «ho imparato queste cose al Princeton Theological Seminary, quando ero cristiano. La maggior parte dei miei professori erano ministri ordinati e tutti vedevano queste cose e le riconoscevano: la loro conclusione non era che il cristianesimo fosse un problema».

Ancora una volta, quindi, lo studioso scettico dimostra fortunatamente una visione ben diversa da quella, più polemica e problematica, che aveva animato il suo famoso libro sedici anni fa.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Contraddizioni nei vangeli, lo studioso cambia idea: irrilevanti!

  • Francesco ha detto:

    Da, ogni tanto si ravvede… deve ancora capire che la divinità di Cristo è da Lui stesso più volte dimostrata in tutti i Vangeli, ma ci arriverà. Quanto alle contraddizioni, interessantissime le osservazioni della scuola spagnola con il biblista Garcia che, mi pare, dimostra come alcune potrebbero essere dovute al passaggio dalle fonti originali ebraiche e aramaiche al testo greco!