Albania, gli affreschi sopravvissuti alla furia ateista
- Ultimissime
- 18 Ago 2025

In una piccola chiesa compaiono antichi affreschi nascosti sotto l’imbiancatura. Sopravvissuti alla dittatura atea dell’Albania di Hoxha, quando le chiese furono distrutte e i religiosi perseguitati.
Avevano cercato di coprirli con uno strato di intonaco bianco.
Recenti scavi in una piccola chiesa in Albania hanno riportato alla luce degli affreschi bizantini, nascosti sotto pareti imbiancate.
Gli affreschi del XIII secolo sotto l’intonaco
Si tratta della chiesa di San Nicola a Mesopotamo e i dipinti murali risalgono al XIII secolo. Raffigurano figure di santi dipinte con colori vivaci di origine vegetale a un’altezza di otto metri, una caratteristica che ha contribuito alla loro conservazione per centinaia di anni.
Il Monastero di San Nicola sembra sia stato costruito durante il regno dell’imperatore Costantino Monomaco, intorno al 1050 d.C.
La furia distruttrice dell’Albania atea
L’edificio che fu tra le poche chiese sopravvissute al regime ateo di Enver Hoxha, rimanendo come monumento culturale intatto, mentre altrove venivano demoliti e convertiti quasi tutti i luoghi di culto.
L’Albania fu la prima nazione al mondo a proclamarsi ufficialmente atea, sancendo nel 1967 – e poi con l’articolo 37 della Costituzione del 1976 – che «lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per radicare nella popolazione una visione materialistico‑scientifica del mondo».
Ogni espressione religiosa fu sistematicamente oscurata o distrutta e la furia iconoclasta di Hoxha si abbatté sui credenti: quasi tutte le chiuse e le strutture religiose furono distrutte o convertite: si stima che circa 2.200 tra chiese, moschee e monasteri furono distrutti o trasformati in magazzini, centri culturali e palestre.
I sacerdoti vennero brutalmente perseguitati: oltre 200 incarcerati o esiliati, centinaia di sacerdoti, imam e frati vennero torturati o condannati a morte, specialmente i cattolici associati al Vaticano, etichettati come «fascisti».
Persino sposarsi in chiesa, celebrare battesimi o conservare oggetti religiosi divenne reato: chi veniva trovato con Bibbie, icone o testi sacri rischiava fino a dieci anni di carcere.
Soltanto alla caduta del comunismo, a partire dal 1990, fu consentita nuovamente la libertà di culto.
La Chiesa cattolica, quella ortodossa e persino le comunità evangeliche iniziarono una riorganizzazione quasi da zero: migliaia di chiese vennero riaperte o ricostruite, i seminaristi furono ri-ordinati e i martiri riconosciuti (tra cui i 38 cattolici beatificati da Papa Francesco nel 2016).
Simbolo di una resistenza della fede
In questo contesto di accentuata secolarizzazione (alla faccia di chi sostiene che nessuno è mai stato perseguitato nel nome dell’ateismo), la sopravvivenza di una piccola chiesa è più che rilevante.
Gli affreschi ricomparsi e restaurati rappresentano così il simbolo di una resistenza culturale e di fede che, malgrado la repressione secolare, non fu del tutto cancellata.








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