Il boom di influencer cattolici inquieta i protestanti
- Ultimissime
- 17 Ago 2025

La rivista “American Reformer” in allarme per l’ascesa degli influencer cattolici e per le numerose conversioni di famosi content creator.
Negli ambienti protestanti la tensione è alta dopo il Giubileo dei giovani e quello degli influencer cattolici.
In un articolo uscito il 1 agosto scorso, subito dopo il raduno a Roma dei missionari digitali a Roma -di cui ci ha parlato Pietro Calore nel suo blog-, la rivista “American Reformer“ ha sottolineato alcune preoccupazioni.
Si tratta di un organo di stampa di riferimento del mondo protestante calvinista americano e l’autore dell’articolo, Mike Sabo, richiama l’attenzione su quanto sia urgente confrontarsi con la crescente influenza dei missionari cattolici online piuttosto che lamentarsene in tono difensivo.
Preoccupazione per l’ascesa degli influencer cattolici
Sabo osserva, ad esempio, che importanti esponenti del protestantesimo storico sul web, come lo YouTuber Cameron Bertuzzi e l’autore Casey J. Chalk, sono tornati «a casa, a Roma». E lo stesso dicasi per molti millenial famosi, come Sydney Johnston (battezzatasi nel dicembre scorso a Notre Dame)
Inoltre, rileva che i più seguiti commentatori politici di destra, come Jack Posobiec, Matt Walsh, Michael Knowles, siano cattolici e non lo nascondano affatto (così come il vicepresidente americano JD Vance). «Per qualche ragione», aggiunge, «negli ultimi decenni i protestanti hanno ceduto gran parte dello spazio pubblico ai cattolici».
Un recente articolo su The Daily Signal sostiene addirittura che il cattolicesimo stia diventando la nuova chiesa ufficiale negli Stati Uniti.
Il New York Post invece raccontava qualche mese fa che «i giovani si stanno convertendo in massa al cattolicesimo».
Opportunità e rischi per i missionari digitali
Ora, naturalmente la situazione non è affatto così rosea e le proclamazioni dei media vanno sempre trattate con scetticismo. Fa bene Mike Sabo a ridimensionare i numeri.
Tuttavia se il fenomeno ha stimolato una reazione dentro il mondo protestante, cominciando a leggere con maggiore attenzione le ragioni di fondo che spingono alla conversione cattolica, qualcosa di veroci deve essere.
Anche la Santa Sede si è accorta della grande opportunità di questi missionari digitali di raggiungere periferie inesplorate e irraggiungibili ed è importante che il Dicastero per la Comunicazione stia implementando progetti per guidare, fornire loro consigli e strumenti adeguati.
I rischi maggiori, a nostro avviso, sono di glorificarsi nella vanità davanti ai crescenti numeri dei follower (ne abbiamo parlato), oltre al pericolo che la dimensione digitale finisca per oscurare o diventare un surrogato della presenza fisica, dell’incontro concreto, della relazione personale.
Citando le riflessioni del giovane filosofo Pietro Calore, testimone diretto del Giubileo degli influencer, «l’esperienza digitale deve rappresentare solo un booster di quella “analogica” – evito a posta di dire “reale” – la quale riserva emozioni e legami umani non altrimenti surrogabili».
I protestanti studiano i cattolici
Ma la goccia che ha scosso i fratelli riformati sembra essere stata, da ultimo, l’annuncio della Santa Sede della proclamazione di un celebre convertito del secolo scorso, John Henry Newman, a Dottore della Chiesa.
La rivista protestante sprona quindi i propri leader a focalizzarsi sui punti controversi della teologia, della storia e delle pratiche cattoliche, sottolineando che le carenze dei protestanti in questi ambiti attirano semplicemente convertiti verso Roma.
Dall’altro canto, si critica la crescente «apologetica pop-cattolica» e gli «infiniti flussi, podcast e post» di «podcaster e scrittori cattolici, la maggior parte dei quali sono essi stessi convertiti» per la loro missione evangelizzatrice verso i protestanti, basta -almeno da quanto scrive Mike Sabo- su argomenti fuorvianti e poca «familiarità con le confessioni, i catechismi o gli insegnamenti del protestantesimo ortodosso classico».
La “sfida” lanciata dalla rivista protestante è più che mai salutare, obbliga senz’altro anche i missionari digitali cattolici ad approfondire ancora di più le basi della loro fede.
Un dibattito alto e rispettoso, lungi dall’essere sterile, spinge infatti ad una continua revisione della propria identità e ad un rinnovato impegno intellettuale e culturale.








0 commenti a Il boom di influencer cattolici inquieta i protestanti