Il Financial Times come Francesco: i cani rimpiazzano i bambini

cani bambini

Serve un giusto equilibrio tra l’amore per gli animali, l’affetto per i cani e il valore dei bambini. Il Financial Times dà ragione a Papa Francesco, molto contestato quando ne parlò.


 

Il Financial Times scorge un pericolo e dà ragione a Papa Francesco.

Si parla non solo dell’ormai noto declino demografico, ma di un processo diffuso: gli animali da compagnia assumono sempre più ruoli che erano riservati ai figli e ai nipoti.

 

Cani e bambini, la denuncia del Financial Times

L’autorevole quotidiano britannico cita come esempio il nuovo hotel Dog Relais all’aeroporto di Fiumicino, in Italia, con raffrescamento a pavimento, oli aromatici, giardini privati e massaggi all’arnica.

L’esempio è usato come testimonianza di quanto l’attenzione economica ed emotiva degli italiani sia ormai più riversata sugli animali da compagnia che sui bambini.

Nel 2022, la spesa dedicata alla cura degli animali nel nostro Paese ha raggiunto i 6,8 miliardi di euro, una cifra investita in affetto verso gli amici a quattro zampe ma che potrebbe raccontare anche una solitudine silenziosa, un desiderio di cura che forse non trova risposta nella crescente aridità demografica.

A ciò si aggiungano i vari e curiosi servizi esclusivi dedicati a Fido, come l’organizzazione di solenni cerimonie funebri.

Certo, non ne faremmo una questione esclusivamente italiana. Si consideri che il 40% delle famiglie dichiara di avere almeno un animale, mentre nel Regno Unito e negli Stati Uniti le percentuali superano il 60%.

Il problema non è che siano diventati da semplici creature a “centri di affetto” anzi, per tantissime persone risultano spesso l’unica forma di compagnia durante la giornata.

 

Uno studio: denatalità e eccessiva cura per gli animali

Il risvolto etico più significativo è invece quello denunciato più volte da Papa Francesco, cioè l’esistenza di un predominante squilibrio.

In diversi suoi interventi, contestatissimi, Bergoglio osservava che cani e gatti cominciano a occupare spazi emotivi che un tempo erano destinati ai bambini. Per chi non lo sapesse, si tratta di un aspetto indagato anche dalla letteratura scientifica.

Proprio recentemente su European Psychologist una revisione di studi ha analizzato il fenomeno del considerare i propri cani come figli, attribuendo loro ruoli infantili.

I ricercatori lo hanno spiegato tramite ipotesi evolutive e culturali secondo cui proprio a causa dei cambiamenti come la denatalità, abbiamo reindirizzato i bisogni biologici di nutrire e prendersi cura dei bambini verso gli animali.

 

I discorsi di Francesco su cani e bambini

Già nel 2014, un anno dopo l’elezione, Francesco tuonava non a caso contro la cultura del benessere che ci ha convinto che è meglio non avere figli, ed «è meglio forse – più comodo – avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino. E alla fine questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine».

Due anni dopo, nel 2016, trasformò il concetto sulla mancata compassione verso i bisognosi: «A volte si prova questo sentimento verso gli animali», disse durante un’udienza, «e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno…così non va».

L’intervento più noto è stato quello pronunciato nel 2023 presso gli Stati Generali della Natalità, in presenza della premier Giorgia Meloni. Introducendo la sua riflessione, Francesco ricordò un episodio accaduto al suo segretario che si è avvicinato per benedire un bimbo in un passeggino accorgendosi però che al suo interno c’era un cagnolino.

Lo stesso, disse Bergoglio, capitò a lui stesso durante un Udienza:

«Sono arrivato davanti a una signora, cinquantenne più o meno; saluto la signora e lei apre una borsa e dice: “Me lo benedice, il mio bambino”: un cagnolino! Lì non ho avuto pazienza e ho sgridato la signora: “Signora, tanti bambini hanno fame, e lei con il cagnolino!”. Fratelli e sorelle, queste sono scene del presente, ma se le cose vanno così, questa sarà l’abitudine del futuro, stiamo attenti».

Pochi mesi dopo ribadì: «Sembra che le famiglie preferiscano avere dei cagnolini o dei gatti e non dei figli: è la “cultura veterinaria”. Stiamo attenti a questo. È questa l’eredità che lasciamo?».

Nel 2024, infine, Papa Francesco bacchettò specificatamente l’Italia: «Vedo che ci sono alcuni bambini lì: è bello questo, in una cultura dove si privilegia avere cagnolini o gatti e non bambini. Dobbiamo bastonare un po’ l’Italia!».

 

Amore per animali e i bambini: serve equilibrio

Nelle parole del Papa non c’era affatto una condanna sterile a cani e animali come alcuni sostenevano (lo stesso suo predecessore possedeva un gatto bellissimo, tra l’altro).

Bergoglio non ha nemmeno mai detto che questa sproporzione di affetto sia sempre presente, esistono infatti tante famiglie con figli che beneficiano anche della compagnia di animali.

L’invito di Francesco era apprezzare il valore unico della vita umana, avere una priorità di valori e riconoscere la differenza ontologica con gli esseri animali. Che vanno amati e rispettati, ma anche distinti dal valore e dalla speranza di rinascita che la presenza di un bambino porta con sé.

 

Dopo tante critiche apparse sui media quando Francesco pronunciò questi moniti, oggi il Financial Times sembra dargli ragione.

L’insegnamento resta lo stesso: rimpiazzare la vita di un bambino con l’affetto agli animali rischia di riflettere uno squilibrio emotivo e sociale che non possiamo ignorare e non ci possiamo permettere.

Autore

La Redazione

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