Sindone: nuovo studio indica un’origine tramite radiazioni

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La ricerca supporta la tesi che l’immagine della Sindone sia nata a seguito dell’emissione di radiazioni. Lo studio di Thomas McAvoy è stato ignorato dai media, UCCR lo ha contattato.


 

Il dibattito sulla Sindone non muore mai, nonostante si giochi ad armi impari.

Da una parte, l’imponente apparato mediatico ha dato rilievo internazionale al recente studio di Cicero Moraes, secondo cui l’immagine della Sindone corrisponderebbe a quella prodotta dal contatto con una scultura a bassorilievo, mostrando meno distorsione anatomica e maggiore fedeltà ai contorni osservati.

Una ricerca che, come abbiamo documentato, però ha riciclato vecchie informazioni -la teoria dell’immagine come proiezione ortogonale è già nota dai primi studi di Vignon e Delage del 1902!-, è piena di errori maldestri e ignora volutamente (da ammissione dell’autore) la spiegazione delle caratteristiche fotografiche della Sindone e delle macchie di sangue.

Nessuno invece ha riferito di un altro studio sulla Sindone, pubblicato sull’International Journal of Archaeology nel giugno scorso da Thomas McAvoy, professore emerito di Ingegneria chimica e biomolecolare presso l’Università del Maryland.

 

Nuovo studio: la Sindone formata tramite radiazioni

L’autore è un esperto internazionale di Analisi delle componenti principali (PCA), una tecnica di approccio ai dati complessi utilizzata nell’ambito del machine learning e dell’analisi di immagini.

Applicando questa tecnica alla Sindone, McAvoy ha concluso a supporto della tesi che la formazione dell’immagine sindonica sia nata a seguito dell’emissione di radiazioni.

Contattato da UCCR, l’ingegnere chimico ci ha spiegato che l’immagine sindonica è formata dai tre colori di base (rosso, verde e blu, quindi di tipo RGB), ciascuno con una sua intensità. Normalmente, per analizzarle bisognerebbe considerare tutte e tre queste informazioni insieme ma l’applicazione della tecnica PCA permette di ottenere lo stesso risultato guardando solo alla somma di questi valori.

Così, spiega McAvoy, analizzando le immagini in luce bianca, «l’immagine ottenuta evidenzia proprietà tridimensionali, mentre l’analisi dell’intensità monodimensionale delle immagini UV della Sindone dimostra che i legami molecolari del tessuto variano a seconda della zona della Sindone.

Altri studi, compresi quelli dell’autore, dimostrano inoltre che vari tipi di radiazione (come scarica elettrica, radiazione UV intensa o neutroni) possono modificare le proprietà del lino.

Perciò, ci spiega McAvoy, «la mia ricerca fornisce un forte supporto all’ipotesi che nella formazione dell’immagine della Sindone sia stato coinvolto un processo di radiazione».

 

Quali tipi di radiazioni sulla Sindone

Ma che tipo di radiazione?

Nel suo studio, l’autore ne menziona quattro che possono causare variazioni nell’intensità della fluorescenza UV del lino, come quelle osservate nella Sindone. La scarica a corona, la radiazione ultravioletta profonda, la radiazione neutronica e la radiazione gamma (quest’ultima si è scoperto, nel frattempo, che non influisce sulla fluorescenza UV del lino).

Secondo l’ingegnere americano, è probabile che nella formazione dell’immagine sindonica «siano stati coinvolti più tipi di radiazione». In particolare:

  • La scarica a corona potrebbe aver prodotto l’immagine e al tempo stesso generato una radiazione neutronica;
  • La radiazione neutronica può spiegare i risultati della datazione al radiocarbonio in epoca medievale, ma non può generare l’immagine;
  • La radiazione ultravioletta profonda può riprodurre la colorazione dell’immagine della Sindone, ma non giustifica la datazione medievale del tessuto;

«Pertanto, a mio avviso», ci comunica McAvoy, la formazione dell’immagine sembra essere dovuta al contributo di più tipi di radiazioni.

 

La Sindone e le caratteristiche uniche e inspiegabili

L’ingegnere statunitense ha inoltre confermato le caratteristiche sorprendenti e inspiegabili della Sindone, cioè il comportamento come negativo fotografico, le proprietà tridimensionali e una fluorescenza UV variabile.

«Non sono a conoscenza di altre immagini o reperti con tali caratteristiche», confessa McAvoy, e «ancora oggi, con tutte le nostre conoscenze tecniche, nessuno è riuscito a riprodurre l’immagine della Sindone con tutte le sue peculiarità».

Tra l’altro, ancora più sorprendente, la Sindone si comporta come un negativo fotografico ad eccezione delle macchie di sangue, le quali «risultano positive e sotto di esse non vi è immagine, una possibile interpretazione è che il sangue si sia depositato sul telo prima della formazione dell’immagine».

 

Quali studi non distruttivi possono essere svolti

Abbiamo infine chiesto a Thomas McAvoy quali studi non distruttivi si potrebbero svolgere sulla Sindone per proseguire le indagini.

La sua risposta è stata la datazione al radiocarbonio del materiale carbonizzato prelevato nel 2002 da varie zone della Sindone.

Infatti, ci spiega, «se la Sindone fosse stata esposta a radiazioni neutroniche questa nuova datazione dovrebbe mostrare variazioni di età a seconda della posizione sulla Sindone. Se invece la data risulterà medievale, confermerebbe i risultati della datazione del 1988».

Infine, si potrebbero eseguire nuove analisi di spettroscopia ultravioletta su varie aree della Sindone, come quelle realizzate nel 2002 (ma ancora non pubblicate).

 

L’accoglienza dello studio tra gli esperti della Sindone

Prima della pubblicazione di questo articolo, UCCR ha sottoposto lo studio di McAvoy a uno dei principali esperti scientifici nella formazione dell’immagine sindonica, il quale ha manifestato alcune riserve sulla validità generale delle conclusioni trattandosi di un lavoro di tipo reverse engineering.

Tuttavia, ci riferisce, diversi aspetti dell’indagine dell’ingegnere americano «sono interessanti e meriterebbero un approfondimento». Avremo perciò modo di riparlarne tra qualche settimana.


 


AGGIORNAMENTO 14/08/2025

Il nostro approfondimento è stato ripreso dalle principali agenzie di stampa (e da qualche testata nazionale), a cominciare dall’ANSA. E’ importante che l’informazione mediatica sulla Sindone sia pluralista e non venga data esclusiva visibilità soltanto alle tesi e agli studi contrari all’autenticità.


 

AGGIORNAMENTO 15/08/2025

L’articolo è stato pubblicato anche nella versione inglese di UCCR.

Autore

La Redazione

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4 commenti a Sindone: nuovo studio indica un’origine tramite radiazioni

  • Maurizio ha detto:

    Titolo: Sindone: nuovo studio indica un’origine tramite radiazioni
    Svolgimento: “UCCR ha sottoposto lo studio di McAvoy a uno dei principali esperti scientifici nella formazione dell’immagine sindonica, il quale ha manifestato alcune riserve sulla validità generale delle conclusioni”

  • KT ha detto:

    La migliore teoria [scientifica] “della radiazione” sull’origine della Sindone è quella di Nicholas Allen. A prima vista questa teoria è incredibile (e purtroppo poco conosciuta), ma poi – visti i risultati prodotti e la quantità di dettagli “miracolosi” che spiega – si finisce per considerarla innegabile.