25 anni fa Ratzinger scosse il mondo e il relativismo religioso
- Ultimissime
- 06 Ago 2025

Quando il prefetto Joseph Ratzinger pubblicò la “Dominus Jesus” e sconvolse il relativismo religioso e (il falso) ecumenismo. Il 6 agosto 2000 la Chiesa non rinunciò all’identità cattolica senza danneggiare il dialogo interreligioso.
Il 6 agosto 2000, Joseph Ratzinger disturbò il sonno di moltissime persone.
Venticinque anni fa esatti, infatti, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida esperta del futuro Benedetto XVI, pubblicò la “Dominus Iesus“, scatenando durissime reazioni.
Polemiche generate, tra l’altro senza l’ausilio dell’amplificazione dei social: oggi sarebbero state devastanti.
Ratzinger ed il relativismo religioso
Il card. Ratzinger ebbe il coraggio di riaffermare con forza ciò che la Chiesa ha sempre creduto: che Gesù Cristo è l’unico Salvatore dell’umanità, e che nella Chiesa cattolica sussiste in modo pieno la Chiesa fondata da lui.
Non era una novità dottrinale. Non c’era nulla di “nuovo” nella Dominus Iesus per chi conosceva il Magistero della Chiesa.
Ma il fatto stesso che fosse necessario ribadire l’unicità salvifica di Cristo e il ruolo imprescindibile della Chiesa dimostrava quanto l’ambiente teologico e culturale fosse già permeato da una visione relativista-pluralista, nella quale ogni religione veniva considerata come un cammino valido alla pari degli altri.
Va detto anche che a quell’epoca, similmente a come accaduto con Papa Francesco, alcuni gesti dell’allora Papa Wojtyla crearono l’impressione che la Chiesa cattolica stesse cedendo al relativismo.
Si ricordano ad esempio gli incontri rispettosi e basati sulla reciprocità con i capi di altre comunità di fede, il famoso bacio del Corano del 1999 e, soprattutto, l’Incontro interreligioso di Assisi de 1986.
Da qui nacque probabilmente l’esigenza da parte della Congregazione per la dottrina della fede (con l’avvallo dello stesso Wojtyla!) di un chiarimento radicale anche sull’ecumenismo.
In quel contesto, la dichiarazione rappresentò una doccia fredda, una sveglia, una sfida. Altrettanto fece la Sintesi pubblicata qualche mese dopo dallo stesso ex Sant’Uffizio, entrambe espressamente approvata da San Giovanni Paolo II.
La “Dominus Iesus”: solo Cristo e solo la Chiesa cattolica
Il punto centrale del documento era semplice quanto dirompente: Gesù Cristo è il solo mediatore tra Dio e gli uomini, e la salvezza non può avvenire indipendentemente da Lui.
Ma il vero obbiettivo del pronunciamento fu negare il presupposto relativista secondo cui nessuna religione può rivendicare per sé la verità completa, ma che tutte, nella migliore delle ipotesi, riconoscano solo parti della verità divina.
Quello che la “Dominus Iesus” definì «l’atteggiamento relativistico nei confronti della verità, per cui ciò che è vero per alcuni non sarebbe vero per altri».
Così, si legge, «esiste un’unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui», la quale «è necessaria alla salvezza», in quanto Cristo -mediatore e via della salvezza stessa- «si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa»
La reazione del mondo alla “Dominus Iesus”
Frasi che ebbero un effetto incendiario sull’opinione pubblica di allora, sui giornali in particolare, e sul mondo in generale.
Innumerevoli rappresentanti ecumenici si stacciarono le vesti e piovvero, per mesi, fiumi di parole, comunicati e prese di distanza. Ma nulla fu ritrattato.
Si pensi solo a cosa sarebbe potuto accadere in un’epoca social come la nostra: uno scisma sarebbe stato forse l’epilogo meno grave.
La Chiesa e il valore delle altre religioni
Ma rileggendola oggi, la “Dominus Iesus” fu attenta a preservare il valore del dialogo interreligioso sottolineando continuamente, ad esempio, che le altre religioni possono contenere «elementi di verità e di bontà» e che vi può essere «la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini» anche non formalmente membri della Chiesa cattolica.
Questo in quanto «la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale».
Dio dona questa grazia, infatti, «attraverso vie a lui note» ma, sottolineò la Congregazione per la dottrina della fede, «è chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni».
Al netto di ciò, si considerò che le altre religioni non sono vie autonome né equivalenti di salvezza e la Dichiarazione ribadì «la fede cattolica circa la piena e completa rivelazione in Gesù Cristo del mistero salvifico di Dio».
E ancora: le comunità protestanti che «non hanno conservato l’Episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico» non possono essere definite “Chiese” in senso proprio perché mancano della successione apostolica e di un’adeguata comprensione sacramentale. Tuttavia, si precisò ulteriormente, i battezzati di tali realtà vivono «una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa Cattolica».
Con la sua proverbiale delicatezza, Ratzinger valorizzò ulteriormente «gli elementi di religiosità che fanno parte di quanto opera lo Spirito nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni», ma non rinunciò ad aggiungere che alle varie tradizioni religiose non può tuttavia «essere attribuita l’origine divina e l’efficacia salvifica, che è propria dei sacramenti cristiani».
Anzi, alcuni riti dipendenti da superstizioni o da altri errori «costituiscono piuttosto un ostacolo per la salvezza».
In definitiva, pur nel «sincero rispetto» con cui la Chiesa considera «le religioni del mondo», l’ex Sant’Uffizio escluse «radicalmente quella mentalità indifferentista improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l’altra”».
Citando infine i padri del Concilio Vaticano II, si ribadì che «l’unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla tra tutti gli uomini», i quali sono tenuti a cercare la verità, «specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla».
Il vero ecumenismo parte dall’identità cattolica
Tutto ciò che poteva e può apparire duro o scomodo agli occhi del mondo moderno fu ribadito come un atto di fedeltà alla verità. Fu proprio questo il merito di Ratzinger: non si lasciò intimidire dalle reazioni indignate o dalle accuse di chi lo definì “chiuso” o “intollerante”.
Con la sobrietà di un teologo e la fermezza di un pastore, volle evitare che il dialogo interreligioso si trasformasse in una resa culturale o, peggio ancora, in un’abdicazione alla verità rivelata. Il dialogo è possibile e doveroso, ma non a costo della verità.
La Chiesa rispetta la scelta di ogni uomo, ogni ricerca autentica di Dio. Ma non può tacere su ciò che ha ricevuto: l’annuncio che in Gesù Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.
Come detto, il clamore mediatico che seguì la pubblicazione della Dominus Iesus fu enorme. Si parlò di tradimento del cammino ecumenico, altri temettero un’interruzione delle relazioni interreligiose.
Ma, col senno di poi, si riconosce che quel testo fu necessario. Non certo per creare inutili divisioni, ma per impedire dannose e deleterie confusioni.
Non esiste nessun ecumenismo, nessun dialogo tra religioni se non si parte dalla verità. E’ un punto ribadito, paradossalmente, da Papa Francesco, a sua volta accusato di relativismo per alcuni suoi gesti conciliatori e alcune sue controverse interviste.
Eppure, Francesco in un monumentale passaggio spiegò:
«Un sincretismo conciliante sarebbe in ultima analisi un totalitarismo di quanti pretendono di conciliare prescindendo da valori che li trascendono e di cui non sono padroni. La vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa, ma aperti a comprendere quelle dell’altro e sapendo che il dialogo può arricchire ognuno. Non ci serve un’apertura diplomatica, che dice sì a tutto per evitare i problemi, perché sarebbe un modo di ingannare l’altro e di negargli il bene che uno ha ricevuto come un dono da condividere generosamente. L’evangelizzazione e il dialogo interreligioso, lungi dall’opporsi tra loro, si sostengono e si alimentano reciprocamente» (Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium“)
La Chiesa del futuro ha bisogno di questa chiarezza.
La voce profetica di Ratzinger nella “Dominus Iesus” rimane una faro, un atto di amore per la verità della fede cattolica, che è universale proprio perché non si svende e non cede alle mode relativistiche del mondo.








2 commenti a 25 anni fa Ratzinger scosse il mondo e il relativismo religioso
Segnalo un refuso nel testo: avallo, non avvallo.
Grazie per l’attenzione, refuso corretto