Sparò a Gesù e Maria, a processo l’ex leader dei Verdi
- Ultimissime
- 24 Lug 2025

Sanija Ameti, ex leader dei Verdi Liberali Svizzeri e convertita all’Islam, finisce a processo per “perturbamento della libertà di culto” e “violenza simbolica” contro i cristiani. Aveva sparato a un’immagine della Vergine Maria.
La procura di Zurigo ha formalizzato l’accusa contro Sanija Ameti per gli spari contro un’immagine sacra raffigurante Gesù e Maria.
Il fatto è avvenuto nel settembre 2024, quando Ameti, classe 1992, era membro direttivo dei Verdi Liberali Svizzeri (GLP) e convertita all’Islam, un gesto deliberatamente provocatorio che ha sollevato un’ondata di sdegno.
Il folle gesto di Sanija Ameti e le reazioni
La donna si era armata di una pistola e di proiettili e aveva usato come bersaglio il volto della Vergine Maria con in braccio un piccolo Gesù. Fu lei stessa a vantarsi del gesto pubblicandolo sui Instagram, salvo poi rimuoverlo dopo aver suscitato una dura reazione dal mondo social e dall’opinione critica pubblica.
Intervenne anche la Conferenza episcopale svizzera, condannando il gesto come “inaccettabile” e lesivo dell’immagine della persona umana. In molti hanno sottolineato che se lo stesso episodio fosse avvenuto a parti invertite, usando ad esempio Maometto come bersaglio, probabilmente l’autore del gesto sarebbe già stato ammazzato.
Le conseguenze per Sanija Ameti e il processo
Ameti si è scusata pubblicamente, ma non è bastato a contenere le ripercussioni del gesto tanto grave e violento. Oltre a essere stata licenziata dall’agenzia di pubbliche relazioni in cui lavorava, ed è stata costretta a dimettersi anche dalla dirigenza cantonale dei GLP.
A ciò si è aggiunta la procura di Zurigo che proprio in questi giorni ha chiesto una pena pecuniaria condizionale: 100 aliquote giornaliere da 100 franchi, con la possibilità di sospensione per due anni, oltre a una multa di 2.500 franchi. E’ evidentemente una sanzione di tipo dissuasivo e riabilitativo, più che punitivo.
L’imputazione si basa sull’accusa di perturbamento della libertà di credenza e di culto e, in particolare, dell’aver “ridicolizzato, sminuito e insultato” il sentimento religioso cristiano e di aver dimostrato una “violenza simbolica” contro persone che si riconoscono nell’immagine che ha deturpato senza motivo.
Il processo, previsto nei mesi a venire, servirà a chiarire fino a che punto la legge si spingerà nel proteggere il sentimento religioso e in quale misura la “protesta iconoclasta” possa trovare spazio in una società democratica che rispetti la libertà, ma non a scapito della dignità altrui. Il Ministero pubblico intende prendere parte al processo, evento particolarmente insolito.
Per una volta l’offesa ai cristiani non è ignorata
Sanija Ameti ha pagato e sta personalmente pagando per il suo folle gesto, non c’è bisogno di ulteriore accanimento contro di lei.
Rimane la soddisfazione nel considerare che, almeno per una volta, un’azione violenta contro i simboli cristiani e la sensibilità religiosa non è stata né ignorata, né sminuita.
Manteniamo solo il lecito dubbio che se l’episodio si fosse svolto all’interno di un teatro sarebbe stato giustificato, difeso e celebrato come espressione artistica, così come accadde quando Andres Serrano immerse un crocifisso in un bicchiere contenente la sua urina.








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