Padre Romanelli, il coraggio dell’unico parroco di Gaza

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Dal 2019 padre Gabriel Romanelli è parroco di Gaza e guida la comunità con coraggio anche sotto le bombe. La scelta di rimanere nell’unica parrocchia della Striscia, lì dove Cristo chiama.


 

Mercoledì 16 luglio, come di consueto, padre Gabriel Romanelli ha iniziato la sua videobitácora — una sorta di diario spirituale quotidiano — dalla martoriata Striscia di Gaza.

Ha raccontato con gioia un fatto che ha del prodigioso. Alcuni bambini rifugiati, nonostante il contesto drammatico, continuano a recarsi in chiesa per adorare il Santissimo Sacramento.

Tra le bombe e la paura, quei piccoli trovano un’oasi di pace davanti al tabernacolo. «Stanno in silenzio, chi può si inginocchia un poco… poi leggono, scrivono… a volte pensieri loro, a volte copiati da libri o dagli altri. È una preghiera. È davvero un miracolo», diceva nel video il sacerdote.

 

L’attacco alla parrocchia di Gaza

Ma poche ore dopo quella registrazione, la tragedia ha colpito proprio quel luogo sacro: un attacco da parte di Israele ha coinvolto la chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, l’unica cattolica sul territorio. E lo stesso padre Gabriel è rimasto ferito a una gamba da una scheggia.

Da quando è iniziato il conflitto palestinese, la Chiesa della Sacra Famiglia ha aperto le sue porte a tutti, diventando rifugio per centinaia di sfollati, indipendentemente dalla loro fede.

Insieme ad altri religiosi rimasti con lui a Gaza, padre Romanelli guida quotidianamente momenti di adorazione eucaristica, recita delle Lodi, Rosario e la celebrazione della Messa, dando conforto spirituale in mezzo al caos. Alcuni mesi fa raccontavamo di sedici giovani che si sono consacrati a Gesù nonostante le bombe e, in certi casi, perfino i cecchini appostati fuori dall’edificio.

Durante lo scorso Venerdì Santo, quando si temeva un bombardamento diretto sulla chiesa, il sacerdote aveva condiviso il profondo scoraggiamento dei parrocchiani. Ma, con una fede incrollabile, spiegava che tutti continuavano ad abbracciare la croce di Cristo.

«Questa prova», ha detto, «così come tutto ciò che accade, è dentro un disegno divino. Se non è una volontà di beneplacito, è almeno una volontà di permesso, come insegna la teologia. E quindi Dio saprà trarre il bene anche dal male più grande».

 

“Rimango qui perché è qui che Cristo ci chiama”

Don Gabriel Romanelli, argentino originario di Buenos Aires, è membro dell’Istituto del Verbo Incarnato dal 1988. È stato ordinato diacono in Egitto nel 1996 e ha trascorso oltre 27 anni in Medio Oriente. Dal 2019 guida la parrocchia di Gaza con dedizione e coraggio.

Dall’inizio dell’escalation nel 2023, padre Romanelli ha mantenuto un contatto quotidiano con Papa Francesco, che non ha mai fatto mancare la sua vicinanza, telefonando personalmente ogni mattina in parrocchia nei momenti più difficili.

Nonostante il pericolo costante e l’instabilità della regione, padre Romanelli ha più volte ribadito la sua intenzione di restare, fedele alla missione cristiana di testimonianza in Terra Santa. «Rimango qui – ha detto – perché è qui che Cristo ci chiama ad amare fino alla fine».

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La Redazione

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1 commenti a Padre Romanelli, il coraggio dell’unico parroco di Gaza

  • Franco ha detto:

    A voi fratelli e sorelle nella fede in Gesù Cristo Salvatore. Siete le Sentinelle che gridano in una sola voce nel deserto assordante del mondo. Soli com’è lo era Gesù Cristo sulla croce. Egli ha effuso abbondantemente il suo sangue in remissione dei nostri peccati. Egli ci ha aperto le Porte del Paradiso come lo fece con il Ladrone che lo riconobbe come il Salvatore. In questa terra martoriata siete i Martiri e Santi in forza a Gesù Cristo. Noi preghiamo per tutti voi. Siete il Seme che farà germogliare nuovi Santi per il sangue versato.
    Chiediamo a Dio Padre per la sua infinita Misericordia e secondo la sua volontà di fare cessare questo massacro di innocenti. Agnelli in mezza a i lupi.
    Amen e Gloria ☦️