USA, negli ultimi 25 anni il cattolicesimo ha tenuto bene

stati uniti cattolicesimo

Il nuovo sondaggio Gallup rileva la tenuta del cattolicesimo negli Stati Uniti dagli anni 2000 ad oggi. I protestanti, invece, hanno subito un tracollo non indifferente a discapito della crescita dei “senza religione”.


 

La secolarizzazione avanza ma non scalfisce il cattolicesimo.

E’ quello che in estrema sintesi potremmo dire di un recente sondaggio sulla situazione religiosa negli Stati Uniti, un Paese spesso osservato come laboratorio delle dinamiche culturali dell’Occidente.

Il primo dato interessante dell’ultimo sondaggio Gallup è che negli ultimi cinque anni, la distribuzione delle affiliazioni religiose negli USA è rimasta sostanzialmente invariata. Circa il 69% della popolazione si identifica come cristiana.

Inoltre, il numero di coloro che si dichiarano “senza religione” – i cosiddetti nones –, da non confondere con i non credenti e nemmeno con gli agnostici, è cresciuto molto tra il 2000 e il 2020 (+14%) e rappresenta il 30% circa della Generazione Z (1997-2006) e dei Millennials (1981-1996)

Il fenomeno non sembra più in crescita esplosiva, come ci si aspettava.

 

Gli USA rimangono Paese prevalentemente cristiano

Approfondendo ancora meglio, emerge che i cristiani protestanti rappresentano ancora la fetta più ampia, circa il 32%, mentre i cattolici si attestano attorno al 22%. Le religioni non cristiane – ebrei, musulmani, buddisti, ecc. – sommate arrivano al 4%.

Nonostante l’immagine di un forte pluralismo, gli Stati Uniti restano, demograficamente, un Paese a prevalenza cristiana.

Negli ultimi 5 anni si osserva in generale una stabilizzazione della religiosità in generale dopo aver subito cambiamenti sostanziali tra il 2000 e il 2020.

Come scrivevamo nel 2018, le indagini rilevano che a calare sono i cristiani tiepidi, non quelli più praticanti.

 

Stati Uniti, il cattolicesimo tiene da 25 anni

Se però ampliamo lo sguardo agli ultimi 25 anni, si osserva che, mentre i protestanti sono passati dal 57% negli anni 2000 al 45% di oggi (-12%), i cattolici sono calati solo del 3%, passando dal 25% del 2000 al 22% di oggi.

Un tracollo per i primi e una percentuale praticamente invariata per il cattolicesimo e chissà che qualcosa cambierà con un Papa statunitense.

Si possono scrivere interi libri sui motivi della “tenuta” del cattolicesimo, probabilmente molto influisce sulla capacità di adattamento alla modernità pur nella coerenza, modificando il linguaggio senza inficiare la dottrina e senza la preoccupazione di doverla annacquare per renderla più “digeribile”.

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Una prova in più del fatto che la secolarizzazione non è necessariamente un processo lineare e inarrestabile, dopo una fase di declino rapido, può seguire un assestamento. E in questo assestamento, chi ha qualcosa di vero da dire – anche oggi – può farsi ascoltare.

Pur convinti che un cristianesimo meno “di massa” può giovare alla consapevolezza e alla qualità della fede, sapere che il terreno non è per nulla sterile dà motivi per non cedere alla narrazione dell’inevitabile scomparsa della fede.

Autore

La Redazione

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