Si è sciolto il più antico gruppo di cattolici progressisti

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Senza più aderenti chiude l’associazione americana “CORPUS” che univa sacerdoti sposati progressisti che militavano contro il celibato sacerdotale. Non ci mancherà.


 

E’ significativo che dopo 50 anni, uno dei più antichi gruppi riformisti della Chiesa statunitense si è recentemente sciolto.

La motivazione? L’età avanzata dei membri e la mancanza di nuovi iscritti.

Si chiamava CORPUS (“Corps of Reserved Priests United for Service”), fondato nel 1974 a Chicago per sostenere il “sacerdozio inclusivo” e l’abolizione del celibato obbligatorio, formato da sacerdoti-attivisti che hanno abbandonato l’abito dopo il Concilio Vaticano II o sono stati dimessi dallo stato clericale per aver intrapreso relazioni romantiche.

 

Il celibato sacerdotale, bandiera del progressismo

Il celibato sacerdotale è spesso oggetto di discussione e l’abolizione è generalmente sostenuta dall’ala riformista/progressista della Chiesa.

Non essendo un dogma di fede, bensì una disciplina ecclesiastica, non è immutabile e potrebbe essere modificato nel tempo. Tuttavia la Chiesa ha adottato il celibato come obbligatorio nel corso dei secoli trovandolo profondamente radicato nella teologia e nella spiritualità cattolica.

Abbiamo spiegato le ragioni a favore del celibato sacerdotale in passato.

In questi giorni nei blog e sulle testate del cattolicesimo riformista si parla molto della Messa in latino, criticandone l’uso strumentale contro il novus ordo e contro l’unità della Chiesa. Ma anche in ambito progressista vi sono argomenti usati come bandiera ideologica e uno di questi è proprio l’abolizione del celibato.

 

“CORPUS” e l’attivismo contro l’unità della Chiesa

Tornando allo scioglimento del gruppo progressista, uno dei fondatori, Phil Marcin (nella foto a sinistra, con la moglie), ha spiegato: «È straziante, ricordo le amicizie che abbiamo stretto, la speranza che nutrivamo e i semi che abbiamo piantato, anche se non stanno sbocciando come speravamo».

L’associazione è nata come reazione alla negazione da parte della Chiesa di rivedere il sacerdozio ed ebbe grande successo, raggiungendo oltre 11mila iscritti. Nel 2024 però ne rimanevano 300.

Questo ha portato allo scioglimento di CORPUS, i cui membri rimasti sono stati invitati a sostenere altre gruppi di cattolici progressisti, in particolare a favore del sacerdozio femminile e dei diritti LGBTQ+ nella Chiesa, come FutureChurch, Dignity USA e Women’s Ordination Conference.

Proprio queste “alleanze” rendono l’idea della struttura eterodossa di “CORPUS”, i cui preti hanno celebrato quasi 40 matrimoni all’anno per cattolici divorziati che non volevano affrontare la procedura di annullamento delle precedenti unioni.

Eravamo in piena contestazione postconciliare, quando molte di queste frange non si limitarono a sostenere le loro idee o richiedere delle riforme ma, in pieno ribellismo, misero esplicitamente in discussione elementi fondamentali della dottrina e della disciplina ecclesiale.

 

La discussione sul celibato sacerdotale

Pur non essendo un dogma, come dicevamo, tutti gli ultimi pontefici hanno però valorizzato fortemente il celibato come «dono prezioso e divino» (Paolo VI), «una grazia speciale» (Giovanni Paolo II), «un grande segno della fede, della presenza di Dio nel mondo» (Benedetto XVI), «un dono per la Chiesa» (Francesco) una «virtù indispensabile» (Leone XIV).

In un’ottica di sinodalità, la discussione del celibato può essere legittima in determinati modi e contesti, ma quando diventa cavallo di battaglia per una visione della Chiesa modellata su categorie sociopolitiche esterne alla tradizione cattolica, allora si travalicano i limiti del confronto.

Pertanto è un bene che la mancanza di ricambio generazionale abbia decretato lo scioglimento di “CORPUS”, simbolo che le spinte puramente ideologiche, sganciate dalla comunione ecclesiale e dal sensus fidei del popolo di Dio, sono destinate ad esaurirsi.

La Chiesa non ha bisogno di gruppi progressisti o tradizionalisti che si pongano in rottura con la sua dottrina e disciplina, ma di comunità fedeli -anche nel dibattito- al Vangelo, alla Tradizione e alla comunione con Pietro. Le riforme non nascono dalla contrapposizione, ma dalla fedeltà allo Spirito che guida il popolo cristiano attraverso i secoli.

Autore

La Redazione

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