Dov’è finito l’Impero romano? E invece dov’è quello di Gesù?
- Ultimissime
- 30 Giu 2025

Il regno di Cesare, l’Impero Romano e il regno di Gesù Cristo. Il vescovo Robert Bannon offre una profonda riflessione sul paradosso della storia, da una parte le rovine di un grande impero e dall’altro la fiorente storia di un gruppo di pescatori della Galilea.
di Robert Bannon*
vescovo di Winona-Rochester (Minneapolis)
da “Word on Fire”, 20/05/2025
Come alcuni di voi forse sapranno, lo scorso mese ero a Roma.
Sono stato chiamato a commentare per diverse emittenti televisive il Conclave, sette giorni affascinanti, estenuanti ed esaltanti!
Culminati, con grande stupore di tutti, con l’elezione di un papa americano, anzi, della mia città natale, Chicago.
Passando da una rete all’altra, ho trascorso molto tempo guidando per Roma, passando da una parte all’altra.
Ho incontrato molti monumenti dell’Antico Impero, ho guidato oltre Largo Argentina, dove Giulio Cesare fu assassinato nel 44 a.C. Ho avvistato il Circo Massimo, dove si tenevano regolarmente giochi e corse di carri quando Roma era all’apice della sua influenza.
Appena sopra il Circo Massimo, arroccato sul Palatino, ho visto i resti del Palazzo dell’Imperatore. E, poco più a est, disteso davanti a me, c’era il Foro Romano da cui un tempo era governato il vasto impero dei Cesari. E poi l’enorme Colosseo, dove si tenevano i giochi gladiatori e che ha fornito il modello per ogni stadio del mondo occidentale.
È semplicemente impossibile cogliere tutto questo senza meravigliarsi della grandezza dell’Impero Romano.
Quando l’Impero Romano umiliò Gesù e Pietro
Intorno all’anno 60 d.C., quando Roma dominava l’intero Mediterraneo e i suoi eserciti incutevano terrore nei cuori di milioni di persone, un pescatore di mezza età di Cafarnao, in Galilea, di nome Simone Bar-Giona, si diresse verso la grande città. Quest’uomo aveva conosciuto Gesù di Nazareth, che gli aveva dato il soprannome di “Pietro” o “Roccia”.
Simone Pietro era venuto a Roma per annunciare al mondo che il suo amico, brutalmente crocifisso dal governatore romano, era risorto dai morti.
Le autorità trovarono questo messaggio così sgradevole che, intorno all’anno 64 d.C., presero Pietro e lo portarono al Circo di Nerone, situato fuori città, a ovest del fiume Tevere. Lì lo crocifissero a testa in giù e, al termine della brutale opera, lo tagliarono a pezzi e ne trascinarono il corpo in un cimitero immediatamente adiacente al Colle Vaticano, dove lo seppellirono.
Chiunque avesse assistito allo svolgersi di quella scena avrebbe predetto con sicurezza che il pover’uomo sarebbe stato dimenticato per sempre e che il movimento da lui sostenuto sarebbe stato presto annientato dal potente carro armato romano.
L’Impero Romano in polvere, il regno di Gesù ovunque
Ma dov’è ora l’Impero Romano? Risposta: da nessuna parte, ridotto in polvere.
Dov’è il successore di Nerone? Risposta: non esiste.
E che dire del Colosseo, del Circo Massimo, del Foro e del palazzo imperiale sul Palatino? Risposta: tutto in rovina.
E invece dov’è l’impero del pescatore galileo sepolto sul Colle Vaticano? Ovunque nel mondo, da Est a Ovest, da Nord a Sud.
E dov’è il successore di Pietro? Beh, l’ho visto con i miei occhi uscire dalla loggia principale dell’imponente basilica che segna il luogo di sepoltura di Pietro. Il suo nome è Leone XIV, ed è il 266° successore di una linea ininterrotta di Simone Bar-Jonah.
L’amico di Simone, Gesù di Nazareth, subito dopo avergli dato il suo soprannome distintivo, disse: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa».
I nemici di Roma prevalsero contro di essa molti secoli fa, ma è un fatto empiricamente verificabile che i nemici della Chiesa, nonostante i loro migliori sforzi, non sono riusciti ad abbatterla.
Agostino e la scelta: di quale città diventerai cittadino?
All’inizio del V secolo, Agostino, vescovo della città nordafricana di Ippona, scrisse un trattato intitolato “La città di Dio”.
L’argomento centrale di quell’opera lunga e complessa è che l’ordine romano, basato sulla violenza e sulla brama di dominio, non poteva durare a lungo e che l’ordine del regno di Cristo, basato sul perdono, sulla compassione e sulla non violenza, sarebbe durato fino al ritorno del Signore.
A seguito di questa osservazione, Agostino pose ai suoi lettori una domanda semplice ma penetrante: di quale città diventerai cittadino? Quale re seguirai?
Il mio recente soggiorno a Roma, che mi ha riportato alla mente in modo così vivido il regno di Cesare e il regno di Cristo, mi costringe a confrontarmi con queste stesse domande.








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