Il Parlamento europeo riconosce per la prima volta la “cristianofobia”

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La cristianofobia presente per la prima volta in un testo ufficiale del Parlamento europeo, che riconosce il cristianesimo come il più perseguitato al mondo.


 

Si potrebbe dire meglio tardi che mai.

Per la prima volta nella sua storia istituzionale, il Parlamento europeo ha utilizzato esplicitamente il termine “cristianofobia” in un documento ufficiale.

Già in passato erano state presentate proposte di risoluzione che citavano questa parola ma mai era stata inserita in una risoluzione ufficiale approvata, riconosciuta esplicitamente e formalmente e collocata sullo stesso piano semantico di termini come “antisemitismo” e “islamofobia”.

 

“Cristianesimo il più perseguitato al mondo”

Il riferimento compare nella risoluzione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo, approvata il 21 gennaio scorso a Strasburgo, segnando un passaggio significativo nel linguaggio politico dell’Unione europea.

Il testo (paragrafo 84) riconosce apertamente l’esistenza di forme di discriminazione, violenza e odio dirette contro i cristiani, definendo la cristianofobia come un fenomeno concreto e diffuso.

La risoluzione sottolinea inoltre un dato rilevante: il cristianesimo viene indicato come la religione più perseguitata al mondo, con oltre 380 milioni di fedeli colpiti da abusi o restrizioni alla libertà religiosa.

Uno degli elementi centrali del documento riguarda la richiesta, rivolta alla Commissione europea, di istituire un coordinatore specifico per contrastare l’odio anticristiano.

Il Parlamento evidenzia infatti una “asimmetria istituzionale”: mentre esistono già figure analoghe per combattere antisemitismo e islamofobia, non è ancora stato previsto un incarico equivalente per la cristianofobia.


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La reazione dei vescovi europei

La Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) ha accolto con favore la risoluzione e ha esortato la Commissione europea ad agire in merito.

I vescovi dell’UE hanno tuttavia suggerito che il titolo del futuro Coordinatore UE dovrebbe fare riferimento all’“odio anticristiano” piuttosto che alla “cristianofobia”, al fine di garantire coerenza con posizioni analoghe già esistenti a livello europeo, in particolare quella relativa alle comunità musulmane, nonché per evitare di basare tali iniziative sul controverso concetto di “fobia”.

 

Chi ha proposto il testo

La decisione inedita di utilizzare la parola “cristianofobia” è il risultato di un confronto politico non privo di tensioni.

Secondo diverse fonti, l’inserimento è stato promosso in particolare dal Partito Popolare Europeo (PPE) e dai Conservatori e Riformisti Europei (ECR), con l’eurodeputato olandese Bert-Jan Ruissen (ECR) e l’eurodeputato croato Davor Stier (PPE) a capo dell’iniziativa, in coordinamento con Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il gruppo Patrioti per l’Europa ha sostenuto il testo.

 

La novità introdotta dal Parlamento europeo è un piccolissimo cambiamento simbolico, passato quasi inosservato.

riconoscere una realtà finora rimasta ai margini del dibattito istituzionale.

Resta ora da vedere se questo passo si tradurrà in politiche concrete, a partire dalla possibile nomina di un coordinatore europeo dedicato e da strumenti più efficaci per la tutela della libertà religiosa.

Autore

La Redazione

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