La condanna del 1277 e Tommaso d’Aquino: non era lui l’obbiettivo

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Tommaso d’Aquino non compare nella condanna del 1277 di Tempier né in quella di Oxford. A preoccupare erano interpretazione radicali dell’aristotelismo e solo alcune tesi dell’Aquinate somigliavano a quelle condannate.


 

Nel XIII secolo, le università europee erano centri vivaci di ricerca filosofica e teologica.

Un vero fermento intellettuale che generava però anche tensioni tra chi cercava di conciliare la ragione con la fede e chi temeva che alcune speculazioni potessero minacciare i fondamenti della dottrina cristiana.

Ci riferiamo in particolare alle idee di Aristotele, filtrate dagli autori arabi, che venivano studiate e discusse con crescente intensità.

In questo contesto, il 18 gennaio 1277, Papa Giovanni XXI incaricò il vescovo di Parigi, Étienne Tempier, di indagare su presunti errori teologici e filosofici che circolavano tra i maestri della Facoltà di Lettere e il 7 marzo, in sole tre settimane, Tempier pubblicò una lista di 219 proposizioni condannate.

Un atto che viene ritenuto una pietra miliare nella storia della filosofia e della teologia medievale e che incoraggiò gli studiosi dell’epoca a mettere in discussione i principi della filosofia aristotelica.

Ma nella condanna del 1277 rientrò anche Tommaso d’Aquino? E’ questa la questione di cui ci occupiamo.

 

La condanna del 1277 e il ruolo di Giovanni XXI

Prima capiamo però quale fu l’effettivo ruolo in questa vicenda del Papa di allora, Giovanni XXI.

Come riporta la Stanford Encyclopedia of Philosophy, il Papa si era limitato a chiedere un’indagine sulle voci di falsi insegnamenti, mentre l’elenco di proposizioni false fu un’iniziativa di Tempier, ritenuta oggi eccessivamente zelante e frettolosa.

La responsabilità di Papa Giovanni XXI è oggetto di controversie in quanto una sua lettera scritta un mese dopo l’emissione delle proposizioni non fornisce prove che fosse a conoscenza dell’azione di Tempier.

Anzi, molti studiosi ritengono che il vescovo avesse già preparato le proposizioni prima ancora di ricevere l’incarico papale a un’indagine, senza che Giovanni XXI abbia svolto alcun ruolo diretto.

 

La condanna del 1277 e Tommaso d’Aquino

Sebbene Tommaso d’Aquino fosse deceduto nel 1274, le sue opere continuarono a influenzare il pensiero filosofico e teologico.

Secondo molti studiosi, alcune delle tesi condannate nel 1277 erano in linea con il suo pensiero. Tra esse l’idea dell’unicità della forma sostanziale e quella l’impossibilità per Dio di creare una materia senza forma corrispondente.

Va sottolineato però che nessuna delle opere di Tommaso d’Aquino fu direttamente condannata e, come ha spiegato lo storico medievalista Edward Grant, la condanna del 1277 fu parzialmente annullata «nella misura in cui sembra fossero implicati alcuni insegnamenti di Tommaso d’Aquino»1E. Grant, A Source Book in Medieval Science, Harvard University Press 1974, p. 47.

Pochi sanno dell’esistenza di una seconda indagine dottrinale svolta dal vescovo Tempier nello stesso periodo, questa volta specificatamente rivolta contro Tommaso d’Aquino.

Ne ha parlato2R. Wielockx, “Autour du procès de Thomas d’Aquin” In T. von Aquin, Werk und Wirkung im Licht neurerer Forschungen, ed. A. Zimmermann 1988, pp. 413–438 il celebre storico della Chiesa, Robert Wielockx, specificando però che tale inchiesta non fu mai completata.

Basando le sue conclusioni su una lettera dell’arcivescovo John Peckham, Wielockx affermò che durante il periodo di Sede vacante, tra il 20 maggio e il 25 novembre 1277, Tempier ricevette l’ordine dalla curia di interrompere la sua inchiesta.

La tesi di Wielockx di un processo separato contro Tommaso d’Aquino è stata generalmente accettata nella letteratura accademica, anche se recentemente è stata messa in discussione dal tomista John Wippel3J. Wippel, Bishop Stephen Tempier and Thomas Aquinas: A Separate Process Against Aquinas?, Freiburger Zeitschrift für Philosophie und Theologie 1997, pp. 117-136 e dal filosofo Hans Thijssen. Wielockx ha difeso la sua tesi rispondendo ad entrambi4R. Wielockx, “A Separate Process against Aquinas. A Response to John F. Wippel”, Magistra mundi. Itineraria culturae medievalis 1998, pp. 1009–1030 5R. Wielockx, “Procédures contre Giles de Rome et Thomas d’Aquin. Réponse à J.M.M.H. Thijssen”, Revue des sciences philosophiques et théologiques 1999, pp. 293–313.

 

La condanna di Oxford e Tommaso d’Aquino

Contemporaneamente a Tempier, il 18 marzo 1277 anche Robert Kilwardby, arcivescovo di Canterbury, emise a sua volta una serie di condanne accademiche all’Università di Oxford, proibendo l’insegnamento di 30 proposizioni ritenute erronee.

Anche in questo caso il decreto dottrinale scaturiva da un clima sospettoso verso l’aristotelismo e anche in questo caso non risulta che in esso rientrassero le opere o il pensiero di Tommaso d’Aquino.

Su questo segnaliamo l’interessante approfondimento6L.E. Wilshire, Were the Oxford Condemnations of 1277 Directed Against Aquinas?, New Scholasticism 1974 di Leland E. Wilshire, focalizzato proprio sul rilevale se le condanne di Oxford del 1277 fossero dirette contro l’Aquinate.

Lo studioso conclude che non vi sono prove concrete che le condanne fossero dirette contro Tommaso d’Aquino, ma piuttosto contro certe interpretazioni radicali dell’aristotelismo che stavano guadagnando terreno anche all’Università di Oxford. In particolare quelle di Sigieri da Brabante e Boezio di Dacia.

Wilshire osserva che, sebbene alcune delle proposizioni potessero sembrare simili a quelle associate a Tommaso, ancora una volta non vi fu alcuna menzione esplicita del suo nome nei documenti ufficiali dell’editto di Oxford.

Autore

La Redazione

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