Noi siamo Chiesa, non solo l’invito ma pure un apprezzamento
- Ultimissime
- 16 Ago 2025

Aggiornamento sull’invito al Giubileo delle Equipe sinodali del gruppo progressista Noi siamo Chiesa. Arriva dal card. Mario Grech e si motiva come “apprezzamento” verso l’associazione.
• Leone invita Noi siamo Chiesa: mano tesa ai progressisti? (13/08/2025)
Essendo stati i primi a parlarne ci teniamo a precisare la vicenda dell’invito a Noi siamo Chiesa.
C’è infatti una rettifica da fare e un aggiornamento importante che aumenta la perplessità.
Il caso dell’invito di Noi siamo Chiesa
La Segreteria del Sinodo ha invitato l’associazione Noi siamo Chiesa al Giubileo delle Equipe sinodali che si svolgerà in Vaticano il 24 e il 26 ottobre 2025.
Dopo il nostro articolo, la notizia è stata rilanciata dalle varie agenzie di stampa.
We Are Church (la cui sezione italiana si chiama, appunto, Noi siamo Chiesa) è il gruppo riformista più estremo del progressismo cattolico, paladino di molte battaglie in antitesi al Magistero cattolico, come il sacerdozio femminile (con tanto di celebrazioni di sacerdotesse), l’annullamento del celibato, l’accettazione delle istanze LGBTQ+, la legalizzazione del suicidio assistito e tutti i temi cari al progressismo laicista.
Oltre a ciò, va detto che Noi siamo Chiesa esprime sostegno a temi più condivisi nel mondo cattolico come la sinodalità e la maggior partecipazione dei laici. Ma è indubbio che sia popolarmente nota più per la sua radicale eterodossia sulle tematiche sopra esposte.
Non si può nemmeno evitare di ricordare che i due fondatori di Wir sind Kirche (la sezione originale dell’associazione) sono stati comunicati ed esclusi dai Sacramenti da Papa Francesco nel 2014.
L’invito non viene dal Papa e si parla di “apprezzamento”
C’è però un aggiornamento importante e lo abbiamo inserito alla fine del nostro articolo precedente.
La coordinatrice italiana di Noi siamo Chiesa, Elza Ferrario, ha precisato che la notizia è solo parzialmente vera in quanto non si tratta di un invito arrivato direttamente dal Santo Padre, ma una risposta alla loro richiesta di partecipazione inviata alla Segreteria del Sinodo.
Tutto nasce a fine luglio da Colm Holmes, responsabile internazionale di “We Are Church International”, il quale sul suo profilo X, prima ancora di descrivere il suo ruolo di guida del gruppo riformista, tiene a specificare il supporto alle donne prete (sposate!) e rimanda ad un apposito sito web.

Holmes si è registrato online assieme ad altri membri alla partecipazione del “Giubileo delle equipe sinodali” senza però ricevere conferma. Così, il 4 agosto ha scritto alla Segreteria del Sinodo ricevendo una sorprendente risposta.
«A nome di Sua Eminenza il Cardinale Grech, desideriamo informarvi che, come gesto di apprezzamento nei vostri confronti, siete invitati a partecipare all’intero programma del Giubileo delle Equipe Sinodali, se lo desiderate».
Apprezzamento per cosa?
Nel nostro articolo condividevamo che la Santa Sede tenda evangelicamente una mano ai più distanti, anche se combattivamente critici, così come è avvenuto anche verso esponenti del mondo tradizionalista.
Ma la precisazione di Elza Ferrario supera lo scenario da noi ipotizzato. Se da un lato chiarisce che l’invito non è nato direttamente da Leone XIV (è stato informato?), dall’altro emerge che l’invito si configura da parte del card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, come “gesto di apprezzamento” per Noi siamo Chiesa.
Apprezzamento per cosa, esattamente?
Non ci piace essere inutilmente polemici e siamo distanti dal modus operandi di altre testate che fanno dello scandalismo cattolico la loro linea editoriale.
Così, prima di questo articolo, abbiamo rivolto queste domande direttamente alla Segreteria del Sinodo che però, al momento, non ha ancora risposto (è tempo di festività anche per loro).
E’ teoricamente possibile che la risposta ricevuta da Noi siamo Chiesa sia un testo standardizzato che la segreteria del Sinodo rivolge a chiunque chiede di partecipare, un gesto di estrema cortesia.
Non è però la tesi più probabile e, se Elza Ferrario ha citato le esatte parole, sembra più un’email inviata specificatamente al gruppo riformista.
Se la misericordia si trasforma in legittimazione
La risposta della Segreteria è stata valorizzata istantaneamente dall’agenzia Adista e la stessa referente italiana è comprensibilmente entusiasta e sorpresa, parlando di «attesa» e «gioia» per l’evento e riconoscendo che «non sempre abbiamo avuto buoni rapporti con la Chiesa istituzionale, quindi sentire parole di stima ci fa piacere».
Nell’articolo che ha reso nota la vicenda condividevamo l’inclusione di questi gruppi nella speranza di una riconciliazione e, allo stesso tempo, ci auguravamo che non si trasformasse in una legittimazione delle battaglie di Noi siamo Chiesa.
Se però questo invito viene giustificato addirittura come “apprezzamento” da parte del card. Grech, forse si sta andando un po’ oltre alla mano tesa. E la misericordia diventa approvazione.
AGGIORNAMENTO 20/08/2025
Abbiamo ricevuto una gentile risposta da parte della Segreteria del Sinodo in merito alla richiesta di chiarimento.
Dopo aver ripercorso la genesi del caso corrispondente a quanto da noi descritto nell’articolo, ci riferiscono che si è trattata «semplicemente di una risposta generale» a We are Church.
Abbiamo così replicato che il motivo della perplessità non è tanto l’aver invitato il gruppo riformista ma le parole rivelate dalla segretaria della sezione italiana, Elza Ferrario, secondo cui l’invito sarebbe stato motivato dalla Segreteria come «gesto di apprezzamento».
In una seconda e-mail, la Segreteria respinge l’idea che si sia trattato di un invito, precisando che «avevamo già avuto modo di ascoltare “We are Church International” – come tante altre realtà non ufficialmente riconosciute dalla Chiesa – durante la fase di consultazione del Popolo di Dio. Così […], conoscendo il loro reale desiderio di camminare insieme alla Chiesa tutta, è stato data loro la possibilità di partecipare all’intero programma del Giubileo. E così gli è stata spedita la “risposta generale”».
Si chiarisce che «la partecipazione di fedeli membri di un gruppo non dovrebbe essere inteso né come un atto di riconoscimento formale del gruppo da parte della Segreteria del Sinodo, né un’adesione o approvazione delle riflessioni e/o posizioni di tale gruppo da parte della Segreteria generale. Questo Giubileo vuole solo mettere in pratica lo stile sinodale di Chiesa che sa ascoltare e dialogare con tutti».
Considerando questa risposta e condividendo quanto scritto dalla Segreteria del Sinodo, rispettiamo la scelta di non commentare le specifiche parole rivelate da Ferrario. Evidentemente non si ritiene di dover entrare nel merito di comunicazioni che sarebbero dovute rimanere private.








4 commenti a Noi siamo Chiesa, non solo l’invito ma pure un apprezzamento
Mi sembra che la richiesta di un sacerdozio femminile nasca meno dalla teologia che dalle categorie dell’ideologia moderna e postmoderna, in cui uguaglianza significa intercambiabilità e la differenza è vista come discriminazione. Eppure, come ci ha recentemente ricordato Peter Kreeft (The Philosophy of Jesus), la rivelazione ci offre un orizzonte completamente diverso.
“Unico tra gli antichi dei, il Dio ebraico era sempre ‘Lui’, mai ‘Lei’ (o ‘Esso’ o ‘Loro’ o Ermafrodito). Perché ‘Lei’ simboleggiava qualcosa di immanente, mentre ‘Lui’ era trascendente… Egli creò la terra, e vi venne dall’esterno, come un uomo entra in relazione con una donna… Ecco perché solo l’Ebraismo, tra tutte le religioni antiche, non aveva dee né sacerdotesse. Perché i sacerdoti sono rappresentanti e simboli degli dei. I sacerdoti mediano non solo l’uomo verso Dio, ma anche Dio verso l’Uomo. Le donne possono rappresentare l’uomo verso Dio così come gli uomini… Ma le donne non possono rappresentare questo Dio verso l’uomo, perché Dio non è nostra Madre, ma nostro Padre. La nostra Madre è la terra.”
Questo è il punto decisivo: il sacerdote non è semplicemente un leader del culto o un delegato della comunità. È un’icona di Cristo, che è lo Sposo, che rivela il Padre, che entra nella storia non come “Madre Terra”, ma come Figlio di Dio. Il sacerdozio non riguarda quindi capacità o dignità – le donne condividono equamente la santità e la chiamata alla santità – ma la rappresentanza, il segno visibile della relazione sponsale e paterna di Cristo con la Sua Chiesa.
Ecco perché la Chiesa, seguendo Israele, non ha mai conosciuto sacerdotesse, pur avendo sempre conosciuto donne sante di insuperabile santità, autorità e influenza. Ordinare donne non “libererebbe” la Chiesa, ma la separerebbe dall’ordine simbolico e sacramentale stabilito dalla rivelazione stessa.
La vera questione, quindi, non è di diritti o discriminazione, ma di fedeltà: siamo liberi di reinventare la struttura simbolica attraverso la quale Dio si è rivelato, o siamo tenuti ad accoglierla con riverenza? Il tentativo di modificare il sacerdozio non è un progresso ma una rottura, la sostituzione dell’ideologia alla rivelazione.
Scusate che cosa sono le “equipe sinodali”?
Lo trovi qui: https://www.synod.va/it/in-evidenza/giubileo-delle-equipe-sinodali-e-degli-organismi-di-partecipazio.html
Ho seguito il link, ma non mi pare che spieghi cosa sono.