La causa di beatificazione del medico che rivoluzionò la cardiochirurgia
- Ultimissime
- 10 Set 2026

La decisione sulla beatificazione di Giancarlo Rastelli passa a Roma. Le procedure del celebre cardiochirurgo salvano ancora oggi numerosi bambini.
Si è chiusa a Parma la fase diocesana della causa di beatificazione di Giancarlo Rastelli.
Parliamo del cardiochirurgo che a soli 36 anni aveva già legato il proprio nome a due importanti conquiste della medicina.
La cerimonia si è tenuta il 13 giugno in Cattedrale, presieduta dal vescovo Enrico Solmi, e ora il fascicolo passa al Dicastero delle Cause dei Santi.
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La rivoluzione di Rastelli
Nato a Pescara nel 1933, Rastelli crebbe a Parma e vi si laureò in Medicina nel 1957.
Nel 1961 una borsa di studio della Nato lo portò alla Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), dove pochi anni prima era nata la chirurgia a cuore aperto. Doveva restarci due anni; fu assunto in pianta stabile e ne divenne responsabile della ricerca cardiochirurgica.
In pochi anni pubblicò la classificazione del canale atrioventricolare, che porta oggi il suo nome, e mise a punto l’intervento per correggere la trasposizione dei grossi vasi nei bambini.
Entrambe le procedure sono ancora in uso nelle cardiochirurgie pediatriche di tutto il mondo e permettono ogni anno di salvare numerosi bambini.
Nel 2005, gli Annals of Thoracic Surgery lo hanno definito un pioniere, il cui lavoro «ha rivoluzionato» la cura delle cardiopatie congenite.

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“La prima carità è la scienza”
Quasi tutto questo lo fece da malato.
Nel settembre 1964, di ritorno dal viaggio di nozze, gli esami di routine rivelarono un linfoma di Hodgkin. Cinque anni di chemioterapia sperimentale, radiazioni e interventi, mentre in laboratorio continuava a lavorare.
Il 19 dicembre 1969, troppo debole per operare, volle comunque assistere all’intervento su un bambino italiano di sei anni, curato con la tecnica che lui stesso aveva inventato. Il 29 gennaio 1970 avrebbe dovuto presentare all’équipe un terzo metodo.
Quella mattina le sue condizioni peggiorarono all’improvviso: fu ricoverato e intubato, e morì quattro giorni dopo, il 2 febbraio. Questa terza metodologia non fu mai conosciuta da nessuno.
Alla moglie ripeteva: «Credi in Dio e nella Mayo», l’ospedale in cui lavorava e che lo curava. A un amico scrisse che «la prima carità che l’ammalato deve avere dal medico è la carità della scienza»: senza quella, aggiungeva, si fa solo paternalismo.
Organizzò collette per portare a Rochester i bambini cardiopatici italiani che non potevano permetterselo, ospitando i genitori nella sua casa di legno accanto all’ospedale.

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La beatificazione di Giancarlo Rastelli
La sua famiglia, rispettando la riservatezza che lo aveva sempre contraddistinto, per decenni non volle sentir parlare di processi.
A chiedere la causa di beatificazione sono stati i colleghi: l’Associazione Medici Cattolici Italiani, la cui sezione di Parma porta il suo nome.
È stato infatti riconosciuto che Rastelli visse la professione medica come una forma concreta di amore del prossimo, soprattutto verso i bambini malati, unendo competenza scientifica e fede e insegnando a riconoscere nella persona sofferente la presenza di Dio.
Il processo, aperto nel 2005 e ripreso nel 2023, dovrà ora superare a Roma il giudizio sulle virtù eroiche e, per la beatificazione, il riconoscimento di un miracolo.
Il nome di Rastelli è presente nell’elenco di UCCR dei più importanti scienziati credenti.










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