Tre missionarie massacrate in Burundi, una svolta: sacrificio rituale?
- Ultimissime
- 30 Ago 2026

La Procura di Parma accelera le indagini sulle missionarie decapitate in Burundi nel 2014. L’ordine partì dal generale Nshimirimana?
Una svolta a dodici anni dall’uccisione di tre missionarie italiane in Burundi.
L’inchiesta della Procura di Parma sta seguendo nuove indagini su un presunto piano organizzato dai vertici della polizia segreta burundese, la Documentation.
Due testimoni considerati decisivi sono stati posti sotto protezione insieme alle loro famiglie.
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Burundi, le missionarie decapitate
Le vittime erano le missionarie saveriane della congregazione di Maria.
I loro nomi: Olga Raschietti (83 anni), Lucia Pulici (75 anni) e Bernardetta Boggian (79 anni).
Furono assassinate tra il 7 e l’8 settembre 2014 nella missione di Kamenge, quartiere di Bujumbura.
Le religiose Raschietti e Pulici vennero aggredite per prime e uccise con estrema violenza (sgozzate con delle pietre). Mentre suor Boggian, che in quel momento si trovava all’aeroporto, tornò successivamente nella missione e fu a sua volta assassinata e decapitata.
Secondo quanto emerge dagli atti, l’ordine sarebbe stato particolarmente brutale: «Uccidetele nel peggior modo possibile».

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La svolta della Procura di Parma
L’inchiesta italiana ipotizza il coinvolgimento di numerose persone e una lunga catena di complicità.
Nel febbraio scorso i carabinieri hanno arrestato a Parma Guillaume Harushimana, cittadino burundese di 50 anni, accusato di concorso nel triplice omicidio. L’uomo, che viveva da anni in Italia, si dichiara innocente.
Un ulteriore elemento riguarda un individuo che avrebbe svolto il ruolo di “palo” durante l’operazione e che ha fornito una testimonianza in cambio dell’immunità.
A luglio sono stati inoltre ascoltati, con incidente probatorio, un operaio e una catechista. Le loro dichiarazioni sono state così acquisite in vista di un eventuale processo e, successivamente, è stato disposto un programma di protezione.

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L’ordine del generale?
Il caso era rimasto per anni senza una risposta giudiziaria.
In Burundi non si è mai arrivati a un’indagine reale perché i magistrati sono stati terrorizzati dalla polizia segreta, tanto che i due procedimenti aperti in Italia nel 2014 e nel 2018 finirono archiviati per mancanza di sponde istituzionali a Bujumbura.
Nel 2015 un’emittente libera burundese diffuse le confessioni di due presunti killer. Uno dei due fu ucciso poco, mentre la radio venne distrutta.
A rilanciare l’attenzione sul terribile eccidio è stata anche l’inchiesta della giornalista Giusy Baioni, autrice del libro “Nel cuore dei misteri”, pubblicato nel 2022. Il lavoro ha contribuito alla riapertura dell’indagine da parte della Procura di Parma nel 2024.
Resta da chiarire il movente.
Gli investigatori sembrano aver preso in considerazione l’ipotesi di un sacrificio rituale collegato alle ambizioni presidenziali del generale Adolphe Nshimirimana, allora capo della “Documentation”. L’ex generale fu assassinato nel 2015.











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