Una donna uccide i tre figli e diventa un’icona del femminismo
- Ultimissime
- 26 Ago 2026

La vicenda di Lindsay Clancy divide gli Stati Uniti. Dopo il triplice omicidio si trasforma in riferimento per centinaia di donne.
Lindsay Clancy è sotto processo in Massachusetts.
Ha ucciso i suoi tre figli strangolandoli con delle fasce elastiche per il fitness e fuori dal tribunale centinaia di donne si sono radunate in suo sostegno.
Nel frattempo, una raccolta fondi destinata ai suoi genitori ha superato il milione di dollari.
Una caso che ha spaccato gli Stati Uniti.
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Il caso di Lindsay Clancy
La vicenda risale al 24 gennaio 2023, quando Clancy, allora 32enne e infermiera specializzata in ostetricia, strangolò nella casa di Duxbury la figlia Cora, 5 anni, e i figli Dawson, 3 anni, e Callan, appena otto mesi.
Dopo aver ucciso i bambini tentò di togliersi la vita gettandosi dalla finestra del secondo piano, rimanendo paralizzata dalla vita in giù.
Clancy non contesta di aver provocato la morte dei figli, ma si è dichiarata non colpevole di omicidio.
La difesa sostiene infatti che soffrisse di una grave psicosi post-partum, accompagnata da allucinazioni e deliri, e che le sue condizioni fossero state aggravate da una terapia farmacologica inadeguata.
La procura presenta invece una ricostruzione radicalmente diversa: sostiene che Clancy fosse consapevole delle proprie azioni e avesse pianificato l’omicidio, allontanando intenzionalmente il marito da casa assegnandoli delle commissioni.
Proprio ieri lo psicologo forense Kirk Heilbrun ha sostenuto che Clancy aveva «consapevolezza morale» di ciò che stava facendo e che è penalmente responsabile dell’omicidio dei suoi figli.
Anche lo psichiatra Gregory Saathoff ha evidenziato le incongruenze nella versione dei fatti di Clancy, sostenendo che i sintomi manifestati non coincidono con le allucinazioni di cui dice di soffrire.
Il marito della donna l’ha invece prontamente difesa, ma dopo gli eventi i due hanno divorziato e lui si è nel frattempo risposato.
Il processo dovrà stabilire soprattutto se la malattia mentale fosse tale da renderla penalmente irresponsabile.

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Un idolo per centinaia di donne
Clancy è diventata un caso mediatico.
La solidarietà verso la donna sta andando fuori controllo e ha superato di gran lunga la comprensione della sua possibile sofferenza.
Centinaia di sostenitrici e femministe, molte vestite di rosa con cartelli come “Believe” e “She Needed Help”, hanno manifestato davanti al tribunale.
Nei commenti alla raccolta fondi, molte hanno scritto di essere «con Lindsay». Carly C. ha commentato: «Ti pensiamo tutte e facciamo il tifo, Lindsay. Ora hai milioni di donne che ti sostengono».
«Siamo tutti con te e la tua famiglia», ha scritto invece Gina M. Forse dimenticandosi che la famiglia è proprio quella ad essere stata massacrata a sangue freddo dalla donna.
Una nota terapeuta che si dichiara anti-fascista e di orientamento LGBT ha registrato un video dicendo: «Molte di noi si vedono in Lindsay e sanno che siamo ad un passo dall’uccidere i nostri figli».
L’attivista pro-life Lizzie Marbach ha osservato che gran parte delle sostenitrici di Lindsay Clancy sosteiene la liberalizzazione dell’interruzione di gravidanza, trovando in comune l’avversione e l’insensibilità verso i diritti dei bambini.
Le piccole vittime sono infatti i grandi esclusi dal dibattito, incentrato totalmente sulla donna.
L’opinionista Matt Walsh ha commentato in modo molto duro: «Chiariamo una cosa. Se sei una madre che ha mai preso in considerazione l’idea di uccidere i propri figli, o ha mai provato il desiderio di farlo», ha scritto, «non è perché sei vittima di “depressione post-parto”».
«Non sei una vittima», ha aggiunto. «Odi i tuoi figli perché si intromettono nel tuo stile di vita. Gli ormoni non possono causare desideri omicidi verso la propria prole. Il problema è la tua anima».

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Cosa ne pensiamo
Per quanto ci riguarda, la questione della salute mentale materna è invece seria e merita effettivamente attenzione.
Restiamo tuttavia sconcertati dal fatto che una donna che ha tolto la vita ai propri tre figli diventi non semplicemente una persona malata da compatire (ammesso che la psicosi venga accertata), ma addirittura un simbolo da difendere e in cui immedesimarsi.
Se la donna fosse stata affetta dalla sindrome post-aborto, avrebbe ricevuto lo stesso sostegno? Ne dubitiamo fortemente.











1 commenti a Una donna uccide i tre figli e diventa un’icona del femminismo
La sindrome post aborto non viene accuratamente menzionata. Si tace miserabilmente pur di difendere un crimine.