Scuse e risarcimenti ai prolife inglesi e americani: «non vi censureremo più»

Censura ai pro-life. Una serie di positive vittorie legali ottenute dai difensori della vita internazionali, che manifestano le loro idee in un clima di censura e discriminazione.

L’inadeguata sindaca romana Virginia Raggi ha deciso di censurare e rimuovere dei manifesti contro l’utero in affitto realizzati dalle associazioni Provita e Generazione Famiglia. Si è difesa dicendo che sarebbe un «contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali», ritenendo perciò un diritto ed una libertà individuale affittare le donne-incubatrici e poi strappare da loro il bambino nato.

Pochi giorni prima, sempre a Roma, un gruppo di universitari è stato invece aggredito mentre distribuiva volantini contenenti informazioni sulle alternative all’interruzione di gravidanza.

Cose simili avvengono in tutto il mondo, ma con qualche positiva eccezione. La Kennesaw State University, in Georgia, ha infatti accettato di porre fine al braccio di ferro con un’organizzazione di studenti prolife dopo che aveva vietato loro, e solo a loro, di presenziare nel campus universitario. In seguito ad una causa legale, l’università ha accettato di cambiare le sue politiche e versare $20.100 al gruppo studentesco come copertura delle spese legali.

Sempre negli Stati Uniti, nello stato dell’Indiana, la Ball State University ha invece accettato di finanziare un gruppo studentesco pro-life che aiuta le donne in gravidanza dopo che si era discriminatoriamente opposta, preferendogli gruppi pro-aborto e Lgbt. Dopo una causa legale, l’università ha modificato la sua politica di stanziamento dei fondi studenteschi in modo che essi siano resi disponibili in una “prospettiva neutrale”. Sono stati così versati $300 come finanziamento e $12.000 di spese legali.

In Colorado, la Colorado State University, in seguito ad una causa legale, ha dovuto accettare il finanziamento a Students for Life per l’organizzazione di un convegno a favore della vita. Lo aveva inizialmente negato, destinando invece $300.000 ad un’associazione Lgbt in tutto l’anno accademico 2016/2017. L’università ha accettato di abbandonare le sue politiche anticostituzionali.

Nel Regno Unito, il distretto londinese Lambeth si è ufficialmente scusato con un ente benefico britannico prolife, che fornisce assistenza alle giovani donne e ai loro bambini, dopo che lo ha espulso da un evento cittadino al Brockwell Park, nel sud di Londra, a cui hanno partecipato 150mila persone.

A New York è invece terminato un prolungato conflitto tra il Queens College e un gruppo studentesco prolife a cui era stato negato il riconoscimento ufficiale da parte dell’università. Il Queens College ha accettato la richiesta del gruppo e lo ha ufficialmente riconosciuto.

In Canada il tribunale della città di Hamilton, nell’Ontario, ha stabilito che non è più legittimo censurare gli annunci cristiani sulle pensiline degli autobus, così come è sempre accaduto. Si tratterà d’ora in poi di una violazione di diritti.

La redazione

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Un commento a Scuse e risarcimenti ai prolife inglesi e americani: «non vi censureremo più»

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  1. Sisco ha detto

    Difendere la vita sin dall’inizio è grande cosa che va a merito della Chiesa, pero’ si sa che molte madri non possono “permettersi” un figlio e quando ce l’hanno non sempre hanno la forza di farlo! Più che altro è la Chiesa che in ogni tempo ha raccolto gli orfanelli e questi sono cresciuti in mezzo a lei come figli di nessuno, solo recentemente la famiglia ha preso il sopravvento e con la famiglia il disagio totale dell’educazione. Non c’è dunque da stupirsi se le donne, anche quelle che li sanno fare i figli, decidono di stroncare sul nascere una nuova vita. La maggior parte delle donne però pare che non li sappia fare i figli e questo ha un aspetto positivo e uno negativo; cioe la famiglia si sta sgretolando da una parte e vengono al mondo sempre meno figli dall’altra… Quale è dunque la notizia positiva? La seconda pare essere la positiva, se non altro per giungere un giorno a non “generare” più per donne che non sanno farlo.

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