“Io sto con il Papa”: Scola e Fisichella chiudono il cerchio magico di Ratzinger

«Ma quelli che sostengono che il Papa è Benedetto XVI, cosa dicono del fatto che lui dice il contrario?», ha domandato don Montani, della Fraternità San Pio X. Aggiungiamo: cosa dicono del sostegno convinto dei suoi più stretti collaboratori al pontificato di Francesco, così osteggiato -ironia del destino- proprio da sedicenti ratzingeriani? Con i recenti interventi del card. Angelo Scola e di mons. Rino Fisichella, infatti, tutti gli “uomini di Benedetto XVI”, oltre allo stesso Papa emerito, hanno preso le distanze dai critici e dai sedicenti “confusi”.

Mons. Fisichella è stato un uomo strategico nel pontificato di Papa Ratzinger, che lo elevò ad arcivescovo, lo mise a capo della Pontificia Accademia per la Vita (2008-2010) ma, sopratutto lo scelse personalmente come presidente di un ministero da lui stesso creato e a cui tenne particolarmente: il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Grande amico di Oriana Fallaci, sopratutto nell’ultimo periodo di vita della scrittrice, per la quale organizzò un’udienza privata con Benedetto XVI. I maligni dicono che fu anche piuttosto morbido con Silvio Berlusconi, chiudendo un occhio sulla famosa bestemmia dell’ex presidente e sulla concessione all’accostamento all’Eucarestia (in quanto pluri-divorziato e risposato, seppur civilmente. In quel caso, tuttavia, Fisichella ebbe ragione). Insomma, una biografia stellare per molti conservatori.

Ma, la realtà è sempre più complessa: «Quando arrivano critiche a Papa Francesco, mi sembrano piuttosto strumentali», aveva dichiarato nel maggio scorso mons. Fisichella. «Se vuoi criticare, d’accordo, ma non dicendo che il Papa sta cambiando tutto», perché le cose che gli vengono contestate «le aveva già scritte e dette con tanto coraggio Giovanni Paolo II, basta vedere l’enciclica Ut Unum Sint. Solo chi non legge i documenti, o li legge molto in fretta, dice che questo papa sta cambiando tutto».

Pochi giorni fa, un ulteriore intervento: «Penso che non ci sia nessun appiglio per dover contestare il magistero di Papa Francesco alla luce del magistero precedente», quello di Benedetto XVI. «Bisogna ribadire, invece, quanta continuità ci sia nello sviluppo. Penso, però, che sia importante anche leggere attentamente tutto il magistero di Papa Francesco e non soltanto qualche intervento: il mosaico è dato dall’insieme delle tessere, non da una tessera soltanto». Un messaggio chiaro a quelli del “Il mio Papa è Benedetto”.

Superfluo, invece, ricordare il forte legame d’amicizia tra il card. Angelo Scola e Ratzinger (risalente a prima degli anni ’70 quando redassero la rivista Communio). In questi anni, più volte l’arcivescovo emerito di Milano ha difeso pubblicamente il pontificato di Francesco e lo ha fatto nella recente autobiografia Ho scommesso sulla libertà (Solferino 2018): «Papa Francesco è un salutare colpo allo stomaco che lo Spirito Santo ci ha assestato per svegliarci». In lui, ha scritto Scola, «vedo la conferma della speciale “grazia di stato” che investe l’eletto al soglio di Pietro». Durante la presentazione del libro su Bergoglio, scritto dal filosofo Massimo Borghesi, il card. Scola disse le stesse cose in altri modi: «Per noi europei l’elezione di Papa Francesco è stata come un pugno nello stomaco, una sveglia. Non so quanto l’abbiamo fatta nostra questa sveglia rappresentata dal pontificato o quanto ci stiamo ancora difendendo…».

 

Ma analizziamo brevemente gli interventi degli altri componenti del “cerchio magico” di Benedetto XVI che, a questo punto, non può più essere trascurato e nemmeno considerato causale. Partiamo proprio dal Papa emerito che, sorpresa vuole, è colui che più è intervenuto in questi anni con indicazioni chiare.

  • Benedetto XVI:
    «Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera» (02/2014).
    «La misericordia è l’unica vera e ultima reazione efficace contro la potenza del male. Solo là dove c’è misericordia finisce la crudeltà, finiscono il male e la violenza. Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea. La sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli ci parla continuamente della misericordia di Dio. È la misericordia quello che ci muove verso Dio, mentre la giustizia ci spaventa al suo cospetto» (03/2016).
    «Santo Padre, la sua bontà, dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente. Più che nei Giardini Vaticani, con la loro bellezza, la sua bontà è il luogo dove abito: mi sento protetto. Grazie anche della parola di ringraziamento, di tutto. E speriamo che lei potrà andare avanti con noi tutti su questa via della Misericordia Divina, mostrando la strada di Gesù, verso Gesù, verso Dio» (06/2016).
    «Vi è il sentimento di comunione profonda e di amicizia con il mio successore. Rimasi profondamente toccato fin dal primo momento dalla straordinaria disponibilità umana di papa Francesco nei miei confronti. Da allora mi ha fatto dono di un rapporto meravigliosamente paterno-fraterno. Spesso mi giungono quassù piccoli doni, lettere scritte personalmente. Prima di intraprendere grandi viaggi, il Papa non manca mai dal farmi visita. La benevolenza umana con la quale mi tratta, è per me una grazia particolare di quest’ultima fase della mia vita della quale posso solamente essere grato. Quello che dice della disponibilità verso gli altri uomini, non sono solamente parole. La mette in pratica con me» (08/2016)
    «Francesco è l’uomo della riforma pratica. Naturalmente si possono fraintendere alcuni punti per poi dire che adesso le cose vanno in modo del tutto diverso. Se si prendono singoli episodi e li si isolano, si possono costruire contrapposizioni, ma ciò non accade quando si considera tutto l’insieme. Forse si pone l’accento su altri aspetti, ma non c’è alcuna contrapposizione. Con lui c’è una nuova freschezza in seno alla Chiesa, una nuova allegria, un nuovo carisma che si rivolge agli uomini, è già una bella cosa» (09/2016, in Ultime conversazioni, Garzanti 2016).

 

  • Card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) e attuale presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger:
    «Ho collaborato per vent’anni con Giovanni Paolo II, poi più brevemente con papa Benedetto: gli elementi di continuità con Papa Francesco sono molto più grandi e importanti delle differenze. Bisogna essere ciechi per non vedere l’enorme bene che papa Francesco sta facendo alla Chiesa e alla diffusione del Vangelo» (11/2015).

 

  • Mons. Georg Gaenswein, tuttora segretario personale di Benedetto XVI:
    «Non è un segreto che fra i due Papi c’è una buona relazione. Si parlano, si scrivono, si telefonano… Quello che si dicono faccia a faccia non posso saperlo. Ci sono state diverse visite di papa Francesco da noi, al monastero Mater Ecclesiae, e anche papa Benedetto è stato invitato a Santa Marta, da papa Francesco» (02/2014)
  • «Chi ascolta attentamente le parole del Papa vede un messaggio chiaro. Non conosco dichiarazioni dottrinali di Francesco che siano contrarie a quelle del suo predecessore» (01/2015)
    «Benedetto e Francesco sono diversi, talvolta molto diversi, i modi di espressione. Ma li accomuna la sostanza, il contenuto, il depositum fidei da annunciare, da promuovere e da difendere. Chi dubita di Papa Francesco ha poco senso della Chiesa» (02/2015)
    «l’atteggiamento accogliente di Papa Francesco verso Benedetto XVI è stato, ed è, esemplare. Tra i due c’è davvero un rapporto molto cordiale e rispettoso» (03/2015).

 

  • Card. Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede:
    «Benedetto XVI ha parlato della necessità di una Ent-Weltlichung della Chiesa, cioè di una sua liberazione da forme di mondanità. Papa Francesco ha decisamente continuato questo pensiero parlando della Chiesa povera e per i poveri. Papa Francesco sta perseguendo una spirituale purificazione del tempio, nello stesso tempo dolorosa e liberatrice, allo scopo di far risplendere nella Chiesa la gloria di Dio, luce di tutti gli uomini» (02/2015)

 

  • Card. Robert Sarah, creato cardinale e presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum” da Benedetto XVI (e nominato da Francesco prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti):
    «Cosa pensare di un figlio o di una figlia che critica pubblicamente il padre o la madre? Come potrebbe la gente rispettare quella persona? Il Papa è nostro padre. Gli dobbiamo rispetto, affetto e fiducia (anche se le critiche non sembrano dargli fastidio). Per via di certi scritti o di certe dichiarazioni, alcuni potrebbero avere l’impressione che egli potrebbe non rispettare la dottrina. Personalmente, ho piena fiducia in lui ed esorto ogni cristiano a fare lo stesso» (05/2015).

 

  • Card. Elio Sgreccia, ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita:
    «Questa di papa Francesco è una metodologia pastorale che mira ad accompagnare i fedeli, non a negare i danni del divorzio, ma a ripararli quando si potrà, se non altro in punto di morte una metodologia pastorale che non smentisce la verità, ma accompagna la fede e cerca di praticare la verità. Questo mi impedisce di assumere toni critici verso il Santo Padre. Per questo sono grato a papa Francesco, per quello che insegna, senza cambiare la serietà e la verità del patto coniugale e del sacramento» (06/2018).

 

  • Mons. Federico Lombardi:
    «In Benedetto XVI c’è una discreta e serena vicinanza spirituale al suo successore che sente certamente – come ci ha detto molto volte – anche il sostegno di questa presenza e di questa preghiera e che coltiva questo rapporto, a volte con delle visite, a volte con delle chiamate telefoniche, certamente con molti segni di familiarità, di rispetto e di attesa del sostegno spirituale. Quindi sì, stiamo vivendo questa realtà inedita, ma è bella, è consolante; direi che tutte le volte che vediamo delle immagini di Papa Francesco e il suo predecessore insieme, è una grande gioia per tutti ed è un bell’esempio di unione nella Chiesa, nella varietà delle condizioni» (02/2017)

 
La redazione

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