Viganò chiede a McCarrick di pentirsi, ieri celebrava messa con lui

carlo maria viganòLa relazione pubblica tra mons. Carlo Maria Viganò ed il card. McCarrick è la miglior prova delle false accuse rivolte a Papa Bergoglio. Non fu Francesco a riabilitare pubblicamente il prelato abusatore, che era già libero da qualunque costrizione.

 

Forse rischiava di veder scomparire il suo nome dalla cronaca, così l’arcivescovo Carlo Maria Viganò si è ripreso la scena. L’accusatore di Papa Francesco, che ha tradito il giuramento sul segreto pontificio per chiederne addirittura le dimissioni, ha scritto al card. Theodore McCarrick di “pentirsi pubblicamente dei suoi peccati”.

Una lettera dai toni drammatico-apocalittici, che cristianamente stride non poco con i suoi guai giudiziari intrafamiliari, come denunciato dal fratello disabile, don Lorenzo Viganò (ma anche dalla sorella Rosanna, che lo chiama addirittura “farabutto”): «Altro che moralizzatore, mio fratello mi ha tradito e derubato. Non ritengo più umanamente possibile continuare a sopportare le angherie di soggetti che fanno finta di indossare la pelle di agnelli dissimulando la loro vera natura di lupi».

Ha fatto bene mons. Viganò a richiedere un pentimento pubblico a McCarrick, accusato di molestie omosessuali (dal 2000) e crimini contro minori (dal 2018). Dal cardinale americano ancora non si sono levate parole di scuse o ammissioni, nonostante sia in arrivo la riduzione allo stato laicale da parte della Santa Sede, probabilmente prima del summit di febbraio che si terrà in Vaticano. Può essere che mons. Viganò voglia ricordare al mondo che è stato lui a portare all’attenzione mediatica il caso McCarrick, tramite il suo corposo memoriale contro Papa Bergoglio affidato a Maurizio Belpietro, direttore de La Verità. Ma non ce n’era bisogno.

 

Giuristi cattolici: “memoriale Viganò non è credibile, unico intento diffamare il Papa”.

Non c’è giorno che dalle colonne de La Verità non arrivi un articolo del vaticanista Lorenzo Bertocchi -fedelissimo di Viganò e di Riccardo Cascioli- in cui si sottolinea che una frase del “dossier Viganò” sarebbe stato confermata da qualche fatto di cronaca, anche se l’affanno non richiesto di Bertocchi tradisce l’evidenza sotto agli occhi di tutti: il memoriale contiene senz’altro dettagli veri ma è stato un fallimento nel suo unico scopo, cioè affondare la reputazione morale dell’attuale vescovo di Roma.

«Dal punto di vista giuridico», ha scritto l’Unione Giuristi Cattolici Italiani, «la credibilità complessiva del “memoriale” in punto di accuse di omissione rivolte al Papa e ad altri Vescovi è meno che scarsa, e un avvocato la smantellerebbe facilmente». Ciò lascia presumere che «l’intento dell’autore non sia tanto un invito ad emendarsi, quanto – nonostante i buoni propositi contenuti nelle frasi finali del documento – una volontà diffamatoria e scandalistica».

 

Quando Viganò dichiarava “amore” e celebrava messa con McCarrick, sapendo degli abusi.

Che all’arcivescovo Viganò non importassero poi molto le molestie (omo)sessuali da parte di McCarrick nei confronti di alcuni seminaristi, è provato dal fatto che condividesse senza alcun problema la celebrazione dell’Eucarestia assieme al cardinale che ben sapeva essere abusatore. Le foto dei due concelebranti, risalenti al 2013, hanno fatto il giro del mondo, senza che Viganò si scusasse, si giustificasse in alcun modo o rispondesse ad almeno una delle 8 domande che abbiamo a lui inoltrato.

Tra esse anche la richiesta del motivo per cui, quand’era nunzio apostolico a Washington (dunque rappresentante di Benedetto XVI), nel 2012, si sperticò pubblicamente in elogi -per nulla indispensabili- verso McCarrick, lo nominò “Pontificio Ambasciatore per la Missione”, aggiungendo: è un «cardinale che è molto amato da tutti noi». Irrinunciabile diplomazia? E’ la difesa disperata di Aldo Maria Valli, ma l’ex nunzio poteva limitarsi a partecipare senza intervenire, sapendo di premiare a nome del Papa un molestatore sessuale, oppure poteva semplicemente consegnare il premio in modo sobrio e distaccato, ed invece –si è saputonemmeno cercò di dissuadere gli organizzatori ad onorare pubblicamente quel cardinale che diventerà poi il grimaldello con cui cercare di scalfire l’onorabilità di Francesco. Mons. Viganò si è trincerato dietro il silenzio, ma chiede ad altri di pentirsi.

 

La relazione pubblica tra Viganò e McCarrick mostra che non è Francesco ad averlo riabilitato.

Questi scheletri nell’armadio dell’ex nunzio apostolico non sono soltanto simbolo di incoerenza o di un tardivo sussulto di coscienza, non rendono soltanto indigesta l’auto-promozione con cui introdusse il suo memoriale antipapista, paragonandosi ai «primi martiri» e ai «testimoni credibili dell’incommensurabile amore di Cristo, Via, Verità e Vita». Ma, come abbiamo già scritto, sgonfiano anche il suo stesso dossier. L’accusa che ha rivolto l’estate scorsa a Papa Bergoglio è infatti quella di aver ignorato le voci sul passato omosessuale di McCarrick e, addirittura, di averlo «sciolto da ogni costrizione» a cui lo avrebbero ridotto le «sanzioni» imposte da Benedetto XVI, «e ne ha fatto il suo fidato consigliere». Gli amici di “Where peter is” hanno magistralmente dimostrato che mons. Viganò è stato smentito dal ratzingeriano card. Marc Ouellet sull’esistenza di sanzioni da parte di Ratzinger (1) -cosa sulla quale l’arcivescovo ha poi ritrattato-, sull’esistenza di un “dossier McCarrick” in Vaticano (2), sull’esistenza di istruzioni scritte dallo stesso Viganò (3) e sull’influenza di McCarrick nei confronti di Francesco (4).

La tranquilla e pacifica relazione pubblica tra lo stesso mons. Viganò e il card. McCarrick -con tanto di elogi “d’amore” e celebrazioni eucaristiche- dimostra che il prelato abusatore era già libero da qualunque ipotetica costrizione ben prima dell’arrivo di Francesco, che dunque non l’ha affatto riabilitato. Anzi, lo stesso fedelissimo di Viganò, Lorenzo Bertocchi, ha ammesso contro i suoi interessi che «Francesco, dopo la prima testimonianza credibile di abuso su minore, nel luglio scorso ha già tolto la porpora cardinalizia a McCarrick e lo ha invitato a una vita ritirata». E, più recentemente, il vaticanista de La Verità ha anche accettato di riconoscere che il memoriale di mons. Viganò ha «chiamato in causa prefetti di curia, nunzi apostolici, segretari di stato e papi, ponendo chiaramente il problema di chi sapeva e non ha agito». Si noti l’uso plurale di “papi” poiché, come già da noi spiegato, quello di McCarrick fu un caso gestito male a partire dal 2000 e non ha alcun senso usare Francesco -arrivato nel 2013-, come capro espiatorio se non per fini secondari, ovvero strumentalizzare la vicenda per colpire un Pontefice indigesto all’ideologia tradizionalista.

 

«La tua salvezza eterna è a rischio, il tempo sta per finire», ha scritto categorico Carlo Maria Viganò al card. McCarrick, improvvisandosi suo confessore spirituale. E ha pienamente ragione, il silenzio del cardinale è assordante, ma lo è anche quello dell’ex nunzio, che con lui concelebrò Messa e che a lui giurò pubblicamente amore ed affetto, oltretutto a nome di Benedetto XVI. Il card. Ouellet fu piuttosto chiaro: «Caro confratello Viganò, non puoi concludere così la tua vita sacerdotale, in una ribellione aperta e scandalosa. Esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta e torna a migliori sentimenti nei confronti del Santo Padre, invece di inasprire l’ostilità contro di lui. Come puoi celebrare la Santa Eucaristia e pronunciare il suo nome nel canone della Messa?». E, aggiungiamo: come hai potuto celebrare la Santa Eucarestia con l’abusatore McCarrick e poi rinfacciare al Papa una riabilitazione pubblica, mai avvenuta?

La redazione

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