Quando Harry divenne Sally, e se ne pentì amaramente

E’ un fenomeno sempre più frequente: convincersi di essere nati “in un corpo sbagliato”, mutilarsi chirurgicamente e poi pentirsi amaramente. Difficile tornare indietro, così  fioccano denunce da parte delle “vittime” verso medici e psicologi che hanno assecondato i loro capricci senza offrire alternative.

Molti di questi casi sono stati raccolti dal filosofo Ryan T. Anderson, forse una delle voci critiche più autorevoli ed importanti verso la lobby Lgbt e in difesa della famiglia naturale. Il suo libro si intitola When Harry became Sally. Responding to the transgender moment (Encounter Books 2018) che, prima ancora di essere disponibile, ha già raggiunto le liste dei bestseller di Amazon. Si tratta di un’ampia argomentazione, ragionata, riflessiva e piena di sfumature contro il movimento e l’ideologia transgender, nel quale emerge anche una dura condanna verso la complicità di medici e terapeutici.

Molto spazio è dato alle vittime del transessualismo, le quali hanno raccontato come durante tutte le interazioni con i professionisti medici mai è stato loro consigliato, né chiesto «perché ho sentito così tanto desiderio di essere un uomo», come ha detto una di esse, Cari. Ora, afferma: «Sono diventata una donna che sembra un uomo. Avrò sempre una voce rotta e non avrò mai il seno». La donna ha raccontato la sua vicenda anche su Youtube: a 15 anni ha iniziato a prendere gli ormoni, a 17 anni le hanno amputato il seno e a 22 anni ha iniziato la “de-transizione”, accettando psicologicamente la sua natura femminile. Un terapeuta di genere le ha prescritto il testosterone dopo 3 o 4 visite: «Durante la transizione, nessuno nel campo medico o psicologico ha cercato di dissuadermi, di offrirmi altre opzioni, di fare davvero qualcosa per impedirmi di andare avanti. Mi hanno solo detto di aspettare fino all’età di 18 anni».

Cari si è domandata se esiste qualche altro disturbo per cui «entri in uno studio medico, racconti quel che senti -e che non può essere dimostrato obiettivamente, ma che potrebbe essere causato da traumi, problemi mentali o fattori sociali- e ciò che ricevi è un trattamento medico che altera la tua vita non appena ne parli». Lo stesso è capitato a tanti altri, Carey Callahan -ex-trans e anche lei su Youtube-, guarda «con sgomento i medici che non hanno rispettato il mio corpo, ma lo hanno trattato come un esperimento». Anderson descrive l’orrore che Carey prova per «essere stata sottoposta, da parte di professionisti del settore medico, a procedure così drastiche senza tener conto della sua confusione mentale e del suo trauma non trattato».

Quel che appare è che i medici, scrive Anderson, «non si interessano dei problemi psicologici sottostanti. È come se ci fosse una sola risposta alla disforia di genere: trattamento e chirurgia». E’ probabile che siano spinti ad assecondare le richieste di transizione dalla pressione mediatica e dalle minacce del mondo Lgbt. Eppure, il più completo studio su questo tema (una revisione di oltre 100 studi medici internazionali sui transessuali) ha concluso chiaramente: non esiste alcuna prova che le operazioni di “cambio di sesso” -come se poi davvero cambino la sessualità e non solo l’apparenza estetica- migliorino la vita dei transessuali, anzi molte persone rimangono gravemente angosciate tanto da suicidarsi dopo l’operazione.

La redazione

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2 commenti a Quando Harry divenne Sally, e se ne pentì amaramente

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  1. GIUSEPPE VULCANO ha detto

    Grazie a Dio siete tornati

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