Nichi Vendola puntualizza: «non ho affittato un utero» ma delle donne intere

Vendola e il figlio. L’ex governatore della Puglia tenta di smarcarsi dall’obbrobrio morale della compravendita di bambino che ha commesso, ma non migliora affatto la sua posizione. Anzi.

 

Il tribunale di Roma ha riconosciuto l’adottabilità anche a Nichi Vendola oltre al compagno Ed Testa, così il bambino acquistato tramite “gestazione per altri” in California potrà avere anche il cognome dell’ex governatore della Puglia.

Vendola è entusiasta ma non ci sta a passare per uno che affitta l’utero altrui. Un po’ di rispetto, che diamine! Per accaparrarsi quel bambino ha dovuto noleggiare tutta intera la donna-incubatrice! E’ questo il senso dell’intervista che ha rilasciato qualche tempo fa, prendendosela con chi è in disaccordo verso la pratica dell’utero in affitto: perché «la forma di realizzazione della famiglia uomo-donna, che loro ci vogliono imporre, è una impostazione ideologica». Sarà, ma è anche l’unica che permetta la nascita di un nuovo essere umano cosa che, le famiglie arcobaleno, non sono abilitate a fare: tanto che devono acquistare miscugli di sperma da impiantare negli uteri femminili, noleggiati a peso d’oro.

Il leader della defunta Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) nemmeno sembra gradire questa versione, perché, spiega, «la scelta del termine “utero in affitto” è manipolatoria, la grava di un’ipoteca molto pesante. Noi, come tutte le famiglie arcobaleno, non abbiamo “affittato un utero”, abbiamo costruito una relazione con delle donne che continuerà per tutta la vita, perciò quell’espressione non rappresenta la nostra esperienza ed è profondamente offensiva». “Delle donne”, afferma Vendola, rivelando così che il piccolo Tobia oltre a ritrovarsi innaturalmente due padri non biologici, non ha neppure una madre, bensì almeno due: una donatrice e una portatrice, secondo l’asettico gergo Lgbt che bandisce la parola “mamma”.

Vorremmo però ricordare che la “relazione” con queste donne -di cui una indonesiana- è basata sul puro denaro, che ha permesso la compravendita di bambino: gli è infatti costata ben 75mila dollari. Ovvero, dopo averle accuratamente selezionate tramite l’agenzia californiana Extraordinary Conceptions, valutando se fossero di una “razza” a lui gradita (colore dei capelli, degli occhi, le loro abitudini, la religione, gli interessi, i vizi e gli hobby), Nichi Vendola ha dovuto affittare i loro corpi e sottoporli a pratiche di inseminazione artificiale, dato che con una mera relazione non si ottiene nulla.

Comprendiamo i tentativi di smarcarsi dall’egoistico obbrobrio morale che ha commesso ai danni di quel bambino -e di cui è consapevole-, ma non è migliorata affatto la sua posizione etica. Strano, perché è piuttosto noto per il suo sensibile rispetto umano. Non è mica stato lui, infatti, a sghignazzare sulle persone dell’ILVA morte di tumore durante una telefonata con Girolamo Archinà. O forse sì?

La redazione

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