Lo storico progressista: «Illuminismo? Profondo debitore del cristianesimo»

Lo storico Peter Harrison è uno studioso australiano, già docente a Oxford ed Edimburgo ed attualmente il direttore dell’Institute for Advanced Studies in the Humanities presso l’University of Queensland. Democratico e progressista, è autore di un interessante approfondimento sul tema dei “valori Occidentali”.

La tesi di Harrison è che i conservatori sono in errore: «l’espressione “valori occidentali” richiama alla mente una lunga tradizione morale risalente all’antichità classica: il pensiero degli antichi greci, le tradizioni della legge romana, gli ideali morali del Nuovo Testamento», ha spiegato. «Ma l’idea che esistano cose come “valori occidentali” non può essere trovata in nessuna di queste tradizioni. Nessuno infatti ha mai pensato che esistesse qualcosa come “valori occidentali” fino alla metà dei decenni del secolo scorso».

Lo stesso dicasi per l’espressione “valori giudeo-cristiani”: «le sue prime origini si trovano nella “scuola di Tubinga” tedesca della teologia protestante del diciannovesimo secolo. L’idea di una combinazione ebraico-cristiana fu successivamente adottata dal filosofo del XIX secolo, Friedrich Nietzsche (1844-1900), che con il termine “judenchristlich” denigrò quella che considerava una indesiderabile forma di morale “ebraico-cristiana”».

La questione, secondo lo storico australiano, è che la categoria morale centrale in Occidente fino al Medioevo furono le virtù e non i valori. «La graduale sostituzione dell’uno all’altro indica la moderna quantificazione e mercificazione della moralità». La sottolineatura è interessante! Mentre le virtù cristiane sono qualità morali strettamente personali, i valori sono enunciati in forma proposizionale, tanto che questi ultimi possono essere difesi anche da non credenti o non devoti, mentre le virtù sono perseguite dal cristiano in prima persona. Cristianesimo come incontro che cambia la persona (“virtù”) e cristianesimo identificato in una cultura o una serie di comportamenti (“valori”).

Un secondo passaggio decisivo di Harrison riguarda l’Illuminismo«Nelle attuali discussioni sui “valori occidentali”», ha spiegato, «l’Illuminismo viene regolarmente invocato come un periodo speciale nel nostro passato, l’ethos di cui abbiamo urgente bisogno di importare nuovamente nel presente. Ma, ironicamente, i protagonisti dell’Illuminismo cercarono attivamente di recidere i loro legami con il passato e mascherare la scia storica che mostrava il profondo indebitamento di quel periodo nei confronti delle precedenti tradizioni religiose e filosofiche. Gran parte della deferenza attuale verso l’Illuminismo e l’adulazione dei suoi ideali non derivano dalle realtà storiche del periodo, o da una comprensione delle forme plurali dell’illuminismo, ma da un’ingenua accettazione della rozza propaganda dei filosofi francesi».

Il tanto decantato progresso che emerse dal secolo dei Lumi, secondo lo storico australiano, ebbe dunque un profondo debito verso la cristianità, nonostante i goffi tentativi di censura dei rivoluzionari. Non a caso, come il teologo Angelo Bellon ha giustamente notato, il motto della Rivoluzione Francese è composto da parole letteralmente scippate al tanto denigrato cristianesimo: libertà, uguaglianza e fraternità.

La redazione

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