Tribunale USA: gli scimpanzé non sono equiparabili all’uomo

ScimpanzéAppioppare i “diritti fondamentali dell’uomo” anche agli scimpanzé, perché noi saremmo solamente degli “scimmioni un po’ più evoluti”. Un approccio ideologico all’evoluzione e un’estremizzazione della sana e giusta preoccupazione per la salute degli animali e dell’etico trattamento del creato.

Si invocano i “diritti umani” alle specie non umane, riducendo l’uomo, negandone l’unicità e l’ontologica differenza dal resto del creato. E’ un cavallo di battaglia anche di molti anti-teisti, interessati a ridurre l’importanza della creatura così da poter negare la sapienza del Creatore.

Non a caso Margherita Hack, Daniel Dennett, Peter Singer, Richard Dawkins e Umberto Veronesi (cinque noti ateisti convinti) hanno promosso ampiamente i “diritti degli animali” nei tempi moderni, iniziativa avviata nell’illuminismo razionalista da David Hume, Voltaire, Jeremy Bentham, e poi da Arthur Schopenhauer, Henry Stephens Salt. L’ex primo ministro spagnolo Luis Zapatero è arrivato addirittura a proporre l’adozione di tale idea nella legislazione spagnola.

In questi giorni, tuttavia, la Corte d’appello di New York ha stabilito che Tommy, uno scimpanzé di 26 anni tenuto da una coppia americana, non può essere considerato una “persona” e quindi non ha bisogno di essere trattato come un essere umano. La sentenza ha negato lo sforzo di un gruppo animalista a capo del progetto “Nonhuman Rights Project” nel voler ampliare i diritti umani anche agli animali. La motivazione del caso è nata da una preoccupazione giusta e condivisibile, ovvero le cattive condizioni in cui era tenuto lo scimpanzé, ma la richiesta di “diritti umani” è moralmente inaccettabile e la Corte ha concluso che non sarebbe possibile concedere agli scimpanzé diritti e relativi obblighi e doveri che non saranno mai in grado di soddisfare.

I responsabili del progetto hanno replicato sostenendo che gli scimpanzé sono un «complesso giuridico di persona autonoma e presentano caratteristiche come l’auto-consapevolezza e l’auto-determinazione che dovrebbe impedire la loro detenzione illegale». L’argomento dell’auto-consapevolezza viene solitamente sostenuto accennando al noto “test dello specchio” inventato da Gordon Gallup per verificare se gli scimpanzé si riconoscono o meno guardandosi allo specchio. La reazione effettivamente è positiva e per molti questo significa automaticamente che essi possiedono autocoscienza e autoconsapevolezza di sé. Oltre a concepire una definizione di coscienza molto riduttiva, come ha spiegato il prof. Clive Wynne, «il problema con il test specchio per l’auto-riconoscimento non sta nei risultati, è chiaro che alcune scimmie non umane possono riconoscersi in specchi, ma nell’interpretazione. Perché tale auto-riconoscimento è equiparato con la consapevolezza di sé?». Molte persone autistiche, ha spiegato, non si riconoscono negli specchi, dunque non sarebbero esseri coscienti o autocoscienti? «Questi test di auto-riconoscimento con lo specchio sono interessanti e senza dubbio ci dicono qualcosa su come gli animali vedono i loro corpi, ma non ci dicono nulla sulla questione più profonda della consapevolezza di sé».

E’ fortemente discutibile che il riconoscimento di una immagine speculare in uno specchio implichi la consapevolezza di sé. Uno dei più critici oggi alla tesi di Gallup è proprio un suo allievo, Daniel Povinelli, oggi antropologo fisico all’University of Louisiana-Lafayette il quale ha mostrato che uno scimpanzé non ha affatto bisogno di avere un senso integrato di sé per superare il test specchio (applica invece più probabilmente un collegamento mentale molto meno sofisticato), e definisce tali teorie una “psicologia popolare”. Anche la prof.ssa L. Syd M Johnson, docente di Filosofia, Kinesiologia e Fisiologia integrativa al Michigan Technological University ha invitato ad «abbandonare il test dello specchio MSR come prova universale valida di per l’auto-consapevolezza». C.M. Heyes, del dipartimento di Psicologia dell’University College di Londra ha concluso a sua volta che «non esiste alcuna evidenza convincente di un’autoconsapevolezza e di una capacità introspettiva negli animali».

Per quanto riguarda le presunte capacità di “autodeterminazione” degli scimpanzé occorre ricordare che si tratta di riconoscere la capacità di scelta autonoma ed indipendente dell’individuo. E’ abbastanza curioso che essa si invochi per uno scimpanzé mentre contemporaneamente alcuni neuroscienziati (ma anche lo stesso Peter Singer) vogliano negarla per l’uomo, sostenendo che mancherebbe in lui il libero arbitrio. Lo scimpanzé sarebbe un essere umano libero e l’uomo, invece, no. E’ anche piuttosto scontato ricordare che nessun animale, al contrario dell’uomo, può permettersi di emanciparsi dai suoi istinti genetici ed evolutivi, che condizionano ogni suo comportamento.

Tutto questo non autorizza nessuno a trattare male gli animali. Papa Francesco recentemente ha proprio mostrato cosa significhi un vero ecologismo a cui tutti, cristiani in particolare, siamo chiamati: «Questa nostra terra ha bisogno di continue cure e attenzioni e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’’altro però significa che non ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare, mentre invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura».

La redazione

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