Facebook accetta la blasfemia ma vieta di scrivere “frocio”

Facebook logoMigliaia sono le pagine del social network Facebook che insultano i cristiani e i credenti in generale, pagine blasfeme con bestemmie varie e immagini denigratorie dei valori cattolici, fotomontaggi oltraggiosi e auguri di morte per chi crede in Dio o in Gesù Cristo ecc.

Al contrario, non esistono altrettante pagine contro chi non crede in Dio o ha a cuore opinioni opposte a quelle cristiane (aborto, eutanasia ecc.). Nemmeno si notano pagine omofobe, probabilmente perché l’omofobia è un fenomeno fortunatamente molto ridotto al contrario di quanto si voglia far credere, ma anche perché Facebook interviene immediatamente nella loro rimozione.

Il vero paradosso dei sedicenti militanti dei diritti civili, tra cui Facebook, è che il loro interesse è orientato  (quasi) esclusivamente alla minoranza omosessuale. La stessa contraddizione la si nota in chi vuole una legge contro l’omofobia, ma non chiede allo stesso tempo protezioni anche per le altre minoranze discriminate come le persone obese, le quali secondo gli studi sono le più discriminate in assoluto, sopratutto donne (molto più degli omosessuali e delle persone religiose). E’ evidente dunque che una legge contro l’omofobia risulta discriminante contro le altre minoranze non espressamente tutelate.

L’algoritmo moralizzatore di Facebook, come si è commentato su “Il Foglio” ha colpito l’editoriale di Giuliano Ferrara in quanto conteneva la parola “froci”, bollata come incitamento all’odio (poco importa se tanti gay preferiscono autodefinirsi “froci” piuttosto che “omosessuali”). Allo stesso tempo Facebook ha espressamente ritenuto, dopo la segnalazione di migliaia di utenti, che la pagina “La Vergine Maria avrebbe dovuto abortire” (“Virgin Mary should have aborted”), una delle migliaia di pagine di insulto ai cristiani, «non violi le nostre Regole in merito ai discorsi di odio».

Perfino le immagini di una donna che allatta devono essere eliminate al più presto, perché considerate offensive. Ma se si insulta il fondatore del cristianesimo allora va tutto bene, anche se nelle loro regole si dice: «Non consentiamo la discriminazione di persone in base alla religione».

Questi sono i due pesi e le due misure di chi si proclama mediaticamente difensore dei diritti civili.

La redazione

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