La prova biologica dell’individuo-persona dal concepimento

Cinque prove esistenza uomoLa questione sull’inizio della vita umana è più pragmatica di quanto si possa pensare, dichiara Carlo Casini nella Prova biologica dell’esistenza umana fin dal concepimento. Infatti, gli uomini e le donne comuni devono farsi un’idea per decidere. Non hanno tempo di frequentare corsi, lezioni, approfondimenti specialistici o accademici per sapere se quella “azione – aborto, procreazione artificiale, pillola del giorno dopo, abrogazioni o meno di leggi sull’inizio vita – incide su un essere umano oppure no”.

Necessitando di un linguaggio comprensibile, questi uomini e donne – che fanno e sono la società – sono in realtà trattati come un branco di scimmie ammaestrate. All’inseguimento di scopi tutt’altro che scientifici, la cosiddetta “opinione pubblica” è blandita e ingannata da una serie di ridicoli quanto inaccettabili costrutti semantici. Attraverso una piana eppure rigorosa esposizione didattica, Casini c’introduce a quanto accade in quell’oscuro big-bang che è il concepimento, e alle “inoppugnabili conseguenze” che ne derivano.

Biologicamente, “non appena uno spermatozoo (…) riesce a toccare e superare la membrana che racchiude l’ovocita – ovulo maturo – avviene una serie di fenomeni. In primo luogo la membrana esterna diviene impenetrabile per qualsiasi altro spermatozoo”; spermatozoo e ovocita “riducono poi a 23 il numero dei cromosomi, in modo che il nuovo vivente abbia anch’egli 46 (23+23) che comandano e guidano lo sviluppo”; infine, con l’attrazione e allineamento delle due serie di cromosomi ha inizio “la moltiplicazione delle cellule: da una a due, da due a quattro, a otto e così via fino a divenire le centinaia di migliaia di miliardi di cellule che compongono il corpo adulto di un uomo e di una donna”.

La prima inconfutabile evidenza di questa fase, rileva Casini, è che “non appena lo spermatozoo è entrato nell’ovocita si forma un’entità biologica diversa. (…) Coloro che non vogliono riconoscere un essere umano in questa iniziale fase dello sviluppo preferiscono parlare di “ovocita fecondato”, quasichè il nuovo complesso fosse soltanto un’evoluzione dell’originario gamete femminile”; essi ignorano perciò, di fatto, “il materiale – in particolare il DNA – portato dallo spermatozoo.” In realtà, “il patrimonio genetico del nuovo essere umano è già tutto presente fin dal primo contatto dello spermatozoo con l’ovocita e non può essere più sostanzialmente cambiato. (…) Ciascuno di noi – ci dicono i biologi e ci conferma l’esperienza personale – è unico e irripetibile a causa principalmente dell’eredità cromosomica. Infatti, “il dimezzamento dei cromosomi (da 46 a 23) fa sì che nessuno sia geneticamente identico né alla madre né al padre. D’altronde la praticamente infinita possibilità di combinazione dei miliardi di geni e il fatto che il dimezzamento dei cromosomi avviene ad ogni trapasso generazionale rendono praticamente inimmaginabile una ricombinazione identica del materiale genetico.”.

Secondariamente, “il nuovo complesso è da subito un organismo, cioè un tutt’uno in cui le singole parti si influenzano e si servono reciprocamente.” Gli oppositori, invece, sostengono che “soltanto l’allineamento definitivo dei cromosomi di provenienza maschile e di quelli di provenienza femminile determinerebbe l’inizio della vita”; immediatamente prima, trattasi – dicono – di un innocuo “ootide”, una specie di gemello diverso del gamete (o, cellula riproduttiva). Lo scopo di tale contorsionismo semantico, denuncia l’autore, è chiaro: “Se siamo in presenza di un gamete e non di un embrione vengono eliminati tutti i problemi etici che comportano le azioni distruttive di congelamento, selezione, sperimentazione.”
È interessante notare, a questo punto, lo stato confusionale di molte aree della politica e della ricerca, perlopiù internazionale. Dal 1984 al 2004 e oltre, “mai era stata pronunciata la parola “ootide”, ancor oggi sconosciuta persino a gran parte dei medici. Per giustificare la pretesa di manipolare e distruggere i nuovissimi concepiti si era coniato il termine di pre-embrione e si era cercato di sostenere che la vita umana comincia solo dopo 14 giorni dall’incontro dello spermatozoo con l’ovocita”. Come mai? Cosa accade al 14° giorno di così importante?

Nel Rapporto di un gruppo di studiosi, nominato dal ministro della Sanità inglese nel 1984 – noto come Rapporto Warnock e accolto poi nella legislazione britannica e spagnola – al capitolo relativo alla sperimentazione sull’embrione, si legge testualmente: “Abbiamo tuttavia concordato nel ritenere questo un settore nel quale devono essere assunte alcune precise decisioni per calmare l’ansietà diffusa nella pubblica opinione”; in base a questo attendibilissimo criterio, gli scienziati decidono pertanto “che la sperimentazione sull’embrione potrebbe essere consentita ‘finché l’embrione è incapace di sentire dolore’, cioè prima che cominci a svilupparsi il sistema nervoso centrale”. In uno sconcertante balletto di date, il discrimine viene individuato prima in una fase di 22-23 giorni dopo la fecondazione, quando il tubo neurale comincia a chiudersi; poi non oltre i 17 giorni “perché questo è il momento nel quale inizia lo sviluppo di un primitivo sistema nervoso”; e infine intorno al 15° giorno dal concepimento a motivo della raccomandazione di “tenere come punto di riferimento la formazione della “stria primitiva”.

Giustamente, commenta Casini, la teoria del pre-embrioneha perso oggi credito e non è stata accettata né dal Consiglio d’Europa, (…) né dal Parlamento europeo (…)” e né – indirettamente – dalla legislazione italiana (Cfr., L. 40/2004). Inoltre, il criterio di “umanità” della stria primitiva dell’embrione è inaccettabile e paradossalmente a favore del fatto che fin dall’inizio “il concepito è pienamente un essere umano vivente”; se “infatti – argomenta l’autore – la morte del cervello è considerata morte dell’uomo (…), perché il cervello è la parte che (…) unifica e finalizza le varie funzioni”, allora il dato decisivo per attestare “l’esistenza di una vita umana è l’unità organica determinata da un principio unificatore e finalizzatore”. Nell’embrione, “un tale principio unificatore e organizzatore non solo è presente ma svolge una funzione possente e mirabile tutta proiettata verso il futuro.” In una battuta, l’embrione che non ha cervello è tutt’altro che un cadavere!

E pur tuttavia, come nel migliore dark fantasy che si rispetti, seppellito un criterio – quello della stria neurale – rieccone spuntare un secondo, o dell’annidamento. Altrettanto accomodante e mendace. Secondo tale ipotesi, l’embrione che si è formato in una delle due tube e sta per raggiungere un punto preciso della mucosa uterina non sarebbe un individuo umano (dunque, plausibilmente martirizzabile). Il cosiddetto “annidamento” definitivo necessita, infatti, di circa 14 giorni dopo la fecondazione. Ebbene, questi fautori di “materia indistinta” – solo perché “in viaggio” – porterebbero come prova l’esempio dei gemelli monozigoti, quelli cioè che derivano da un solo ovocita fecondato; poiché la loro divisione in più individui avviene prima dell’annidamento e non dopo, tutto ciò che si è sviluppato fino a questo momento non verrebbe considerato un essere umano.

La vacuità di tale tesi, spiega Casini, è già presente in una sorprendente discordanza dai sostenitori del 14° giorno, ossia la retrodatazione del passaggio da “grumo” a uomo da 14 (termine della fase di annidamento) a 7 giorni (inizio della fase di annidamento). Inoltre, sembra totalmente misconosciuto il caso, in biologia, della generazione per gemmazione, in cui “l’essere che genera la gemma è un’entità biologica ben determinata”; come ha sottoscritto nel 1995 il Comitato nazionale di bioetica: “A ciascuno dei due gemelli deve essere riconosciuta una piena individualità fin dal loro costituirsi – il primo, nella fecondazione; l’altro o gli altri, nella scissione gemellare”.

In definitiva, che dalla fecondazione lo sviluppo dell’embrione sia continuo (non esistono salti di qualità), autonomo (autodiretto), e finalisticamente orientato è una constatazione concorde di tutti gli scienziati. Ed è proprio da questo continuo, teleologico sviluppo che si evince l’indiscutibile prova biologica dell’individuo-persona, fin dal concepimento. Tutti i tentativi di contrastare tale evidenza sono irragionevoli – eppure, curiosamente vicini a quel tipo di speculazione magico-esoterica che da Aristotele fino al ‘600 ha regnato indiscussa nella comprensione del momento fecondativo.

Valentina Fanton

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