Bob Fu: «arrestato e torturato dagli atei cinesi perché cristiano»

Bob Fu avrebbe potuto essere uno dei morti nel massacro di Piazza Tiennanmen, se non fosse stato per la sua ragazza (sua attuale moglie) ammalatasi pochi giorni prima che il governo ateocomunista cinese inviò l’esercito per reprimere le proteste studentesche per la democrazia. Da quel giorno Fu perse la stima nel comunismo e poco tempo dopo approdò alla fede cristiana. Ora guida la U. S. China Aid Foundation (www.chinaaid.org), che cerca l’aiuto internazionale per difendere i diritti dei cristiani in Cina. Dopo la conversione -si apprende dall’intervista rilasciata a Religion En Libertad– continuò ad insegnare inglese presso la Scuola del Partito Comunista Cinese di Pechino ma durante la notte ne gestiva una clandestina sulla Bibbia fino a quando non venne scoperto dalla polizia segreta in Cina. Nel maggio del 1996 fu arrestato, imprigionato e torturato poiché l’ateismo governativo impediva letteralmente l’essere cristiani. Oggi esiste ancora l’ateismo di stato ma non è più forte come prima e la percentuale complessiva degli atei è scesa al 15% della popolazione (cfr. Ultimissima 8/2/11). Stime prudenti parlano di circa 70 milioni di cristiani, mentre altre -come quelle riportate nel 2007 dall’ex direttore nazionale dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi, Ye Xiaowen – dichiarano che il numero dei cristiani cinesi ha già raggiunto 130 milioni, compresi i cattolici.

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