La tristezza del trans Renée Richards: «sono un facsimile di donna»

Renèè richardsCi hanno colpito le recenti parole usate da Richard Raskind, noto tennista degli anni '70 che nel mezzo della sua carriera subì un'operazione chirurgica per assumere le sembianze di una donna, ricevendo prima il rifiuto dell'United States Tennis Association a disputare i campionati femminili e poi lo storico permesso della Corte Suprema di New York nel 1977.

Si è così fatto chiamare Renée Richards e la sua voce su Wikipedia sintetizza bene la conclusione: «Dopo il trattamento ormonale, l'ampia consulenza psicologica e la riassegnazione chirurgica del sesso, il suo alter-ego Renée finalmente è diventato una realtà». Il termine alter-ego è quanto mai azzeccato: indica una seconda personalità all'interno dello stesso soggetto, creata a tavolino dopo il bombardamento ormonale, il trattamento psicologico e la modifica estetica esteriore del corpo.

Questa preoccupante doppia personalità emerge anche nell'intervista recente a Repubblica: «Io da Renée non cucino, né faccio giardinaggio, adoro lo stesso Bach che adoravo quando ero Richard. Come Renée non ho mai amato uomini e come Richard ho amato donne. E ora che sono invecchiata do ai vestiti molto meno importanza di una volta. Non odio Richard Raskind, è una parte di me, ho la sua stessa personalità»....

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Il concetto di povertà cristiana che non capisce il (mal)conservatore Vittorio Feltri

Vittorio_FeltriIl direttore del Giornale, Vittorio Feltri, ha accusato di contraddizione Papa Francesco perché durante l'apertura della Porta Santa ha evitato di passare con la papamobile per le vie dello shopping d'alto bordo. «Ci limitiamo a osservare», ha scritto, «che se gli abbienti è meglio non frequentarli, probabilmente il primo luogo dove non mettere piede è la Città di San Pietro. Amen».

La Chiesa è ricca e parla dei poveri, questa è la nota obiezione. Premettendo che certamente la gestione economica della Curia romana ha parecchie falle, che Francesco e il Papa emerito hanno iniziato a correggere drasticamente, occorre ricordare che l'anticlericalismo vorrebbe una Chiesa davvero povera perché finalmente essa sparirebbe dalla scena pubblica e sociale, non potrebbe mantenere le diocesi, non potrebbe stipendiare i sacerdoti, perderebbe gli organi di informazione ecc.

Ma, sopratutto, come abbiamo già fatto notare, una Chiesa materialmente povera non aiuterebbe più le milioni di persone che ogni giorno nel mondo vengono assistite nelle centinaia dei centri missionari di carità. Lo stesso Papa Francesco ha spiegato: «la...

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Secondo l’Istat le donne sposate sono le meno esposte alla violenza

FemminicidioSe c’è un tormentone che, oramai da anni, viene ripetuto ossessivamente e che, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre scorso, è guarda caso tornato di attualità, è quello secondo cui la maggior parte delle violenze contro le donne avverrebbe «in famiglia», dove il marito-padre-padrone, confidando nel silenzio della consorte, si sentirebbe libero di scatenarsi in atti di violenza agendo di conseguenza.

E’ una tesi che si è liberi di sostenere, naturalmente: a patto, però, che non si abbia il desiderio di tentare di dimostrarla. In quel caso infatti il rischio, anzi la certezza è di essere smentiti da studi e ricerche internazionali che, quasi senza eccezioni, da decenni indicano per esempio la convivenza extramatrimoniale, più che la condizione coniugale, come l’ambito di coppia nel quale si registrano i più elevati tassi di violenza domestica (BMC Public Health, 2011; Intimate Violence in Families, 1997; Journal of Marriage and Family, 1991, Interpersonal Violence among Married and Cohabiting Couples, 1981).

In letteratura vi sono persino evidenze secondo le quali le donne divorziate, separate o nubili, in media, risulterebbero vittime di violenza addirittura quattro volte di più di quelle sposate (Heritage Foundation Backgrounder, 2002; Sex, Power, Conflict, Oxford University Press, 1996). Esagerazioni, si obietterà.

Peccato che anche l’Istat – fra l’altro in un report ...

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I giuristi smentiscono Nuzzi e Fittipaldi: il processo è giusto e non limita la libertà di stampa

processo vaticanoNuovo passo avanti sulla strada della trasparenza finanziaria per il Vaticano: gli esperti del Consiglio d’Europa (Moneyval) hanno approvato ieri il secondo progress report" del Vaticano contro l'anti riciclaggio.

Sono stati accolti positivamente «i risultati dei continuati sforzi intrapresi da parte della Santa Sede e dallo Stato della Città del Vaticano al fine di rafforzare ulteriormente il proprio assetto istituzionale, giuridico e operativo», si legge in una nota della Sala Stampa vaticana. «Questo più recente Progress Report conferma che la Santa Sede ha istituito un sistema ben funzionante, efficace e sostenibile per prevenire e combattere i crimini finanziari», ha affermato Mons. Antoine Camilleri, della delegazione della Santa Sede alla Plenaria del Comitato Moneyval.

Questa è dunque la reale situazione economica del Vaticano, lontana da quella presentata dai giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. I quali, come abbiamo già fatto presente, hanno pubblicato senza troppe verifiche vecchi documenti creati dalla commissione Cosea, voluta da Papa Francesco, recuperati da"...

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Le suore travestite da prostitute per salvare le vittime dalla schiavitù del sesso

Thalita KumImmagina una suora travestita da prostituta che lavora in un bordello, fianco a fianco alle tante donne che si intrattengono con i loro clienti. Ci riesci? Fino a ieri nemmeno io. Ma ora ti chiedo di fare un piccolo sforzo per disegnare con la mente uno scenario che, seppur stravagante, non si discosta poi così tanto da quello che accade realmente ogni notte.

Ecco la scena. Un’ora imprecisata della sera, non importa se ti trovi ad Amsterdam, in una banlieue parigina, o nel pieno centro di Bangkok. Oltre la coltre di fumo in cui sono avvolti molti locali inizia lo spettacolo delle schiave (e schiavi) del sesso. Ecco, finalmente sei arrivato. Fermo immagine su quella signorina un po’ impacciata vicino ad un tavolino, accanto ad altre signorine più disinibite. Stacco sul signore in bermuda che le si accosta, una mano in tasca, l’altra che dalla spalla di lei, lentamente scivola sul fianco, lasciandosi dietro una lenta e appiccicosa scia di sudore. Una vignetta come tante se non fosse che la ragazza in top e calze a rete, con inaspettata nonchalance, all’ultimo momento elude la mano umida e grassottella del ricco occidentale, gli sussurra qualche parola all’orecchio e si allontana, lasciandolo lì, lo sguardo spento fisso sul divanetto. E' molto probabile che la signorina della scenetta che abbiamo appena descritto sia una delle 1100 religiose che ogni notte combattono in prima linea il traffico di esseri umani.

John Studzinski, vice presidente della banca d’investimento The Blackstone Group, in un’intervista ...

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Papa Francesco: «misericordia è anche ammonire il peccatore e correggere chi sbaglia»

Francesco porta santa«È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale», ha scritto Papa Francesco aprendo il Giubileo della misericordia. «In base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine».

Aiutare l'uomo ad uscire dal dubbio, dice Francesco, è dunque un'opera di misericordia verso gli uomini stessi, affermare le ragioni della propria fede è un atto di carità, non certo di prevaricazione. I media rappresentano la "misericordia" come un buonismo zuccheroso ed invece vorremmo riportare il pensiero del Papa quando chiarisce questo grande equivoco, ricordando che misericordia non è sinonimo di arrendevolezza, di lassismo, di "sbagliato giudicare". Tutt'altro, ha proseguito il Pontefice, misericordia è anche «consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti». Tutto questo è e convive con la misericordia.

Occorre...

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Maternità surrogata, un crimine anche per atei e femministe

Utero in affittoPiù volte abbiamo chiesto l'intervento del mondo femminista contro le adozioni da parte di coppie omosessuali (o, almeno, soltanto gay), non capiamo infatti come possano sopportare che attraverso questa pratica si concluda che la donna non abbia nulla di speciale e unico da offrire all'interno della famiglia, tanto che qualunque uomo potrebbe sostituirla nel suo ruolo materno. Buttati via così anni di lotte femministe sul genio femminile, sull'unicità della donna, sul contributo insostituibile che porta nel mondo, nella società e nella famiglia.

Fortunatamente molte di loro non hanno avuto la stessa pavidità di fronte all'utero in affitto, iniziano infatti ad arrivare sempre più opposizioni sia all'affitto di uteri femminili di donne povere, sia alla maternità surrogata da parte di fantomatiche "donne generose", sia -seppur più velatamente- alla mercificazione dei bambini, comprati o donati come fossero un pacco regalo.

E' di pochi giorni fa l'appello delle femministe di "Se non ora quando?" (ribattezzate "Meglio tardi che mai?" per il ritardo nel prendere posizione) «contro la pratica dell’utero in affitto»: «Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore», scrivono i 77 firmatari (tra cui Dacia Maraini, Livia Turco, Cristina Comencini, Aurelio Mancuso ecc.). «Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali,...

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Sapere che non bastiamo a noi stessi: ecco cosa ci insegnano i bambini

bambino mammaCi è piaciuto molto un recente scritto di Massimo Recalcati, psicoanalista ed editorialista di Repubblica. Condividiamo la sua descrizione dei bambini come esseri di domanda, bisognosi di dipendenza, perché «sanno di essere figli, cioè di non poter bastare a se stessi».

Ecco, questa è la posizione ideale del cristiano e ci aiuta a capire l'invito di Gesù a "tornare come bambini" per entrare nel Regno dei Cieli. Quello evangelico non è un richiamo alla ingenua infantilità, ma al vivere con lo stupore negli occhi -lo stesso dei bambini-, e come loro sentirsi costantemente bisognosi dell'abbraccio del Padre. Condividiamo qui sotto la (laica) riflessione di Recalcati.

  di Massimo Recalcati* *dalla prefazione di "Maestra, ma che ne sarà di me?" (Grantorino 2015)  

I bambini non sono minorati che necessitano di un padrone che li guidi, ma soggetti di parola, inventori di teorie, sognatori, incarnazioni viventi della speranza. È questo il ritratto che di loro ci offre il bel libro di Angela Maria Borello, direttrice didattica di una Scuola d’infanzia di Torino. Il lettore che lo incontrerà farà una esperienza nuova. [...] La parola dei bambini trova la sua matrice prima nel grido. Lo sappiamo: la vita viene alla vita attraverso il grido. Il piccolo dell’uomo è sempre, all’inizio della vita, un grido, solo un grido, un grido perduto nella notte. Questo grido è una invocazione rivolta all’Altro affinché l’Altro risponda.

È questa la prima responsabilità (il cui etimo deriva appunto da “risposta”) che...

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I miracoli sono inseparabili dalla figura del Gesù storico

Miracoli paganoAd un certo punto della storia, almeno dal 1700 in poi, gli uomini hanno iniziato a vergognarsi di Gesù Cristo. Com'era possibile conciliare i racconti evangelici, i miracoli e gli esorcismi di Gesù, con la fede nella Dea ragione? Così studiosi, esegeti, biblisti, teologi e intellettuali hanno cominciato ad idealizzare il profilo di Gesù, privandolo delle caratteristiche che lo rendevano "scomodo" ai loro contemporanei.

Un Gesù "light", più digeribile dalla dieta intellettuale razionalista e secolarizzata. I miracoli vennero tralasciati o demitizzati, definendoli "simboli" e non eventi storicamente accaduti. Tuttavia, con la cosiddetta third quest (terza via), ovvero la ricerca contemporanea sul Gesù storico avviatasi dagli anni '90, sono state messe da parte le opere di "fantasia" degli studiosi ottocenteschi (Schweitzer e Bultmann), ripristinando un po' le cose. «Le attuali ricerche sulle fonti bibliche ed extrabibliche confermano che un Gesù senza miracoli non solo non è storico, ma non è neppure concepibile». Ad affermarlo è il prof. Gianmario Pagano, biblista, realizzatore di serie e mini-serie su Gesù per progetti televisivi Rai e Mediaset, e autore del libro "I miracoli di Gesù" (Paoline 2008).

Un volume agile (134 pagine), adatto a chi vuole introdursi ad un aspetto del Gesù storico che anima da tempo gli studiosi: i miracoli, per l'appunto. Lo fa...

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Il paradiso è nel nord Europa? Razzismo, intolleranza e disperazione

SveziaSpesso si leggono o si ascoltano esternazioni di ammirazione per i Paesi del Nord Europa, sul loro "essere avanti", anticipatori del progresso, terre dei diritti e del benessere, dell'onestà e del rispetto.

Abbiamo sempre pensato che fosse il classico mito che si instaura nell'opinione pubblica e fatica a scrostarsi, venendo ripetuto a mo' di cliché. Ed effettivamente pare essere così se si vanno a leggere le notizie che arrivano quotidianamente. Prendiamo come esempio la Svezia e la Danimarca.

 

Ad esempio, la "tollerante" Svezia sta diventando una delle capitali europee per il razzismo: alloggi per i rifugiati dati alle fiamme, devastazioni delle scuole adibite a centri d’emergenza per minori, bombe carta contro gli alloggi d’emergenza degli stranieri nella capitale, Stoccolma. La situazione è talmente degenerata che il Consiglio per la Migrazione svedese ha disposto ora la segretezza dei luoghi designati. Il terzo partito del Paese, i Democratici Svedesi, sono schierati contro "l'islamismo" e puntano a cacciare dalle città turchi, curdi e marocchini. E non si placano gli attentati contro i luoghi di culto islamici. Anche...

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La laicità si afferma esponendo i simboli cristiani nei luoghi pubblici

presepe scuole    di Renato Balduzzi* *membro del Consiglio Superiore della Magistratura e ordinario di Diritto Costituzionale

da "Avvenire", 03/12/15     Ritorna di tanto in tanto, la discussione sull’esposizione di simboli religiosi cristiani in luoghi pubblici (scuole in particolare) e sulla pratica, all’interno di tali luoghi, di tradizioni religiose o di ispirazione religiosa.

La resistenza, talvolta espressa in modi e forme per così dire singolari (si veda la recente polemica, o polemichetta, sulle feste scolastiche in vista del Natale e sui relativi canti popolari), a tali simboli e a tali tradizioni viene per lo più ricondotta al principio costituzionale di laicità dello Stato.

Sul punto, è sempre utile ricordare la cosiddetta sentenza Casavola n. 203 del 1989 della Corte costituzionale (più volte richiamata, anche in epoche recenti), che affermò con chiarezza sia che il principio di laicità «implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione», sia che il valore della cultura religiosa e i princìpi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano «concorrono a descrivere l’attitudine laica dello Stato-comunità, che si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini».

Qualche cosa di simile ebbe a sostenere, ... Continua a leggere...

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Islam moderato? Meglio parlare di tanti musulmani di buona volontà

CoranoNei giorni successivi all'attentato di Parigi abbiamo voluto stigmatizzare le accuse generalizzate al mondo musulmano titolando così: "Negare l’esistenza dell’Islam moderato significa avvantaggiare l’Isis". Nell'articolo abbiamo ricordato la presenza di un "islam pacifico", sottolineando che negarne l'esistenza significa mettere «sotto accusa proprio le comunità islamiche moderate che invece possono (e devono) avere un ruolo fondamentale contro il terrorismo islamico».

Siamo stati contattati da un missionario cristiano che da anni vive nel Medio Oriente con il quale abbiamo avuto una piacevole conversazione. Lui stesso svolge la sua opera a stretto contatto con molti musulmani, che lo aiutano, lo sostengono e lo difendono. Tuttavia, ha rispettosamente avanzato dei dubbi sul fatto che esista, al di fuori del linguaggio giornalistico, un vero "Islam moderato" convincendoci del fatto che è giusto sforzarci per evitare ingiuste generalizzazioni ma sarebbe meglio parlare di tantissimi musulmani di buona volontà, che vivono intensamente la loro umanità e il loro senso religioso. Sono quelli che condannano apertamente gli attentati, quelli che difendono i cristiani, che li aiutano. Ma l'Islam in quanto religione ha effettivamente un problema strutturale con il fondamentalismo e questo è dovuto ai contenuti stessi delle fonti su cui si basa, alle contraddizioni tra loro di queste fonti e alla mancanza di un'autorità unica e di una "successione apostolica" a garanzia della verità (anche di interpretazione).

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Il filosofo Nagel affonda il materialismo: il finalismo guida l’evoluzione

Mente e cosmoE' uscito finalmente anche in Italia il libro di uno dei più importanti filosofi americani, Thomas Nagel, intitolato "Mente e Cosmo" (Cortina Editore 2015).

Già nel 2012 avevamo dato spazio (grazie al prof. Enzo Pennetta) al volume in occasione della sua pubblicazione in lingua inglese. L'obiettivo di Nagel, avevamo rilevato, è smontare il riduzionismo materialista, ovvero il caposaldo della filosofia neodarwinista (l'approccio ideologico al darwinismo, secondo un paradigma naturalista ed essenzialmente scientista). Il prof. Nagel, docente presso la New York University, sottolinea infatti nel libro che «una comprensione dell’Universo come fondamentalmente predisposto a generare la vita e la mente probabilmente richiede più distacchi dalle familiari forme di spiegazione naturalistica di quanto io adesso possa concepire».

Tra i vari motivi che dimostrano come fortemente carente la spiegazione neo-darwinista c'è la questione della coscienza, come ben descritta da Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive e associato al Centro universitario internazionale di Arezzo. Nagel istituisce un confronto tra esseri umani e pipistrelli. Questi ultimi sono coscienti come anche noi lo siamo, ma si può provare...

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Quando Pio XII trovò lavoro e difese gli ebrei europei

Pio XII Quando il regime fascista introdusse in Italia le leggi razziali, la Chiesa fu uno dei pochi settori che manifestò la sua disapprovazione contro questo provvedimento; considerato un gesto d'imitazione verso la Germania Nazista.

Molti furono i pronunciamenti, sia pubblici che privati, da parte dei vescovi italiani o dello stesso papa contro il razzismo fascista, ed un altro metodo che segnalava la disapprovazione da parte della Chiesa verso l'antisemitismo razziale è il fatto che diversi ebrei che erano stati licenziati dal loro lavoro, poterono trovare un occupazione all'interno del palazzi del Vaticano. È il caso, ad esempio, dell'ebrea tedesca Hermine Speier (1898-1989).

La donna, laureata in archeologia, si era trasferita negli anni '30 in Italia per lavorare presso il Deutsche Archäologische Institut, ma nel 1934 perdette il lavoro a causa dell'avvento dei nazisti. Grazie però all'intermediazione del suo maestro Ludwing Curtius (trasferitosi anch'egli a Roma), la donna venne presentata al direttore dei Musei Vaticani Bernadino Nogara e, con l'assenso di papa Pio XI, verrà assunta al servizio diretto dei musei papali. Anche dopo l'avvento delle leggi razziali, il successore Pio XII rinnoverà la fiducia all'operato della Speier, che sarà la prima donna straniera a lavorare sotto la Cupola di San Pietro grazie all'interessamento dei due papi.

La storia della Speier non fu però un caso unico: il Vaticano diede un impiego professionale anche a ricercatori, accademici e intellettuali di vario tipo di origine ebraica (basta pensare...

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Ritirato uno studio Lgbt: ancora una volta avevano falsificato i dati

studio scientificoUno studio scientifico pubblicato un anno fa, che ha subito fatto il giro dei quotidiani internazionali, ha sostenuto che per far approvare il matrimonio omosessuale basterebbe una conversazione con un attivista omosessuale, la cui esperienza sarebbe in grado di influenzare positivamente le opinioni, rendendole durature anche oltre un anno. La tesi di fondo è che le obiezioni alle istanze Lgbt sono ideologiche e istintive, tanto che basta poco per cambiarle.

I quotidiani lo hanno promosso come il più grande studio "pro-gay", ed effettivamente gli studiosi lo hanno presentato tramite la nota retorica Lgbt. Tuttavia, qualche mese dopo la pubblicazione sulla rivista Science, uno dei due autori, Donald Green, ha ritrattato le conclusioni accusando l'altro autore, Michael LaCour, di aver falsificato i dati: «Sono profondamente imbarazzato da questo stato di cose e mi scuso con gli editori, revisori e lettori di Science», ha detto. Nonostante il rilevamento di numerose inesattezze da parte di altri scienziati, l'articolo è stato comunque pubblicato sulla nota rivista scientifica. LaCour ...

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