Ecco cosa pensano molti intellettuali sull'esposizione del crocifisso.

Elenco degli intellettuali e degli uomini di cultura che si sono espressi in questi mesi in merito all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici. La pagina è in aggiornamento costante.



Umberto Calabrese. Il direttore del quotidiano online AgoràMagazine, ha dichiarato: “ci sono dei momenti nella vita in cui uno è chiamato a difendere i propri valori la propria fede, la propria radice culturale. Cosa sarebbe l’Europa senza la cultura giudeo-cristiana? Negare che il Cristianesimo nelle sue espression sia il collante delle nostre culture e come dire che l’acqua non ha nulla a spartire con l’ossigeno. Il Gesù morto, fra mille dolori su la Croce è un simbolo di sofferenza, di amore, di fratellanza dei popoli. Io non mi sento offeso, se vado in un paese laico come la Tunisia e trovo moschee o bandiere Verdi simbolo dell’Islam in ogni luogo. Cosi come non mi sento offeso di fronte alla Stella di David in giro per Israele. Sono un laico che riconosce nel Crocifisso le radici e le ragioni di un Europa unita e liberà, com’era nel pensiero dei Padri fondatori, ma ancor prima nei fatti, il crocifisso ha rappresentato, nel costruire sotto un’unica cultura: l’Europa” (da Adria.it 5/11/09).

Giancarlo Marinelli. Il noto scrittore, regista e l’editorialista ha scritto un articolo su Il Giornale: “Caro Gesù, hanno provato a cacciarti di nuovo. A condannarti, farti sparire di nuovo. Come duemila anni fa. È inutile, caro Gesù, che io ti dica: «Dai, non prendertela». Tu non te la sei mai presa. In fondo, sei l’uomo più laico che io conosca. Sai perfettamente che chi prova, con tutte le sue forze, ad allontanarti, in verità, non sta facendo altro che struggersi per la distanza che lo separa da te. E rinnegandoti, oltraggiandoti, intona la preghiera forse più sacra, di sicuro più autentica. Ti sta chiamando. Ti sta dicendo: quanto mi manchi” (da Il Giornale 7/11/09).

Marco Travaglio. Il noto giornalista e scrittore ha scritto un articolo in prima pagina su Il Fatto Quotidiano: “dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. La Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione”. Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di natalia ginzburgebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso (da Il Fatto quotidiano 6/11/09).

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